Burlington (Vermont), 19 dicembre 2025 – Janice Lange, 86 anni, continua a passare le sue giornate tra le acque del Lake Champlain, insegnando vela a chiunque voglia imparare, dai bambini agli adulti. Ex prof di educazione fisica all’Università del Vermont, Lange è stata una delle poche donne skipper della zona per tanti anni. Oggi, dopo una vita al timone, ha deciso di fare un passo indietro: «Non sento più il bisogno di essere la leader», dice con un sorriso, mentre il vento gonfia le vele della sua Tanzer 22.
Una vita vissuta tra barche e insegnamenti
Seduta a poppa, con lo sguardo fisso verso il profilo del Mount Mansfield all’orizzonte, racconta: «Sono sempre stata la proprietaria della barca. E per anni, l’unica donna skipper qui intorno». La sua Tanzer 22, con motore elettrico (“Quella è la parte sopra, c’è una batteria dentro”, spiega indicando il vano motore), è diventata una vera e propria aula galleggiante. «Se sapete nuotare, potete anche farne a meno del giubbotto di salvataggio. Se cadete in acqua, vi buttiamo un cuscino», dice ai suoi allievi con tono pratico e diretto.
Ma non si limita a spiegare le regole di sicurezza. Ogni manovra è accompagnata da consigli concreti: «Attenzione a quella parte, potrebbe schiacciarvi le dita», avverte mentre sistema le cime. E quando il vento cambia direzione, invita i ragazzi a regolare le vele: «Potete tirare un po’ la vela qui fuori, il vento gira spesso».
Competizione e gioco di squadra
Nonostante l’età, Lange non ha perso lo spirito competitivo. «Quando faccio regate, sì, sono competitiva», ammette. Poi però precisa: «Oggi no. Gioco anche a bocce in una lega, ma non mi arrabbio se perdiamo. A meno che non sia per errori grossolani». La sua filosofia è chiara: imparare dagli sbagli senza prendersi troppo sul serio.
Le chiediamo se in partita si lascia andare a qualche battuta pungente. Ride di gusto: «No, nessuno nella mia lega fa trash talk! Forse qualcuno borbotta sottovoce…».
Una vita segnata dalla forza e dalla responsabilità
La storia di Janice Lange è fatta di scelte dure e responsabilità prese presto. «Sono stata solo la seconda persona in famiglia ad andare all’università», ricorda. Dopo la morte della madre, mentre era al liceo, si è ritrovata a dover guidare la famiglia. «Vivevo a Milwaukee e studiavo a Madison. Ho deciso di andarmene da casa proprio per non finire a cucinare e fare le faccende».
Quella determinazione l’ha portata anche in barca. Durante le lezioni, alterna istruzioni tecniche — «Attenzione al verricello, non volete che la cima si aggrovigli» — a momenti più leggeri. Passanti su una barca a motore la salutano con entusiasmo. «Dev’essere qualcuno che conosco, ma non riesco a vederli bene», commenta sorridendo.
Il tempo che avanza e la scelta di lasciare spazio
Ultimamente, Lange riflette spesso sulla leadership e sull’età che avanza. Sfogliando il bollettino della chiesa locale, dice con un filo di amarezza: «C’è un funerale sabato e uno domenica, entrambi amici miei. Ce n’era uno anche la settimana scorsa». La sua paura più grande? «Diventare incapace di badare a me stessa».
Eppure, nonostante qualche timore, non rinuncia alla vela né a trasmettere la sua esperienza. «Cerco di tenermi un profilo basso, non voglio più essere sempre quella che guida», spiega ai suoi allievi. Ma basta vederla manovrare la barca per capire che il lago resta il suo elemento naturale.
Un modello per la comunità
La storia di Janice Lange — raccontata grazie a una collaborazione tra Vermont Public e Community News Service dell’Università del Vermont — è ormai un punto di riferimento per chi frequenta il lago. Tra cime da sistemare e vele da regolare, non insegna solo la vela, ma anche una lezione di vita: imparare a lasciare spazio agli altri senza perdere la propria passione.
«Vediamo dove tira il vento», dice, virando verso la baia esterna. In quelle parole c’è tutto il senso del suo modo di navigare: saper cambiare rotta quando serve, senza mai smettere di guardare avanti.