L’ultimo legame con l’Edmund Fitzgerald: la nave che continua a solcare i mari

Cleveland, 7 novembre 2025 – L’ultima nave ad avere un contatto radio con la Edmund Fitzgerald la sera del 10 novembre 1975 fu la S.S. Arthur M. Anderson, un cargo che ancora oggi vive nei ricordi dei marinai dei Grandi Laghi. Quella notte, tra le acque agitate del Lake Superior, la Anderson seguiva la Fitzgerald a circa dieci miglia di distanza, mentre una tempesta di novembre – una delle peggiori mai registrate – si scatenava sulla zona.

L’ultimo scambio di parole in mezzo alla tempesta

Secondo la Great Lakes Shipwreck Historical Society, l’ultimo contatto radio tra le due navi risale alle 19:10. Morgan Clark, primo ufficiale della Anderson, chiese al capitano della Fitzgerald, Ernest McSorley, se avesse rallentato per affrontare meglio il mare in tempesta. “Sì, lo abbiamo fatto”, rispose McSorley. Clark segnalò poi un bersaglio radar a 19 miglia davanti a loro, rassicurando che sarebbe passato a ovest della Fitzgerald. “Bene”, fu la risposta secca del capitano. Quando Clark chiese come andassero le cose a bordo, McSorley rispose con un laconico “Ce la stiamo cavando”. Poche parole, quasi un rito tra uomini di lago abituati a non mostrare troppa preoccupazione.

Poi il silenzio: la Fitzgerald sparisce dal radar

Solo cinque minuti dopo, intorno alle 19:15, il segnale radar della Edmund Fitzgerald svanì dagli schermi della Anderson. Nessuna risposta alle chiamate successive delle 19:22. Da quel momento, della nave e dei suoi 29 membri d’equipaggio non si seppe più nulla. La tragedia si consumò in pochi istanti, lasciando solo domande e dolore. La Anderson, invece, riuscì a raggiungere Whitefish Bay nonostante il mare furioso.

Il racconto di chi c’era quella notte

Rick Barthuli, secondo ingegnere della Anderson, ha raccontato all’autore John U. Bacon – nel libro “The Gales of November: The Untold Story of the Edmund Fitzgerald”, uscito quest’anno – che già dal pomeriggio del 9 novembre si capiva che il tempo sarebbe peggiorato. “Era stata una bella giornata, ma quando abbiamo visto che prendevamo la rotta verso nord invece che dritti al Keweenaw, abbiamo capito che sarebbe stata dura”, ha spiegato Barthuli. “Quando il vento soffia da ovest ti tieni vicino alla costa nord perché lì è più calmo. Solo il fatto che stavamo andando da quella parte ci diceva che avrebbe tirato forte”.

Onde alte come montagne e paura negli occhi dell’equipaggio

Barthuli ha descritto onde alte tra i 7 e i 9 metri, “le più grandi che abbia mai visto”. “Vedevi la cresta delle onde portata via dal vento – sembravano montagne scavate – quindi non riuscivi nemmeno a capire quanto fossero davvero alte”, ha confidato. “È stata una notte da incubo, nessuno fuori quella notte potrà mai dimenticarla”. Il secondo ingegnere ricorda anche quando seppero della scomparsa della Fitzgerald: era nella sala mensa quando arrivò la notizia.

Il ritorno in mare per le ricerche disperate

La Anderson era già arrivata in salvo alla baia quando la U.S. Coast Guard chiese all’equipaggio di tornare indietro per cercare superstiti o resti della nave. “Tornando fuori prendevamo le onde di petto: bam, bam, bam! Sapevi che avresti preso una brutta botta – e così è stato”, ha raccontato Barthuli a Bacon.

La Anderson oggi e il ricordo che non si spegne

La S.S. Arthur M. Anderson, di proprietà della Keystone Shipping Co. e varata nel febbraio 1952, ha continuato a navigare sui Grandi Laghi fino all’inizio del 2025, quando è stata vista per l’ultima volta a Toledo per il fermo invernale. Per questa stagione non è ancora tornata in servizio; Keystone non ha fornito aggiornamenti sulle sue condizioni o sui piani per il futuro.

A cinquant’anni dal naufragio della Fitzgerald, eventi commemorativi si sono svolti in diverse città dei Grandi Laghi. Il ricordo di quella notte resta vivo non solo tra i familiari delle vittime, ma anche tra chi, come l’equipaggio della Anderson, ha vissuto in prima persona una delle pagine più nere della navigazione americana. E ogni novembre, quando il vento torna a soffiare forte sul Lake Superior, le storie di quelle navi e dei loro uomini riaffiorano puntuali, tra le onde e nella memoria di tutti.

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