Catania, 16 dicembre 2025 – Era l’estate del 1989 quando, partendo dalla Sicilia, un uomo ha vissuto un incontro che ha segnato per sempre la sua vita. In mezzo al mare, nelle acque di Cascais in Portogallo, si è stretto un legame unico con una delfina. Una storia di amore e solitudine, che attraversa il Mediterraneo con i suoi porti, le sue albe e i suoi addii. Oggi questo racconto si racconta nella rubrica “Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire”, dedicata a chi vuole far sentire la propria voce attraverso le parole.
Quando un viaggio si trasforma in un incontro
Era un’estate come tante per un uomo di Misterbianco, nel Catanese. Come ogni anno, decise di salpare col suo piccolo mondo galleggiante: la barca, che per lui era casa e rifugio. Dopo giorni di navigazione, arrivò a Cascais, un porto modesto a pochi chilometri da Lisbona. I pescatori del posto lo salutarono con un cenno e gli mostrarono il pescato fresco della notte. Il mare era calmo, il sole stava appena spuntando. “Sembrava un quadro”, ricorda oggi, “con le barche colorate che si stagliavano sul cielo azzurro”.
Le giornate passavano lente, scandite da letture e passeggiate tra le vie strette della cittadina. La sera, invece, era tutto per lui: cena in barca, piatti di pesce fresco comprati dai pescatori, il cielo stellato sopra la testa. Ed è proprio in una di quelle notti che successe qualcosa di inaspettato.
L’arrivo di Luna
Un fischio improvviso ruppe il silenzio. All’inizio sembrava un rumore qualunque del porto, ma poi si ripeté. L’uomo si affacciò e vide una sagoma muoversi nell’acqua. Con la lampada puntata, scoprì un delfino grigio. “Allungai la mano e lo accarezzai”, racconta. Da quella sera, il delfino tornò ogni notte, forse attirato dall’odore del pesce o semplicemente dalla compagnia.
Il legame tra loro si fece più forte. L’uomo cominciò a preparare porzioni più grandi, sapendo di avere un ospite fisso. “Lo chiamai Luna perché lo incontrai in una notte di luna crescente”, spiega. Col tempo, la curiosità lasciò il posto all’affetto: ogni sera aspettava il ritorno di Luna, comunicando con lei attraverso fischi e carezze.
Un’amicizia che non conosce confini
Non era solo questione di cibo. Luna si faceva vedere anche di giorno, nuotando vicino alla barca o facendo acrobazie tra le onde. Una mattina, l’uomo capì che Luna era femmina: “Per la forma e i colori del corpo”. La delfina cominciò a portare con sé altri esemplari, ma il rapporto con lui restava speciale.
Quando arrivò il momento di partire verso la Sardegna, cercò Luna per salutarla. Non la trovò. Solo all’arrivo a Costa Rei, nel sud dell’isola, sentì un fischio familiare: Luna lo aveva seguito per tutto il viaggio. “Correva accanto a me, senza mai perdermi di vista”, confida.
La gioia e il dolore
I giorni passarono tra nuotate e cene sotto le stelle. Poi Luna sparì per tre giorni. Al suo ritorno, portava con sé due piccoli delfini: i suoi cuccioli. Li presentò all’uomo, che li accolse come nuovi membri della sua famiglia improvvisata. Ma la felicità durò poco.
Una mattina, Luna riapparve con una ferita profonda sulla schiena. Un taglio netto, forse causato da una rete o da un tentativo di cattura. Un veterinario del posto fu chiaro: “La ferita è troppo grave”. L’uomo vegliò su Luna e i suoi piccoli per giorni, senza chiudere occhio. Fino a quando la delfina decise di allontanarsi, per proteggere i cuccioli dal pericolo degli squali attratti dal sangue.
Il ritorno e il cambiamento
L’uomo adottò i piccoli. Rimase in Sardegna molto più a lungo del previsto, arrivando a vendere il suo orologio d’oro per poterli nutrire e curare fino a quando non furono abbastanza grandi da cavarsela da soli. Solo allora fece ritorno in Sicilia.
“Non ero più lo stesso”, ammette oggi. Quell’estate gli aveva cambiato tutto: “Luna mi ha insegnato cos’è l’amore vero, quello che mette l’altro sempre al primo posto”. Ancora oggi, seduto davanti al mare di Catania o di Misterbianco, lancia un fischio verso l’orizzonte. E ogni volta pensa a Luna – e al coraggio silenzioso di un amore che attraversa le specie.
Così si chiude una storia di mare, solitudine e amicizia, ma soprattutto di come animali e uomini possono riconoscersi, capirsi e prendersi cura l’uno dell’altro.