Navigare verso la speranza: Vele per la Vita offre una nuova rotta di benessere per i pazienti oncologici a Taranto

Taranto, 15 dicembre 2025 – Il mare di Taranto diventa un rifugio di speranza per oltre quaranta pazienti oncologici. Grazie al progetto “Vele per la Vita”, promosso dall’associazione Ets-Aps Salpiamo con il supporto del Servizio di Psicologia Clinica dell’Asl di Taranto, da settembre a dicembre uomini e donne in cura al San Giuseppe Moscati hanno lasciato per qualche ora ospedale e corsie. Sono saliti su una barca a vela per un’esperienza che, come raccontano in molti, ha cambiato il modo di vedere la malattia.

Navigare per guarire: la forza di “Vele per la Vita”

L’idea, sostenuta dall’Ordine delle psicologhe e degli psicologi della Regione Puglia, è semplice ma potente: offrire ai pazienti un momento di sollievo e rinascita grazie alla vela. Un modo per affiancare la terapia tradizionale con un’esperienza che fa bene al corpo e alla mente. “Volevamo regalare un po’ di bellezza, libertà e speranza a chi sta lottando ogni giorno”, ha spiegato il presidente di Salpiamo, Giuseppe De Santis, durante l’ultimo incontro al Molo Sant’Eligio.

Sono state otto le uscite in mare, tutte gratuite, guidate da istruttori esperti e psicologi specializzati in velaterapia. Ogni giornata iniziava al porto, con un breve briefing sulle regole di bordo e le condizioni del mare. Poi si mollavano gli ormeggi, lasciando la terraferma alle spalle.

Dal porto alle onde: le storie di chi ha partecipato

“Non avevo mai messo piede su una barca a vela”, racconta Maria, 54 anni, in cura da mesi al Moscati. “All’inizio ero spaventata, ma poi ho sentito il vento e il rumore del mare. È stato lì che ho capito: posso ancora sentirmi viva”. I pazienti non restavano spettatori. Venivano coinvolti nelle manovre: disormeggio, regolazione delle vele, timone. “Ci siamo aiutati a vicenda – dice Antonio, 62 anni – e per qualche ora la malattia è rimasta a terra”.

Mentre navigavano nel Mar Grande di Taranto, tra boe e gabbiani, si alternavano momenti di apprendimento tecnico a pause dedicate a sentire il proprio corpo. Gli psicologi erano sempre presenti, pronti a intervenire se necessario. “La barca è uno spazio sicuro ma aperto – spiega la dottoressa Lucia Perrone, psicologa clinica dell’Asl – dove si impara a fidarsi degli altri e di sé stessi”.

Sicurezza e condivisione: il cuore del progetto

Il percorso è stato pensato rispettando le condizioni di salute di ciascuno e tutte le norme di sicurezza. A bordo c’era sempre un operatore sanitario dell’Asl, pronto a intervenire in caso di bisogno. Dopo ogni uscita, a terra, si faceva un momento per parlare, condividere emozioni e pensieri. “Abbiamo visto persone chiuse in sé aprirsi agli altri – racconta De Santis – piccoli gesti che fanno la differenza”.

Secondo chi ha ideato il progetto, la velaterapia non aiuta solo il corpo, ma anche l’autostima, il senso di forza personale e il legame con gli altri. “Non è solo sport o divertimento – aggiunge Perrone – è un modo per ritrovare fiducia nelle proprie capacità”.

Oltre la malattia: ritrovare la libertà

“Vele per la Vita” si inserisce in un filone che guarda al mare come fonte di cura. A Taranto, città segnata da sfide ambientali e sanitarie, questo progetto assume un valore ancora più grande. “Abbiamo restituito ai pazienti uno spazio di libertà”, conclude De Santis. Ma sono i piccoli dettagli a restare nel cuore: il vento tra i capelli, le mani sulle corde, lo sguardo verso l’orizzonte.

Per molti, l’esperienza non finisce con l’ultima uscita in barca. “Mi porto dentro la sensazione di poter ancora scegliere”, dice Maria, mentre lascia il molo. Un messaggio che va oltre la cronaca, che racconta senza frasi fatte la forza silenziosa della speranza.

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