Scoprire i segreti della lumaca di mare: una lezione di resilienza e adattamento

Napoli, 13 dicembre 2025 – Ieri ha aperto al pubblico la mostra “Veleni d’aMare” alla Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: avvicinare soprattutto i giovani alla ricerca scientifica e svelare le meraviglie spesso poco conosciute degli oceani. “Vogliamo mostrare come la curiosità può trasformarsi in conoscenza”, ha detto Roberto Bassi, presidente della Stazione zoologica, durante l’inaugurazione. La mostra, visitabile fino a fine febbraio, racconta il ruolo dei veleni animali nel mare, esplorando sia gli adattamenti evolutivi sia le nuove strade aperte dalla farmacologia.

Veleni marini: il lato nascosto della natura

Il percorso, messo a punto da biologi marini e divulgatori, permette di vedere da vicino creature come il Conus striatus, una piccola lumaca di mare che arriva dalla Nuova Caledonia. “Con i suoi denti velenosi può bloccare diaframma e polmoni di un uomo”, spiega Marta De Santis, ricercatrice, indicando una teca illuminata mentre un gruppo di studenti prende appunti. Il veleno di questo mollusco, letale per le sue prede, è anche al centro di studi per possibili usi medici. “Stiamo cercando nuove molecole che potrebbero diventare farmaci per il dolore”, aggiunge De Santis.

Dalla natura ai laboratori: i veleni che curano

Non è solo una questione di curiosità. Le sostanze tossiche raccolte nel mare hanno già dato risultati concreti in laboratorio. Secondo la Stazione zoologica, alcune tossine del Conus sono in fase di sperimentazione per trattare malattie neurologiche e il dolore cronico. “La natura ci offre strumenti che la medicina sta imparando a usare”, sottolinea Bassi. Ma la strada è lunga: ci vogliono anni di ricerca prima che queste sostanze possano diventare farmaci sicuri.

Veleni e miti: tra paura e realtà

La mostra invita anche a riflettere su come spesso i veleni vengano fraintesi, a causa di storie rassicuranti o immagini ingannevoli. “Negli ultimi anni sono circolati video di orsi che abbracciano anziani o coccodrilli apparentemente docili”, racconta Paolo Romano, curatore scientifico. “Ma la natura non è né buona né cattiva, segue le sue regole.” Questo messaggio si trova anche nei pannelli informativi: i veleni e i sistemi di difesa sono frutto di milioni di anni di evoluzione, non di una volontà maligna o benevola.

Veleni e storia: dagli omicidi alle strategie animali

Il percorso mostra anche come i veleni siano stati usati dall’uomo per scopi criminali. Un pannello racconta la storia di Leonarda Cianciulli, la “saponificatrice di Correggio”, che negli anni ’40 usava sostanze narcotiche per immobilizzare le vittime. “Studiare questi casi aiuta a capire come la conoscenza dei veleni sia stata spesso piegata a scopi oscuri”, spiega Romano. Ma la mostra propone anche un’altra lettura: imparare dalla natura significa riconoscere i limiti delle nostre idee e superare la visione utilitaristica dell’ambiente.

Conoscenza e adattamento: lezioni dal mare per il futuro

“Potremmo imparare molto dagli adattamenti delle specie marine”, confida Bassi mentre mostra le teche. “Se dallo studio delle tossine nascono antidoti, forse anche i problemi sociali possono trovare risposte grazie all’analisi e alla conoscenza.” Un invito a non fermarsi alla superficie – che si tratti di una lumaca velenosa o di un conflitto umano – ma a scavare più a fondo. La mostra si chiude con una frase che spicca su una parete: “Impariamo anche da una piccola lumaca di mare.” Un monito a restituire alla natura il suo vero posto: non matrigna né madre, ma realtà complessa da capire e rispettare.

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