Mare Nostrum in lutto: il ciclone Harry provoca centinaia di vittime in dieci giorni

Roma, 4 febbraio 2026 – Ancora tragedie nel Mediterraneo, ancora vite spezzate tra le onde. Negli ultimi dieci giorni, la Guardia costiera italiana ha confermato la scomparsa di decine, forse centinaia, di migranti su otto imbarcazioni partite da Libia e Tunisia. Barche mai arrivate a destinazione. A complicare tutto, il ciclone Harry che ha attraversato il Mediterraneo centrale, rendendo impossibile la traversata. La notizia, partita da alcune Ong, è stata rilanciata oggi con un appello urgente a tutte le navi in zona.

Mediterraneo, la rotta più pericolosa d’Europa

Dal 2014, i dati ufficiali di OIM e delle autorità italiane parlano chiaro: oltre 31mila persone hanno perso la vita cercando di attraversare il Mediterraneo centrale. Tra loro, almeno 1.300 minori. E quei numeri potrebbero essere solo una parte della realtà: “Di molti non abbiamo mai avuto notizie”, ha detto un portavoce della Guardia costiera. Le vittime di queste ultime settimane si sommano a una lunga lista. Questa rotta resta la più letale d’Europa. “Si continua a morire, mentre si cerca un futuro migliore”, ha commentato un volontario di una Ong a Lampedusa.

Politiche restrittive che mettono a rischio i salvataggi

Le politiche europee e italiane, sempre più dure contro l’immigrazione irregolare, hanno stretto la morsa sul principio fondamentale del salvataggio in mare. Le regole sempre più rigide sugli sbarchi e i limiti alle attività delle Ong, dicono molte organizzazioni, hanno messo in crisi il rispetto delle leggi internazionali che obbligano a soccorrere chi è in pericolo, senza condizioni. “Non si può fare differenza tra chi è naufrago e chi no”, ha detto ieri Riccardo Gatti di Open Arms. “Il mare non guarda chi sei”.

Bande criminali e accordi che complicano tutto

A peggiorare la situazione ci sono le bande criminali che operano in Libia e Tunisia, intercettando i migranti con esiti spesso tragici. Molte Ong definiscono queste azioni apertamente “criminali”. Il Memorandum Italia-Libia del 2017, nato per fermare i flussi, secondo molti ha invece bloccato i soccorsi e ostacolato l’aiuto umanitario. “Bisogna superare quegli accordi”, spiega Silvia Stilli, presidente di Focsiv. “Non garantiscono né sicurezza né rispetto dei diritti umani”.

Porti sempre più lontani, soccorsi rallentati

Negli ultimi mesi, le autorità italiane hanno imposto alle navi delle Ong di attraccare sempre più lontano. Una scelta che, dicono i soccorritori, mette a rischio la vita di chi è in mare e rallenta i soccorsi. In più, le procedure per riconoscere lo status di rifugiato sono state affidate a paesi che le Nazioni Unite considerano non sicuri. “Così si peggiorano le condizioni dei migranti”, sottolinea un operatore di Medici Senza Frontiere.

Proposte divisive e un clima politico teso

Nel dibattito politico italiano e europeo sono emerse proposte come la “remigrazione” o la revoca della cittadinanza a chi vive in Italia da anni, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico o mancata integrazione. Per molti esperti, però, queste misure alimentano solo paura e retorica securitaria, senza affrontare le vere cause della migrazione. “Si rischia di perdere il contatto con la realtà”, ammette un funzionario del Viminale.

La migrazione che cambia l’Italia e l’Europa

La questione migratoria pesa anche sull’economia e la società italiana. Senza il contributo di chi è arrivato negli ultimi anni, molti settori – dall’assistenza agli anziani all’agricoltura – rischiano di fermarsi. Il tema dell’inverno demografico è sempre più urgente. “Abbiamo bisogno di nuove energie”, ricorda la presidente di Focsiv.

Nuove strade per una politica migratoria più umana

Molte organizzazioni chiedono leggi che favoriscano il riconoscimento della cittadinanza, almeno con lo ius soli, e la creazione di un’Agenzia delle migrazioni per coordinare le politiche a livello nazionale ed europeo. “Non è una strada facile”, ammette Stilli, “ma è l’unica se vogliamo restare umani”.

Nel frattempo, le Ong continuano a operare lungo le rotte migratorie, nonostante le difficoltà. “Siamo qui per salvare vite”, conclude un volontario sulla Geo Barents. “Perché nessuno dovrebbe morire in mare”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PNFPB Install PWA using share icon

For IOS and IPAD browsers, Install PWA using add to home screen in ios safari browser or add to dock option in macos safari browser