New York, 2 gennaio 2026 – Aaron Wolfe, 59 anni, di Cold Spring, ha deciso di cambiare vita in modo radicale. Dopo quindici anni passati davanti a uno schermo a creare applicazioni web, ha preso il largo da solo, attraversando l’Oceano Atlantico a vela. È partito il 2 giugno dal Chelsea Yacht Club, poco a nord di Beacon, con un percorso di circa 7.000 miglia che lo porterà a toccare Canada, Irlanda, Francia, Spagna, Portogallo, Marocco, Canarie e Caraibi. “Non volevo finire la vita alla scrivania”, ha detto al telefono durante una breve pausa.
Settemila miglia in mare aperto: perché e come
Wolfe ha imparato a navigare da bambino, nei campi estivi. Aveva pensato anche a un’avventura diversa, come il sentiero degli Appalachi, per ritrovare se stesso. Ma alla fine ha scelto la vela: “È più nelle mie corde”, ha raccontato. A bordo c’è la sua barca, una Vancouver cutter di 27 piedi chiamata Badger, carica di viveri e acqua per settimane. Dopo una prima sosta vicino alla Statua della Libertà e il passaggio sotto il Verrazzano Bridge, ha puntato verso nord-est, seguendo la costa degli Stati Uniti fino alla Nuova Scozia, il punto più lontano mai raggiunto da lui prima.
Incontri ravvicinati: balene, iceberg e silenzio
Durante la traversata verso le isole francesi di St. Pierre e Miquelon e poi verso Terranova, Wolfe si è trovato a poche centinaia di metri da un iceberg. “Mi sono avvicinato con calma, senza rischi”, ha raccontato. “C’erano balene ovunque, è stata una giornata incredibile”. Il viaggio verso l’Irlanda, durato 17 giorni fino a Dingle, è stato accompagnato dalla compagnia costante di delfini, balenottere comuni e capodogli. “Una balena è spuntata accanto alla barca, ha girato intorno e poi se n’è andata. Era più grande della Badger”, ha ricordato.
Vita in mare: ritmo lento, libri e cibo semplice
Navigare sull’Atlantico settentrionale non è stato facile: freddo, nebbia e pioggia quasi tutti i giorni. “Non credo di aver mai visto un cielo stellato tutto intero”, ha ammesso Wolfe. Le notti in mare aperto sono tranquille e gli permettono qualche ora di sonno di fila; vicino alla costa invece serve restare svegli ogni venti minuti per controllare la rotta e il traffico dei pescherecci. Il cibo non è mai mancato: con una piccola ghiacciaia e un freezer portatile ha conservato alimenti freschi per settimane. Un pescatore di Fogo Island gli ha regalato del merluzzo appena pescato; a tavola, ramen all’anatra, pasta e riso sono stati i piatti principali.
Tecnologia a bordo e compagni di viaggio
La tecnologia ha reso il viaggio meno pericoloso rispetto ai grandi navigatori di un tempo. “Ho pensato spesso a Magellano o Francis Drake: senza strumenti elettronici doveva essere tutt’altra storia”, ha detto Wolfe. Il pilota automatico a vela ha fatto quasi tutto il lavoro. “Ho tenuto il timone in mano solo per mezz’ora”. Solo tra le coste di Portogallo e Spagna, con fondali che cambiano e tanto traffico, è tornato a condurre a mano. In quel tratto si sono aggiunti due giovani compagni di viaggio diretti alle Canarie, con l’idea di cercare poi un passaggio per il Brasile.
Porti, accoglienza e qualche momento teso
Ogni porto ha lasciato un ricordo diverso. L’Irlanda è stata la sua preferita: “Era estate, si camminava ovunque e la gente era molto gentile”, ha raccontato. Un episodio spiacevole è successo in Marocco: ad Agadir, un uomo ha lanciato sassi contro la barca urlando “America!”. “Non parlo arabo, ma si capiva che era arrabbiato”, ha spiegato Wolfe, che non porta armi a bordo (“sarebbe più un problema che un aiuto”). Lungo la costa iberica si è unito a una piccola flottiglia per difendersi dagli attacchi delle orche ai timoni delle barche: “I velisti stanno volentieri insieme”, anche se sulla Badger l’alcol è vietato durante la navigazione.
Il viaggio prosegue: tappe future e pensieri
A metà strada, Wolfe conta di tornare negli Stati Uniti entro maggio. Ha passato la notte del 23 dicembre ad Agadir con 12 gradi; il 29 dicembre era a Las Palmas, nelle Canarie, pronto a ripartire verso i Caraibi, forse facendo tappa a Capo Verde. Sul futuro è prudente: “Avere una barca richiede tempo e soldi. E mi manca il mio giardino”, ha confessato. Chi vuole seguire il suo viaggio può farlo sui social.
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