L’americano che sfida l’Atlantico con la sua vela innovativa

New York, 3 febbraio 2026 – Un uomo, una barca di sei metri e mezzo e un oceano immenso da attraversare. A sei giorni dalla partenza della Mini Transat 2023, l’americano a bordo della sua Terminal Leave si è trovato davanti a un imprevisto che ha cambiato tutto: uno dei due timoni si è spezzato di netto. In mezzo all’Atlantico, di notte, con le onde che sbattevano sotto la chiglia e il vento degli alisei che spingeva la barca a tutta forza, ha dovuto cambiare rotta all’improvviso. “Sono passato in modalità sopravvivenza”, ha raccontato, ricordando quei secondi in cui tutto sembrava andare bene fino allo scossone che ha rovinato i piani.

Mini Transat: non solo una regata, ma una prova dura e vera

La Mini Transat è molto più di una semplice gara. È una sfida con se stessi, fatta di resistenza, testa e cuore. Dopo aver controllato che non entrasse acqua, il velista ha scelto di deviare la rotta di 300 miglia verso sud, puntando su Cabo Verde per una sosta tecnica. Senza contatti satellitari con il team a terra, ha fatto affidamento sul suo Pilot Book e su un po’ di fortuna. “Sono arrivato al molo giusto, dove la mia compagna aveva organizzato tutto per i soccorsi”, ha detto. Era sabato mattina e il porto era ancora tranquillo.

Il timone riparato, la navigazione è ripresa. Ma qualcosa dentro di lui era cambiato. “Mi sono ricordato perché ero lì: non solo per tagliare il traguardo, ma per sostenere U.S. Patriot Sailing, l’associazione che aiuta i veterani a superare sfide ben più dure di quelle che ho vissuto io in mare”. Tre anni di preparazione per un’esperienza che rimarrà per sempre. “Sono grato di aver condiviso il mare con i grandi della vela oceanica francese”, ha ammesso.

Mini 6.50: barche in continua trasformazione

Dal 1977, la flotta delle Mini 6.50 si è trasformata completamente. Ogni due anni, questa traversata atlantica diventa un banco di prova per idee e innovazioni che poi finiscono sulle grandi barche dell’IMOCA 60, come quelle del Vendée Globe. Nell’ultima edizione, il prototipo foiling Nicomatic-Petit Bateau ha fissato un nuovo record: 352,59 miglia nautiche in 24 ore. “La generazione dei Mini foiling spinge davvero oltre i limiti”, ha detto il velista americano.

Per lui, la prossima volta non sarà solo partecipare: sarà puntare al podio. Dopo dieci anni nei Marines, la sua prima Mini Transat era stata un passaggio verso una nuova vita. Ora l’obiettivo è più grande: “Voglio aiutare altri veterani a trovare nella vela la stessa famiglia che ha fatto la differenza per me”.

Un progetto con Samuel Manuard, il genio francese

Pensando al ritorno, c’è un nome che spicca: Samuel Manuard. Architetto navale francese tra i più innovativi, ha firmato barche vincenti in tutte le classi oceaniche, dalla Class40 all’IMOCA del Transat Café L’Or. “Gli ho scritto senza presentarmi e lui ha subito creduto nel progetto”, ha raccontato il velista. Il primo incontro è arrivato nel novembre 2024, sul pontile del Vendée Globe, vicino a Charal 2.

In primavera 2025, insieme alla compagna Jane Millman, il team ha passato ore a discutere ogni dettaglio della nuova barca: scafo scow, grandi foil, doppio timone a T-foil, chiglia basculante, albero rotante e randa a filo coperta. La costruzione è partita ai cantieri JPS Production a La Trinité-sur-Mer. “Sarà un prototipo all’avanguardia”, promette il navigatore.

Una sfida tecnica e personale da non sottovalutare

Le difficoltà non mancano. “Un Mini foiling è un’altra cosa rispetto al mio vecchio RG 650”, ammette. Più velocità, più potenza, più responsabilità. “Gli errori si pagano subito”. Ma è proprio questa sfida a stuzzicarlo: “Non voglio solo arrivare alla fine, voglio spingere al massimo il design e le prestazioni”.

Il conto alla rovescia è già partito: costruzione, prove in mare, regate di qualificazione e preparazione saranno un ritmo serrato fino alla partenza tra due anni. “Ora so cosa vuol dire stare settimane da solo in oceano, e come la fatica possa offuscare le decisioni”, riflette.

U.S. Patriot Sailing: la vela che unisce i veterani

Il progetto coinvolge oltre 700 veterani dell’associazione U.S. Patriot Sailing, attiva su entrambe le coste americane e con nuove squadre a Seattle e Tacoma. “La solitudine della vela in mare aperto è nulla rispetto all’isolamento che molti provano tornando dalla guerra o lasciando la divisa”, spiega il velista.

La nuova campagna sarà anche un modo per far crescere l’associazione e dare nuove opportunità ai veterani. “Se ho imparato una cosa – conclude – è che uno scopo dà senso anche alle miglia più dure”. Tra due anni, sarà di nuovo solo in oceano, spinto dal vento e da una missione che va oltre il traguardo.

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