Cagliari, 5 dicembre 2025 – Restano ancora dispersi due missili militari nel tratto di mare tra Ogliastra e Sarrabus, in Sardegna. Sono quelli lanciati durante l’esercitazione Joint Stars dello scorso maggio al Poligono di Quirra. La conferma è arrivata ieri dal Ministero della Difesa: “Non è stata ottenuta la localizzazione certa dei manufatti”, si legge nella nota ufficiale. In parole semplici, né lo Stinger né l’Aster 30 – i due missili finiti in acqua – sono stati ancora trovati.
Ricerche senza risultati, ordinanze ancora attive
Le operazioni di recupero sono partite subito dopo l’incidente, avvenuto nella seconda metà di maggio. Due spedizioni, guidate dalla Marina Militare e dal personale del poligono, hanno battuto la zona di mare tra la costa orientale della Sardegna e il poligono. Ma, come ha spiegato una fonte della Difesa, “le ricerche non hanno dato esito positivo”. Nessuna traccia dei missili, nonostante l’uso di sonar e droni subacquei. “Abbiamo setacciato più volte l’area”, ha detto un ufficiale coinvolto, “ma i fondali sono complicati e la visibilità spesso scarsa”.
Nel frattempo, restano in vigore le limitazioni alla navigazione decise dalla Capitaneria di Porto di Cagliari. La zona interessata si estende per diversi chilometri tra Ogliastra e Sarrabus, un’area molto frequentata soprattutto in estate da pescatori e diportisti. “Non possiamo correre rischi”, ha sottolineato un portavoce della Capitaneria, “finché non avremo la certezza che i missili siano stati recuperati o messi in sicurezza”.
Cosa sappiamo sui missili scomparsi
Secondo il Ministero, i due missili – uno a corto raggio tipo Stinger, l’altro un Aster 30 di produzione europea – sono stati lanciati durante una fase delicata dell’esercitazione Joint Stars, che ha visto coinvolti centinaia di militari italiani e alleati. In quell’occasione, uno dei missili ha deviato dalla traiettoria prevista ed è finito in mare a poche miglia dalla costa. L’altro sarebbe precipitato a causa di un guasto tecnico.
Non ci sono stati danni a persone o imbarcazioni, precisano dalla Difesa. Tuttavia, la presenza di ordigni inesplosi sul fondo rappresenta un rischio per la sicurezza della navigazione e della pesca. “Sono dispositivi sofisticati”, ha spiegato un esperto militare, “ma in certe condizioni possono comunque essere pericolosi”.
Nuove ricerche in arrivo
Una terza missione di ricerca è già programmata nelle prossime settimane. Lo confermano fonti del Ministero della Difesa: “Stiamo organizzando nuovi mezzi e tecnologie per aumentare le possibilità di trovare i missili”, dicono dagli uffici romani. Non si esclude nemmeno il coinvolgimento di squadre specializzate dall’estero, vista la difficoltà dell’operazione.
Nel frattempo, la comunità locale segue con attenzione. A Muravera e Tortolì, i sindaci hanno chiesto aggiornamenti continui e garanzie sulla sicurezza delle acque. “La gente è preoccupata”, ammette il sindaco di Muravera, Sandro Porcu. “Chiediamo chiarezza e tempi precisi per la rimozione degli ordigni”.
Turismo e pesca in difficoltà: le reazioni dalla zona
Le limitazioni alla navigazione stanno già pesando sull’economia locale. I pescatori si trovano con meno zone accessibili, mentre alcune attività turistiche segnalano disdette da parte dei clienti più cauti. “Non possiamo permetterci mesi di incertezza”, dice il presidente della cooperativa pescatori di Arbatax.
Il Ministero assicura che la sicurezza resta la priorità. Solo dopo il recupero o la messa in sicurezza dei missili potrà essere revocata l’ordinanza che limita l’accesso a quel tratto di mare tra Ogliastra e Sarrabus. Fino ad allora, la costa orientale della Sardegna dovrà convivere con questa presenza invisibile, ma reale, sul fondo del mare.