Navigando verso nuove alleanze: il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso con Israele

Abu Dhabi, 29 dicembre 2025 – Gli Emirati Arabi Uniti stanno cambiando pelle nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. In silenzio, ma con decisione. Mentre la regione si agita tra nuove tensioni, la collaborazione tra UAE e Israele si fa sempre più centrale nel ridefinire gli equilibri geopolitici. Da una parte, c’è la militarizzazione del sud dello Yemen; dall’altra, il silenzio strategico sul Somaliland e il sostegno alle milizie in Sudan. Abu Dhabi non si muove solo per i suoi interessi, ma sembra anche aprire la strada alle ambizioni israeliane in uno dei passaggi marittimi più delicati del mondo.

Yemen, il banco di prova della sicurezza nel Golfo di Aden

Nel sud dello Yemen, gli Emirati hanno messo radici solide appoggiando il Southern Transitional Council (STC). Fonti locali raccontano che il controllo su porti come Aden e su alcune isole chiave passa attraverso una presenza militare e tecnologica sempre più forte. “Non è solo questione di sicurezza locale”, dice un funzionario yemenita che preferisce restare anonimo. “Qui c’è una rete di sorveglianza dove sistemi israeliani – radar, droni, intelligence – sono ormai parte integrante”. Così, la riconciliazione tra nord e sud resta in secondo piano. Per la gente comune, la sovranità yemenita sembra piegata a interessi esterni, con checkpoint armati, restrizioni nei porti e truppe straniere a fare la guardia.

Somaliland, il silenzio che pesa come un macigno

Venerdì scorso, Israele ha riconosciuto ufficialmente il Somaliland, scatenando la reazione dura di Somalia, Unione Africana e diversi governi arabi. Gli Emirati, invece, si sono fatti sentire con un silenzio pesante. Una scelta tutt’altro che casuale: Abu Dhabi ha investito milioni nel porto di Berbera, un nodo cruciale per tenere d’occhio il traffico nel Mar Rosso, vicino allo stretto di Bab al-Mandeb. “Il silenzio degli Emirati è una copertura diplomatica per Israele”, spiega un analista del think tank Crisis Group. Così, Abu Dhabi si tiene fuori dalle critiche regionali, ma rafforza il suo ruolo di mediatore in una partita geopolitica in cui il Somaliland è solo una pedina.

Sudan, armi e soldi alle milizie

La presenza degli Emirati in Sudan passa per il sostegno alle Rapid Support Forces (RSF), un gruppo paramilitare accusato di violazioni gravi. Rapporti delle Nazioni Unite e testimonianze sul campo parlano chiaro: Abu Dhabi fornisce soldi e armi che hanno aumentato la forza offensiva delle RSF. “Questa mossa aiuta gli interessi israeliani in zona”, racconta un diplomatico europeo a Khartoum. L’obiettivo è chiaro: indebolire i rivali interni e mettere al sicuro le rotte commerciali nel Mar Rosso. Ma il prezzo è alto: un Sudan sempre più fragile e diviso.

Da Aden a Berbera, fino a Socotra: una rete che si allarga

Metti insieme Yemen, Somaliland e Sudan e ti ritrovi davanti a una strategia ben definita: gli Emirati mettono soldi e appoggi politici, Israele porta la tecnologia militare e l’intelligence. Così nasce una rete di sicurezza che si estende da Aden a Berbera e arriva fino all’isola di Socotra. “Questa alleanza rischia di frantumare l’unità araba e di mettere in discussione la sovranità degli Stati coinvolti”, avverte un ricercatore dell’Università Americana del Cairo. Il rischio vero? Che il Mar Rosso diventi un punto caldo di tensioni senza fine.

Dagli Accordi di Abramo a una nuova realtà sul terreno

Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza gli Accordi di Abramo del 2020, che hanno normalizzato i rapporti tra Emirati e Israele. Presentati come un passo verso la pace, questi accordi hanno aperto la strada a una collaborazione militare e di intelligence sempre più stretta. Il silenzio sul Somaliland, la militarizzazione dello Yemen meridionale, il sostegno alle milizie in Sudan: tutto poggia su questa alleanza. “Gli Accordi hanno trasformato Abu Dhabi da semplice partner a vero e proprio proxy”, sintetizza un diplomatico del Golfo.

In sintesi, la cooperazione tra Emirati Arabi Uniti e Israele sta riscrivendo le regole nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso. Le conseguenze vanno ben oltre i confini regionali. Una partita ancora aperta, che lascia molti analisti e governi locali con più domande che risposte.

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