Navigare sotto il sole di mezzanotte: un’avventura estiva attorno all’Islanda

Reykjavik, 18 febbraio 2026 – Attraversare il Nord Atlantico in barca a vela non è mai una semplice navigazione. È una sfida dura, un faccia a faccia con una natura che non fa sconti e con culture che sembrano essersi fermate nel tempo. Ingrid e Robert Schnabl, velisti austriaci con una lunga esperienza alle spalle, hanno deciso l’estate scorsa di risalire verso nord a bordo della loro Alubat Ovni 435, Stravanza, per scoprire l’Islanda da una prospettiva unica: il mare. Tra giugno e agosto hanno seguito una rotta che li ha portati dalle coste della Danimarca fino alle isolate Vestmannaeyjar, attraversando terre di ghiaccio e fuoco, incontrando tradizioni antiche e paesaggi sorprendenti.

Dalle Faroe all’Islanda: una rotta che racconta storie

Dopo sei giorni di navigazione nel Mare del Nord, all’orizzonte sono apparse le montagne verdi delle Isole Faroe. Era l’inizio di giugno, ma l’Islanda era ancora lontana. “Non si può solo passare oltre le Faroe”, dicono i due velisti. A Torshavn, il porto tranquillo e ordinato, il sole ha regalato un quadro quasi irreale: prati verdi, case con tetti d’erba, chiese rosse. Ma dietro quel paesaggio da cartolina c’è anche un lato duro. A Kvivik, davanti alla chiesa, giacevano 187 globicefali, vittime della tradizionale caccia alle balene. “All’inizio siamo rimasti scioccati”, ammettono, “poi abbiamo capito quanto questa pratica sia radicata nella loro cultura”. La carne viene divisa tra gli abitanti secondo regole antiche, e ognuno deve occuparsi personalmente della pulizia del proprio esemplare.

Tra calcio e vento: l’attesa del momento giusto

In ogni villaggio delle Faroe c’è un campo da calcio perfetto. Gli austriaci non hanno dimenticato quella partita del 1990, quando la nazionale locale li sconfisse: “Appena hanno saputo da dove venivamo, ci hanno accolto con sorrisi ironici”. Quando finalmente si è aperta una finestra di bel tempo, Stravanza ha puntato verso l’Islanda. Due giorni e due notti in mare, senza incontrare altre barche, solo uccelli marini e la luce che non cala mai. Il pozzetto chiuso, cucito a mano prima della partenza, si è rivelato fondamentale contro il vento gelido.

Seydisfjordur: un ingresso tra nebbia e cascate

L’arrivo in Islanda è stato quasi da cinema. A poche miglia dalla costa, le montagne innevate sono emerse dalla nebbia. Stravanza è entrata nel profondo Seydisfjardarfloi sotto il sole, circondata da cascate che si gettavano in mare e da pulcinella di mare che volavano davanti alla prua. Al molo di Seydisfjordur, il doganiere e il portuale li hanno accolti con un caldo “Welcome to Iceland!”. Da qui è iniziata una circumnavigazione di otto settimane, in senso antiorario.

Balene, tempeste e vasche calde

Verso nord c’è la temuta penisola di Langanes, il “Capo Horn” islandese, che ha richiesto tutta la loro attenzione. “Abbiamo seguito i consigli di Mike Henderson, un marinaio inglese che ha scritto la guida locale”, spiegano. Superato il tratto più pericoloso con l’aiuto del radar e di Navionics, sono arrivati a Husavik, città di pescatori e meta famosa per l’avvistamento delle balene. Tra pioggia e vento, si sono concessi un bagno nelle Geosea Hot Pools, vasche termali a 38°C con vista sulla baia battuta dalla tempesta. Poi, birra locale (“Husavik Oil”) e hot dog islandesi per riscaldarsi.

Il Circolo Polare e la generosità dei pescatori

Da Husavik sono arrivati a Grimsey, un’isola proprio sul Circolo Polare Artico (66° 33′ Nord). Hanno passato ore a fotografare le colonie di pulcinella di mare sulle scogliere. Dietro Stravanza, un peschereccio ormeggiato li ha sorpresi: i marinai hanno regalato un merluzzo fresco appena pescato. “Non è stato l’unico gesto di generosità da parte dei pescatori locali”, ricordano con un sorriso.

Riparazioni sotto la neve e incontri inattesi

Il tempo cambia in fretta: vento forte e neve. Una manovra fatta un po’ tardi ha strappato la randa. Sotto coperta, tra grandine e freddo, hanno riparato la vela con la loro macchina da cucire Sailrite. “Qui i velai sono più rari dei giorni di sole”, scherzano. A Hrisey, durante il festival estivo, la comunità li ha accolti calorosamente. Tra canti attorno al falò e incontri con personaggi come Olav – ex calciatore ora “guaritore” – hanno scoperto storie di energia e spiritualità legate al monte Kaldabakur.

Solitudine nei fiordi e ritorno alla civiltà

A Siglufjordur si è unita a loro la figlia Anna con un fuoristrada a noleggio. Dieci giorni tra guadi, ghiacciai e paesaggi vulcanici. Poi hanno puntato verso ovest, nel parco nazionale di Hornstrandir, dove la solitudine è totale. In Leirufjordur, Stravanza ha gettato l’ancora davanti al ghiacciaio Drangajokull. Tra escursioni lungo torrenti gelidi e incontri con balene che spuntavano nel fiordo silenzioso, hanno assaporato l’Islanda più remota.

Ultime tappe: Reykjavik e le Vestmannaeyjar

Lungo la costa ovest, sono stati accompagnati da salti di megattere. Si sono fermati davanti alla cascata Dynjandi, senza trovare altre barche all’ancora. A metà agosto è tornato il buio vero. Reykjavik è apparsa come un’oasi moderna dopo settimane immerse nella natura selvaggia: supermercati, lavanderie, e persino una serata al cinema per vedere Oppenheimer.

L’ultima tappa sono state le Westman Islands (Vestmannaeyjar), dove il ricordo dell’eruzione del 1973 è ancora vivo. Al museo Eldheimar e nella panetteria del paese hanno ascoltato storie di sopravvivenza e rinascita. “Un momento davvero toccante”, confessano.

L’addio all’Islanda

Una mattina grigia hanno lasciato Heimey, diretti verso Stornoway, in Scozia. Sullo sfondo brillava il ghiaccio del Vatnajökull. “Bless, Iceland!”, hanno gridato mentre la costa spariva nella nebbia. “Il Nord Atlantico può essere freddo, ma il calore di quest’isola ci accompagnerà fino al ritorno”.

Ingrid e Robert Schnabl, velisti dal cuore nomade, sono già partiti per nuove rotte atlantiche. Chi li segue sul sito stravanza.at sa che ogni viaggio è molto più di una semplice traversata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PNFPB Install PWA using share icon

For IOS and IPAD browsers, Install PWA using add to home screen in ios safari browser or add to dock option in macos safari browser