La voracissima noce di mare minaccia la Laguna di Venezia: impatti sulla pesca e sull’ecosistema

Trieste, 26 gennaio 2025 – Nella Laguna di Venezia si sta facendo largo una nuova minaccia per l’ecosistema marino e la pesca locale: la Mnemiopsis leidyi, una “noce di mare” aliena, arrivata con le acque di zavorra delle navi container dal Mar Nero. A lanciare l’allarme sono gli esperti dell’Università di Padova e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs). Nel loro studio, pubblicato su “Estuarine, Coastal and Shelf Science”, mostrano per la prima volta come questa creatura gelatinosa stia già impattando sulle attività di pesca nella laguna.

La noce di mare che sta cambiando la Laguna di Venezia

I ricercatori spiegano che la Mnemiopsis leidyi, originaria dell’Oceano Atlantico, si è adattata in fretta alla laguna veneziana, resistendo bene sia ai cambiamenti di temperatura che di salinità. “È una specie vorace, si nutre di plancton e può stravolgere la catena alimentare”, dicono gli scienziati. La sua presenza non è una novità assoluta: era stata segnalata già negli anni passati, ma solo ora si hanno dati chiari sulle conseguenze per i pescatori della zona.

Un precedente inquietante: la crisi del Mar Nero e del Mar Baltico

Il caso di Venezia non è isolato. Piero Genovesi, capo del servizio coordinamento fauna dell’Ispra e uno dei massimi esperti di specie aliene invasive, racconta la storia della Mnemiopsis leidyi nel suo libro “Specie aliene”. Nel Mar Nero e nel Mar Baltico, dove arrivò negli anni Ottanta con le navi nordamericane, la noce di mare ha fatto danni enormi. “La pesca è praticamente sparita”, racconta Genovesi, ricordando come milioni di esemplari siano stati trasportati involontariamente nelle acque di zavorra.

In pochi anni, dice lo scienziato, “le noci di mare sono diventate così tante da coprire intere zone marine con un vero e proprio tappeto gelatinoso”. Il risultato è stato un crollo drastico della pesca delle acciughe e la crisi per circa 20mila lavoratori. Scene che, avvertono gli esperti, potrebbero ripetersi anche da noi se non si interviene subito.

L’impatto sulla pesca e il falso legame con il clima

“Dove la Mnemiopsis leidyi arriva, la pesca si ferma quasi del tutto”, ribadisce Genovesi in un’intervista a Quotidiano Nazionale. E aggiunge: “Qui il cambiamento climatico c’entra poco. Questa specie non è tropicale o subtropicale, è arrivata dal Mar Nero e dal Baltico”. La sua capacità di adattarsi a ambienti con acque ferme o poco mosse la rende particolarmente pericolosa per le lagune e le coste italiane.

Intanto i pescatori di Venezia guardano con preoccupazione. Raccontano che da settimane le reti si riempiono di queste meduse trasparenti, difficili da togliere e dannose per le catture tradizionali. “Non sappiamo come andrà a finire”, confessa un operatore del mercato ittico di Chioggia, “ma se continua così rischiamo davvero di fermarci”.

Acque di zavorra sotto la lente: perché il problema resta

Dietro la diffusione della Mnemiopsis leidyi c’è il nodo irrisolto delle acque di zavorra delle navi mercantili. Genovesi spiega che “i trattamenti non sono ancora diffusi come dovrebbero”. In alcune parti del mondo – come i Grandi Laghi in Nord America – questi sistemi hanno già ridotto di molto l’arrivo di specie invasive. In Italia, invece, la strada è ancora in salita: “Il trattamento delle acque di zavorra non è semplice”, dice lo scienziato. “Sono stati provati vari metodi, dallo svuotamento in mare aperto a tecniche più elaborate in porto”.

Il rischio però resta alto. Solo un controllo rigoroso su tutte le navi in arrivo può fermare nuove invasioni. Nel frattempo, gli esperti chiedono di tenere sotto osservazione la laguna e di informare i pescatori sulle strategie per limitare i danni.

Il futuro della Laguna e le richieste degli scienziati

La presenza della noce di mare nella Laguna di Venezia è un campanello d’allarme per tutto il sistema marino italiano. Gli studiosi chiedono interventi immediati: più controlli sulle acque di zavorra, campagne di sensibilizzazione per i pescatori e investimenti nella ricerca di metodi efficaci per contenere la specie. Solo così, avvertono, si potrà evitare che la storia del Mar Nero si ripeta sulle coste adriatiche.

Per ora resta l’incertezza. Ma anche la consapevolezza che la battaglia contro le specie aliene invasive si gioca nelle scelte concrete di porti e laboratori. E mentre la scienza cerca soluzioni, la Laguna guarda con apprensione la lenta avanzata della sua nuova ospite gelatinosa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PNFPB Install PWA using share icon

For IOS and IPAD browsers, Install PWA using add to home screen in ios safari browser or add to dock option in macos safari browser