Cavallino-Treporti, 4 gennaio 2026 – Non si spegne la speranza di ritrovare Andrea Rossi, il pescatore di 57 anni sparito nella laguna la sera di mercoledì 18 dicembre. Da allora, il figlio Michael, 28 anni, non ha mai smesso di cercarlo, giorno e notte. Perlustra con la sua barca ogni angolo tra la bocca di porto, l’isola artificiale del Mose e la secca del Bacan. Un’area vasta, scandagliata metro dopo metro. Nel frattempo, le ricerche ufficiali si sono spostate più a nord, lasciando spazio all’iniziativa privata e alla determinazione della famiglia.
In laguna con il cuore: la famiglia in prima linea
La sera della scomparsa, Andrea Rossi era uscito con la sua barchetta per una battuta di pesca, come faceva di solito. Da quel momento, nessuna traccia. Le ricerche coordinate dalla Capitaneria di Porto e dai Vigili del Fuoco sono andate avanti fino a venerdì scorso, con sommozzatori e droni in azione. Poi, la strategia è cambiata: le attenzioni si sono spostate a nord della laguna, dove le correnti potrebbero aver portato via l’imbarcazione o qualche segno.
Ma Michael non si è mai fermato. Ogni mattina, all’alba, è già in acqua. “Io e la mia famiglia non riusciamo a stare fermi”, ha raccontato ai cronisti. “Ogni giorno torno in laguna, navigo nei punti dove papà gettava le reti, sperando di trovare un indizio, anche piccolo”. La voce tradisce la stanchezza, ma anche una ferma volontà.
Un appello che tocca tutto il paese
La vicenda ha scosso profondamente Cavallino-Treporti e le comunità di pescatori della laguna veneziana. In paese, tra i pontili e i bar, non si parla d’altro. Michael ha rilanciato l’appello: “Chiedo a chi va a pesca o frequenta queste acque di stare attento. Se vedete qualcosa di strano, un oggetto che galleggia o qualcosa fuori posto, avvisate subito le autorità”.
Il messaggio gira anche sui social locali e nei gruppi WhatsApp dei pescatori. “Siamo disperati, speriamo solo che il mare ce lo riporti”, ha aggiunto Michael. Qui, la speranza si mescola al silenzio gelido e alla fatica delle giornate d’inverno.
Cosa dicono gli investigatori
Secondo la Capitaneria di Porto, la barca di Andrea potrebbe essere stata sorpresa da una corrente improvvisa o da un problema tecnico. Non si esclude nemmeno un malore. Gli inquirenti hanno raccolto le testimonianze di altri pescatori che quella sera erano vicino al Mose: nessuno ha notato niente di strano, solo il buio e un vento che aumentava verso le 22.
La zona del Bacan, dove Michael concentra le ricerche, è conosciuta per i fondali bassi e le secche pericolose. “Conosceva queste acque come le sue tasche”, dicono gli amici. Eppure, qualcosa è andato storto.
Il tempo passa, la speranza resta
Sono quasi tre settimane che la famiglia Rossi vive sospesa nel tempo. La loro casa affacciata sulla laguna è silenziosa; solo il rumore del motore di Michael rompe il silenzio delle prime ore del mattino. “Non ci arrendiamo”, ripete a chi lo incontra al pontile.
Le autorità invitano alla prudenza e chiedono: “Chiunque abbia notizie utili, contatti subito la Capitaneria o i Carabinieri”, spiega il comandante locale. Nel frattempo, la comunità si stringe attorno alla famiglia con piccoli gesti: un caffè lasciato al bar, una parola di conforto. Segni di una solidarietà vera.
La laguna d’inverno è dura, non perdona. Ma tra le briccole e i canneti spazzati dal vento freddo di gennaio, resta accesa la speranza che Andrea Rossi possa tornare a casa. Anche solo per un ultimo saluto.