Pecoraro Scanio: la Gaiola non è una fogna, la sentenza è inaccettabile

Roma, 12 novembre 2025 – Torna al centro dell’attenzione il mare di Napoli, e in particolare la zona protetta della Gaiola a Posillipo, dopo la sentenza del TAR Campania che ha dato il via libera a uno scarico fognario nell’area marina. Una decisione che ha subito scatenato reazioni forti, a cominciare da quella di Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde ed ex ministro dell’Ambiente, che l’ha definita “inaccettabile”.

Scarico fognario alla Gaiola, la sentenza che infiamma il dibattito

La vicenda ha preso forma nelle ultime settimane, quando il Tribunale Amministrativo Regionale ha approvato lo scarico di acque reflue proprio nella zona della Gaiola, un tratto di costa famoso per il suo valore ambientale e paesaggistico. La decisione riguarda un impianto già esistente, ma la sua autorizzazione ha riaperto una questione delicata: come gestire le risorse idriche e proteggere le aree marine.

“Il mare di Napoli non può diventare una fogna”, ha detto Pecoraro Scanio in una nota diffusa questa mattina. “Questa sentenza del TAR che consente lo scarico nella zona protetta della Gaiola è inaccettabile. Dobbiamo impugnarla al Consiglio di Stato”, ha aggiunto, sottolineando l’urgenza di un intervento rapido e deciso.

Le associazioni ambientaliste non ci stanno

Non è solo la Fondazione UniVerde a insorgere. Anche Marevivo e Greenpeace, da anni impegnate per la difesa del mare campano, hanno mostrato tutta la loro preoccupazione. Le due associazioni hanno già annunciato ricorso e lanciano iniziative pubbliche per sensibilizzare cittadini e istituzioni. “Sostengo in pieno la battaglia di Marevivo e Greenpeace”, ha detto Pecoraro Scanio, ricordando che la Fondazione UniVerde è pronta a sostenere la causa anche in tribunale.

Per gli ambientalisti, lo scarico autorizzato mette a rischio l’equilibrio dell’area marina protetta, creata nel 2002 e gestita dal Parco Sommerso di Gaiola. “Bisogna muoversi subito per salvaguardare una delle aree marine più preziose d’Italia”, ha ribadito Pecoraro Scanio. La Gaiola è un luogo amato da bagnanti e sub, un patrimonio naturale unico, con fondali ricchi di biodiversità e resti archeologici sommersi.

Gaiola, un gioiello ambientale da difendere

La Gaiola, tra le scogliere di Posillipo e il promontorio di Trentaremi, è da tempo il simbolo della rinascita ambientale di Napoli. Negli ultimi anni, grazie a interventi di pulizia e a una gestione attenta, la qualità delle acque è migliorata. I dati dell’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania) mostrano parametri microbiologici rientrati nei limiti previsti dalla legge europea.

Eppure, questa nuova autorizzazione rischia di vanificare tutto. “Non possiamo permettere che il lavoro fatto venga buttato all’aria da una scelta miope”, confida un operatore del Parco Sommerso incontrato ieri pomeriggio all’ingresso principale. “Ogni estate qui arrivano migliaia di persone: famiglie, scolaresche, turisti stranieri. Vedere l’acqua tornare torbida sarebbe un passo indietro per tutti”.

Ricorsi e mobilitazioni in arrivo

Sul fronte istituzionale, ora si aspetta il ricorso al Consiglio di Stato, come anticipato dalle associazioni. L’obiettivo è bloccare la sentenza del TAR e riaprire il confronto sulla gestione degli scarichi nella zona protetta. Nel frattempo, sono in programma iniziative pubbliche: raccolte firme, incontri con i residenti e una manifestazione davanti alla sede della Regione Campania.

“Non ci fermeremo”, ha assicurato un portavoce di Marevivo durante un collegamento radio locale. “Difendere la Gaiola è un interesse di tutti: cittadini, istituzioni, operatori turistici. È una questione di rispetto per il territorio e per chi lo vive ogni giorno”.

Gaiola, nodo aperto tra tutela ambientale e città

La vicenda della Gaiola riporta al centro un problema più grande: come gestire le acque reflue nelle grandi città costiere italiane. Napoli, come altre metropoli, deve spesso trovare un equilibrio tra sviluppo urbano e tutela dell’ambiente. Secondo fonti comunali, lo scarico autorizzato si è reso “necessario” per evitare rischi igienico-sanitari in caso di piogge intense. Una spiegazione che però non convince ambientalisti e abitanti.

Il dibattito è ancora aperto. Nei prossimi mesi si capirà se la mobilitazione riuscirà a cambiare le cose o se la sentenza del TAR segnerà una svolta nella storia recente della Gaiola. Intanto, le acque limpide del parco restano sotto controllo: un simbolo fragile di una sfida che riguarda tutta la città.

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