Genova, 29 dicembre 2025 – La nautica italiana chiude il 2025 con luci e ombre: da una parte, fatturati da record e il primato mondiale nei superyacht; dall’altra, una piccola e media nautica che fatica ancora a decollare, frenata da burocrazia, costi alti e mancanza di posti barca. Nonostante l’Italia possa contare su oltre 8.000 chilometri di coste, il settore non riesce a diventare davvero il motore della blue economy nazionale. Eppure, nel corso dell’anno sono arrivate alcune novità normative, tra passi avanti concreti e opportunità sprecate.
Skipper professionista: la norma c’è, ma restano dubbi sul campo
Dopo quasi dieci anni di attesa, nel 2025 è finalmente partito il titolo di skipper professionista (Ufficiale di Navigazione da diporto di 2° classe). Le ultime circolari del Ministero delle Infrastrutture hanno chiarito come fare esami e rilasciare il titolo, e definito il ruolo degli operatori turistici nei pacchetti vacanza con skipper incluso. “Ora abbiamo una normativa chiara”, racconta un funzionario della Capitaneria di Porto di Napoli. Però, i problemi si sono spostati sull’applicazione pratica: gli esami si fanno troppo di rado e restano punti poco chiari, come i requisiti medici e come il titolo si incastri con altre figure marittime. “Serve ancora chiarezza, altrimenti ogni porto fa come vuole”, ammette un rappresentante delle scuole nautiche.
Patente D1: la promessa rimane sulla carta
Pensata per avvicinare i giovani alla nautica, la patente D1 non è ancora decollata. Il decreto prevedeva esami teorici nelle scuole nautiche, controllati da remoto, ma la tecnologia non è pronta. Così, per ora si torna agli esami in presenza con funzionari della Motorizzazione, con tanti problemi pratici: mancano i moduli ufficiali, c’è confusione sugli attestati sostitutivi e i collegamenti informatici sono un problema. “La digitalizzazione promessa è rimasta un sogno”, confida un istruttore romano. Alcune scuole fanno corsi che però non possono ancora partire davvero.
Dotazioni di sicurezza: troppe regole, spese che salgono
Il 2025 ha portato un nuovo pacchetto di dotazioni di sicurezza obbligatorie a bordo: ora sono 27 (28 per le barche a vela). Un vero e proprio magazzino galleggiante fatto di zattere, razzi, boette, giubbotti e kit medici. “Tenere tutto sotto controllo è diventato un lavoro a parte”, spiega un armatore ligure. Il problema non è solo la quantità, ma anche che la legge ora impone di seguire le raccomandazioni dei produttori su revisioni e sostituzioni, lasciando ai privati il compito di decidere tempi e modi. Il risultato? Costi in aumento e sempre più armatori che scelgono la bandiera estera.
Ecobonus motori: flop della rottamazione
L’ecobonus per rottamare i motori marini a benzina o gasolio ha fatto flop. Dei 3 milioni di euro a disposizione, ne sono stati spesi appena 315 mila per 119 domande accolte. “Le procedure erano troppo complicate”, ammette un operatore del settore. La maggior parte dei beneficiari sono privati, mentre la decarbonizzazione delle flotte a noleggio è rimasta solo un’idea. Gli addetti al lavoro chiedono un sistema più semplice, come quello già usato per auto e moto.
Bandiera estera: la fuga continua
Gli armatori italiani continuano a registrare le barche all’estero senza sosta. Tra il 2019 e il 2023 le cancellazioni dai registri italiani sono aumentate del 256%, con una perdita stimata per lo Stato di circa 500 milioni in cinque anni. “Non è evasione fiscale”, spiega un armatore toscano, “ma una burocrazia che non si sopporta più”. Il nuovo disegno di legge sulla valorizzazione del mare prevede controlli anche sulle barche con bandiera straniera di proprietà di italiani: una misura che potrebbe complicare ancora di più le cose.
Porti turistici: posti barca sempre troppo pochi
La vera stretta per la nautica italiana resta la mancanza di posti barca. Nel 2024 si contavano 162.745 posti in 770 porti e approdi turistici, con un aumento di meno di mille unità rispetto all’anno prima. La distribuzione è tutta da rivedere: in Liguria ci sono circa 60 posti barca ogni chilometro di costa, in Sardegna appena 10. Lazio e Sardegna hanno presentato nuovi progetti per ampliare l’offerta, ma la normativa frammentata frena ogni iniziativa. “Serve un piano nazionale per i porti turistici”, dice il presidente di Assonat-Confcommercio.
Tariffe minime e patente europea: regna l’incertezza
Dal 2025 sono in vigore le tariffe minime nazionali per i corsi di patente nautica: 1.400 euro per quella senza limiti dalla costa. Una misura già contestata davanti alla Corte Costituzionale per possibili violazioni della concorrenza. Intanto, a Bruxelles si parla di una patente nautica europea unica o almeno del riconoscimento reciproco del certificato ICC, la soluzione più realistica secondo la Commissione UE.
Il caso Ponza: il mare a pagamento
Tra le novità più discusse c’è il ticket ambientale introdotto dal Comune di Ponza: fino a 3 euro al metro lineare per ogni barca che sosti lungo le coste dell’arcipelago pontino. Il sistema, gestito tramite app, non offre servizi aggiuntivi reali e rischia di fare scuola a livello nazionale. “Paghi anche solo per fare il bagno”, protesta un diportista romano.
Il bilancio del 2025 mette in luce una nautica italiana forte nei grandi numeri industriali, ma ancora fragile nella vita di tutti i giorni degli appassionati. Le sfide restano tante: meno burocrazia, più posti barca, regole chiare e incentivi veri per chi sceglie il mare.