Bruxelles, 22 febbraio 2026 – Il consumo di pesce e frutti di mare nell’Unione Europea torna sotto i riflettori con una nuova ricerca dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Lo studio ha esaminato con che frequenza gli europei portano in tavola specie che possono contenere alti livelli di mercurio. L’indagine, chiesta dalla Commissione europea tra aprile e maggio 2023, vuole fare chiarezza su quali pesci si possano mangiare senza correre rischi, soprattutto per chi è più esposto, come le donne in gravidanza.
Mercurio nei grandi predatori: cosa rischiano i consumatori
Il rapporto EFSA mette in guardia contro i grandi pesci predatori come squalo, pesce spada e tonno (in particolare bigeye e pinna blu). Questi pesci accumulano mercurio mangiando prede più piccole. “Il 60% degli intervistati in 29 Paesi ha detto di consumare pesce e frutti di mare,” spiega Sofia Ioannidou, esperta EFSA e coordinatrice dello studio. Una conferma di abitudini consolidate: circa un terzo dei consumatori – il 34% tra adolescenti e adulti, il 33% tra donne in gravidanza – mangia specie con i livelli più alti di mercurio almeno tre volte a settimana.
Ma attenzione, avverte Ioannidou: “Nel rapporto segnaliamo alcune incertezze sulla rappresentatività dei sondaggi.” In particolare, sono state coinvolte più donne in gravidanza e in allattamento, proprio perché il feto è particolarmente sensibile al metilmercurio, la forma più pericolosa del metallo.
Le regole dell’UE: quante porzioni a settimana?
Le autorità nazionali europee restano prudenti nelle loro indicazioni. Per i pesci con limiti più alti di mercurio (1,0 mg/kg di peso umido), si consiglia di mangiare 1-2 porzioni a settimana. Per quelli con limiti più bassi (0,5 o 0,3 mg/kg), il suggerimento sale a 3-4 porzioni. Le donne in gravidanza dovrebbero scegliere specie più piccole – come sardine, sgombri o trote – che contengono meno mercurio rispetto ai grandi predatori.
I precedenti pareri EFSA hanno già guidato le linee nazionali: l’obiettivo è far sì che tutti, soprattutto le future mamme, possano godere dei benefici del pesce senza correre rischi inutili. “Mangiare pesce regolarmente aiuta lo sviluppo cognitivo e immunitario nei neonati e riduce il rischio di malattie cardiovascolari negli adulti,” si legge nel rapporto. Ma un’esposizione prolungata al metilmercurio può danneggiare lo sviluppo cerebrale dei bambini piccoli.
Limiti aggiornati e confronto tra i Paesi
La richiesta della Commissione europea all’EFSA arriva in un momento di dibattito sui Livelli massimi (ML) di mercurio ammessi nei pesci. Alcuni Stati membri hanno già aggiornato i propri consigli, altri aspettano nuovi dati. Per questo, dopo il primo sondaggio europeo, ne è stato fatto un secondo in dieci Paesi che hanno cambiato le regole e in cinque che non lo hanno fatto, per capire se i comportamenti e le percezioni sono diversi.
Dalle prime analisi non emergono grandi differenze nei consumi tra chi ha ricevuto nuove indicazioni e chi no. Però, la consapevolezza sui rischi del mercurio sembra essere cresciuta dove le linee guida sono state aggiornate. “Ora si fa più attenzione a quali specie scegliere,” racconta un funzionario del Ministero della Salute francese.
Benefici e rischi: un equilibrio fragile
Il tema resta delicato. Da una parte il pesce è una fonte preziosa di omega-3, proteine e nutrienti essenziali; dall’altra, l’accumulo di metilmercurio nei grandi predatori impone prudenza. L’EFSA sottolinea che bisogna valutare caso per caso, soprattutto per donne in gravidanza e bambini piccoli.
In attesa di eventuali aggiornamenti sui limiti di mercurio negli alimenti – una discussione ancora aperta a Bruxelles – il consiglio è di variare la dieta, preferendo pesci meno esposti alla contaminazione. “L’informazione è la prima arma di prevenzione,” conclude Ioannidou. Solo così, forse, il piacere di un buon piatto di pesce potrà andare d’accordo con la sicurezza.