Nicola Micali: l’artista che scolpisce l’anima del mare

La Spezia, 29 novembre 2025 – Nicola Micali, artista messinese di 43 anni, inaugurerà il 6 dicembre al Castello di San Giorgio di Lerici la mostra “Il viaggio dell’eroe”. Dodici sculture nate da materiali recuperati sui fondali tra Giampilieri e Scaletta. Al centro, una barchetta d’acciaio, simbolo di un viaggio interiore alla ricerca della verità. “Sott’acqua ho trovato di tutto: un pezzo di rotaia, persino un residuato bellico”, racconta Micali, che da anni lega la sua arte al mare.

Il mare, compagno di vita e fonte d’ispirazione

Per Micali il mare non è solo uno sfondo. È un protagonista. Lo dice con calma, seduto nel suo laboratorio tra La Spezia e Messina, circondato da ferri arrugginiti e pietre laviche. “È un rapporto totale. Il mare mi dà materiali e idee, è con me da sempre”. Da bambino, a Giampilieri, si tuffava in apnea per pescare. Poi ha cominciato a raccogliere rottami: “Plastica, ferro, pezzi di rotaia… ogni oggetto ha una storia che aspetta solo di essere raccontata”.

Non si tratta solo di salvare l’ambiente. Micali sceglie con cura quello che trova: la plastica la scarta, il ferro – se non è troppo corroso – lo trasforma o lo lascia così com’è. “Un pezzo nuovo non ha la stessa energia”, confida. “Il materiale segnato dal tempo porta con sé una memoria che passa nell’opera”.

La barchetta origami: simbolo di un viaggio interiore

La mostra di Lerici ruota intorno a una barchetta origami in acciaio, che richiama le barchette di carta fatte da bambini. “È come l’anima”, spiega l’artista. “Un simbolo archetipico del viaggio dall’io al sé: fragile ma determinata, naviga nelle acque dell’inconscio alla ricerca di una nuova luce”. Dodici tappe scandiscono il percorso, ognuna rappresentata da una scultura che racconta una fase della riconciliazione interiore.

“Il viaggio verso la verità è qualcosa che prima o poi affrontiamo tutti”, riflette Micali. La prima opera, “Il guscio”, mostra la barchetta ossidata su una base scura, quasi piombo. L’ultima, “La verità”, è fatta di marmo bianco, oro, ottone lucidato e acciaio inox. “Rappresenta la trasmutazione alchemica: dal piombo all’oro, dalla materia pesante all’illuminazione”.

Materiali antichi, storie nuove

Nel suo studio – che sembra la bottega di un alchimista – Micali lavora ferro e pietra senza aggiungere vernici o trattamenti artificiali. “Mi piace vedere la trama del metallo”, dice. “Ultimamente sto lavorando molto la pietra: l’opera monumentale per il Comune di Messina è proprio in pietra e metallo”.

Ogni pezzo recuperato porta con sé tracce di un passato vissuto: “Ferro e pietra hanno molto da raccontare”, sottolinea. Spesso lascia i materiali così come sono, perché siano le imperfezioni a parlare.

L’eroe di oggi e le sue sfide

Ma chi è l’eroe oggi? “Chiunque abbia il coraggio di mettersi in gioco, di uscire dalla finzione”, risponde Micali senza esitazione. Non tutti arrivano fino in fondo: nella mostra c’è anche “La baia dei relitti”, dove alcune barchette sono arenate. “Non sappiamo come finirà il viaggio. L’importante è avere il coraggio di partire”.

Alla domanda se la barchetta ricordi la nave Argo o quelle della Global Sumud Flotilla, l’artista sorride: “No, non proprio. Ognuno la vede a modo suo. Per me è l’immagine del bambino che affronta il viaggio della vita”.

Tra Sicilia e Liguria, un legame saldo

Oggi Micali vive tra La Spezia e Messina. Espone soprattutto in Liguria, ma il legame con la Sicilia rimane forte. Il mare – quello dello Stretto e quello del Golfo dei Poeti – continua a essere la sua fonte principale di ispirazione e materia prima per le sue opere.

La mostra “Il viaggio dell’eroe” sarà aperta fino al 6 gennaio 2026. Un’occasione per vedere come i reperti sommersi possono diventare arte e spunti di riflessione profonda.

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