Las Palmas de Gran Canaria, 13 dicembre 2025 – Una pandemia marina di origine ancora sconosciuta sta mettendo a rischio la sopravvivenza dei ricci di mare Diadema africanum nelle Isole Canarie. Dal 2021, la mortalità di questa specie ha raggiunto livelli mai visti prima. Secondo uno studio guidato da Ivan Cano, ricercatore dell’Università di La Laguna, e pubblicato su Frontiers in Marine Science, il crollo delle popolazioni è impressionante: a Tenerife la diminuzione è stata del 99,7%, mentre a La Palma si è fermata al 74%. Anche a Madeira, arcipelago portoghese, si è registrato un calo del 90% nello stesso periodo.
Una strage silenziosa nelle acque delle Canarie
Il primo campanello d’allarme è scattato nel febbraio 2022. Nelle acque occidentali delle Canarie, soprattutto tra La Palma e La Gomera, sono cominciati a spuntare i primi casi di moria di massa. Da lì, il fenomeno si è allargato a tutto l’arcipelago, spostandosi verso est. Nel 2023, una seconda ondata ha peggiorato ancora la situazione. I ricci colpiti si muovevano in modo strano, sembravano insensibili agli stimoli e perdevano carne e spine con una rapidità impressionante. In pochi giorni, morivano.
“Quello che vediamo dal 2021 è davvero preoccupante”, spiega Cano. “Stiamo assistendo alla scomparsa di intere specie in pochissimo tempo”. Il ricercatore sottolinea come in passato le Canarie abbiano già affrontato eventi simili – nel 2008 e nel 2018 – legati a organismi come la Neoparamoeba branchiphila o a forti mareggiate. Ma questa volta è diverso: la specie non si sta più riprendendo.
Ricci in crisi, ecosistemi in bilico
I ricci Diadema africanum sono fondamentali per l’equilibrio marino. Sono cibo per molti predatori, controllano la crescita delle alghe e aiutano a modellare il paesaggio sottomarino. Senza di loro, l’ecosistema cambia. Nelle barriere coralline caraibiche, per esempio, la copertura corallina si è ridotta della metà e le alghe sono cresciute dell’85%. Cano racconta: “Mi ha sempre colpito come questa specie riesca a trasformare il proprio ambiente. Un po’ come noi esseri umani, quando sono presenti cambiano l’habitat intorno a loro”.
Gli effetti più grandi, però, sono ancora un’incognita. Gli scienziati non hanno ancora capito cosa stia causando questa pandemia. Tra le ipotesi ci sono l’impatto delle attività umane, come il traffico navale, e i cambiamenti nelle correnti oceaniche. “Gli effetti a lungo termine sono difficili da prevedere”, avverte Cano. “Serve continuare a studiare per capire da dove viene il problema”.
Un allarme che attraversa i mari del mondo
La crisi delle Canarie non è un caso isolato. Nel frattempo, ondate simili di moria di ricci di mare sono state segnalate anche nel Mar Rosso, nel Mediterraneo, nei Caraibi e nell’Oceano Indiano occidentale. Gli esperti parlano di una tendenza globale, che rischia di mettere in crisi interi ecosistemi marini. “Non è solo un problema locale o di una specie”, spiega Cano. “Potrebbe cambiare radicalmente la struttura degli habitat costieri”.
Il futuro è incerto: serve vigilanza e azione
Oggi, le popolazioni di Diadema africanum alle Canarie sono ai minimi storici. Gli esperti temono che la perdita possa diventare definitiva se non si trova presto la causa e non si interviene per fermare il contagio. Le autorità locali e i centri di ricerca hanno aumentato il monitoraggio delle coste e stanno coinvolgendo pescatori e operatori turistici con campagne di sensibilizzazione.
“Serve un impegno comune”, ribadisce Cano. “La salute dei nostri mari dipende anche da questi piccoli organismi, spesso dimenticati”. Fino a quando non arriveranno risposte certe sull’agente che ha scatenato questa pandemia, l’attenzione resta alta sulle acque delle Canarie e delle altre zone colpite.