Sydney, 29 dicembre 2025 – La Sydney to Hobart Yacht Race entra oggi nel suo quarto giorno senza un vincitore certo, mentre le barche continuano a sfidare il mare tra la costa orientale della Tasmania e il porto di Hobart. Ieri sera, il maxi yacht Master Lock Comanche ha tagliato per primo il traguardo, alle 18:03:36, dopo una gara tirata e intensa, ma il nome del vincitore in tempo compensato resta ancora un mistero.
Comanche primo al traguardo, ma la sfida è tutt’altro che chiusa
Il maxi yacht di 100 piedi Master Lock Comanche, guidato da James Mayo, ha concluso la regata in 2 giorni, 5 ore, 3 minuti e 36 secondi. Non è riuscito a battere il record che lui stesso aveva stabilito nel 2017, ma la sua performance è stata comunque notevole. “Che gara! Quest’anno è stata una vera battaglia, testa a testa fino alla fine”, ha raccontato Mayo stamattina a ABC News Breakfast. Ha definito la barca “un capolavoro di ingegneria” e ha sottolineato le difficoltà affrontate dal team, con onde alte fino a 15 metri e continui colpi duri sullo scafo in carbonio.
Dietro Comanche, nella serata di domenica, sono arrivate LawConnect, SHK Scallywag 100, Lucky e Palm Beach XI. La mattina di lunedì, invece, è stato il turno di Celestial V70, che ha tagliato il traguardo alle 05:14:34. Il secondo posto di LawConnect, guidata da Christian Beck, è arrivato nonostante qualche problema tecnico: “La prima notte abbiamo rotto una scotta della randa. L’abbiamo riparata, ma abbiamo perso tempo prezioso”, ha spiegato Beck.
La lotta per il titolo assoluto è ancora aperta
Nella Sydney to Hobart, arrivare primo significa conquistare le line honours, ma il premio più ambito resta il titolo in tempo compensato, che tiene conto delle dimensioni e delle caratteristiche delle barche. Al momento, dicono gli organizzatori, ci vorranno ancora uno o due giorni prima di poter decretare il vincitore finale. “Tutto dipende dal vento”, hanno commentato dal comitato di regata.
Tra i favoriti c’è Love & War, uno sloop di 47 piedi costruito nel 1973 e già vincitore nel 1974, 1975 e 2006. “Dimostra che le barche vecchie possono ancora dire la loro”, ha detto Stephen Mccullum, skipper dell’imbarcazione. In gara restano circa 88 barche, alcune come Wind Shift e Millennium Falcon non hanno ancora raggiunto la metà del percorso.
Condizioni dure e molti ritiri: la regata non fa sconti
Il meteo ha messo subito in difficoltà i partecipanti, fin dalla partenza del Boxing Day. Venti forti da sud sono attesi anche per martedì pomeriggio, riportando condizioni simili a quelle iniziali. “Sono condizioni per cui ci si prepara tutto l’anno”, ha spiegato il vice commodoro David Jacobs, rassicurando sulla sicurezza degli equipaggi.
Non sono mancati i ritiri: circa un quarto delle barche ha dovuto fermarsi già entro domenica mattina, tra danni strutturali e malori. Anche Comanche ha perso il suo prodiere pochi minuti dopo la partenza a causa di un infortunio sospetto alle costole. “È stato fuori gioco dal primo giro di boa”, ha raccontato Mayo.
Celestial V70 e la battaglia contro il vento
Tra le storie più intense di questa edizione c’è quella di Celestial V70, arrivata poco prima dell’alba di lunedì. Sam Haynes, skipper della barca di 52 piedi, ha definito la regata “scomoda e difficile, ma anche emozionante”. L’ultimo tratto verso Hobart si è trasformato in una vera lotta contro la mancanza di vento: “Siamo rimasti fermi al largo di Tasman Island per ore, poi una brezza leggera ci ha finalmente spinti al traguardo”, ha spiegato Haynes. Celestial ha preceduto Lucky di appena un minuto. “Alla fine siamo stati noi i più fortunati”.
La flotta si avvicina a Hobart, attesa e tensione
Nel pomeriggio di oggi è previsto l’arrivo della maggior parte delle barche rimaste in gara. Il pubblico locale si prepara ad accogliere gli equipaggi sulle banchine del porto, mentre le previsioni annunciano un nuovo peggioramento del tempo nelle prossime ore. Secondo Jacobs, “le prime due giornate sono state davvero dure, con raffiche fino a 45 nodi”. Ora il vento si è calmato, ma la regata è tutt’altro che finita.
La Sydney to Hobart conferma ancora una volta la sua fama: una sfida dura, tecnica e umana, dove non si può mai dare nulla per scontato fino all’ultimo miglio. Per scoprire chi si aggiudicherà il titolo assoluto servirà ancora pazienza – e forse un pizzico di fortuna.