L’Unione europea sfida la flotta ombra russa: una nuova interpretazione del diritto del mare

Bruxelles, 12 dicembre 2025 – L’Unione europea sta per chiudere il cerchio attorno alla cosiddetta flotta ombra russa. L’obiettivo è tagliare le entrate di guerra di Mosca e mettere al sicuro le infrastrutture sottomarine. Una bozza di dichiarazione, che circola tra i Paesi membri, punta a far rispettare con più forza il diritto marittimo internazionale. Così, le autorità nazionali avranno più margini per controllare le navi sospette. La decisione arriva dopo una serie di sabotaggi subacquei che, nell’ultimo anno, hanno allarmato governi e servizi di sicurezza in Europa.

Più poteri per fermare le navi sospette

Secondo alcune fonti diplomatiche, la bozza prevede un’interpretazione condivisa della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. In pratica, le autorità potranno salire a bordo, perquisire e trattenere gli equipaggi delle imbarcazioni ritenute pericolose per cavi e gasdotti sottomarini. Il punto più delicato riguarda le cosiddette navi apolidi, o quelle con bandiere false. L’European Policy Centre segnala che proprio questa flotta russa nascosta usa identità fasulle, subisce poche ispezioni e cambia spesso bandiera grazie a registri permissivi.

“Le navi senza nazionalità sono un rischio serio”, si legge nel documento di otto pagine che gira tra le capitali europee. I Paesi membri vogliono poter intervenire, sia in alto mare sia nelle proprie acque territoriali, quando ci sono “forti sospetti” che una nave non abbia una bandiera valida o ne mostri una falsa. Un cambio di passo pensato per rendere più semplice scoprire chi si nasconde dietro la flotta clandestina russa.

Un fronte europeo solido, ma con qualche esitazione

Da fonti diplomatiche arriva la conferma che quattordici Paesi europei sostengono l’idea di considerare apolidi le navi con bandiere false, togliendo loro il diritto di navigare liberamente. È una posizione che in teoria riprende quanto già scritto nei trattati internazionali, ma che si distingue per il tono più diretto e la chiara volontà di mostrare una linea unitaria europea.

Il messaggio è diretto soprattutto a Mosca. “Siamo pronti a fare di più per proteggere le nostre infrastrutture critiche”, ha detto un funzionario europeo coinvolto nei negoziati. Resta però un terreno delicato. Alcuni Paesi, tra cui Portogallo e Grecia, hanno espresso riserve su alcune parti della bozza, come si legge nell’introduzione del documento. Il testo, quindi, potrebbe ancora cambiare prima del voto finale, previsto per lunedì prossimo a Bruxelles.

Sanzioni mirate e regole più strette in arrivo

Nel frattempo, l’ultimo pacchetto di sanzioni europee ha colpito 117 petroliere legate alla flotta ombra russa. Stando a dati raccolti da fonti UE, la flotta oscilla tra 600 e 1.400 navi: un numero che evidenzia quanto sia vasto il problema e quanto sia complicato seguirne gli spostamenti. Mosca, nonostante il tetto al prezzo del petrolio imposto dalle sanzioni, continua a esportare greggio usando navi registrate sotto altre bandiere – o senza alcuna bandiera – aggirando così le restrizioni e alimentando la macchina da guerra del Cremlino.

Il servizio diplomatico dell’UE ha proposto che tutte le nuove navi individuate come parte della flotta ombra vengano inserite subito nella lista delle sanzioni, senza dover aspettare nuovi pacchetti. Una fonte vicina ai negoziati conferma: l’obiettivo è accelerare i tempi e rendere più efficace il controllo.

Proteggere le infrastrutture e cooperazione internazionale

Oltre alle misure europee, i Paesi membri stanno valutando di cambiare le leggi nazionali per difendere meglio gasdotti, cavi e altre infrastrutture strategiche. Si pensa anche a obbligare tutte le navi a segnalare in modo completo le proprie informazioni identificative. Alcuni Stati, come la Danimarca, hanno già intensificato i controlli nei porti e nelle acque territoriali.

A livello internazionale, si sta mettendo in campo un’“ampia iniziativa” per sviluppare strumenti contro le minacce sottomarine. L’idea è di portarla all’attenzione delle Nazioni Unite o dell’Organizzazione Marittima Internazionale. “Dobbiamo muoverci insieme per difendere le nostre infrastrutture”, ha confidato un diplomatico europeo.

La strada non sarà semplice. Ma la determinazione dei governi europei, almeno su questo fronte, sembra chiara: nuove regole e controlli più severi sono in arrivo nei prossimi mesi.

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