Taranto, 20 dicembre 2025 – Nel cuore dello Ionio, tra la costa pugliese e il Peloponneso, si nasconde una delle peggiori emergenze di inquinamento marino da rifiuti al mondo. Un recente studio internazionale ha svelato che la fossa Calypso contiene una concentrazione di 26.715 rifiuti per chilometro quadrato. Solo alcune coste della Cina fanno peggio a livello globale. La notizia, diffusa da ricercatori italiani e greci, ha riacceso l’allarme sulla salute del Mediterraneo, ormai definito dagli esperti come “la nostra pattumiera”.
Una montagna di rifiuti sul fondo del mare: cosa dice lo studio
La ricerca, guidata dall’Università del Salento in collaborazione con l’Hellenic Centre for Marine Research, ha analizzato la zona più profonda del Mediterraneo centrale. La fossa Calypso, che arriva a 5.267 metri di profondità, si trova a circa 120 chilometri a sud di Taranto. Qui, con robot subacquei e telecamere ad alta definizione, sono stati contati migliaia di oggetti: plastica, reti da pesca, lattine, persino elettrodomestici. “Abbiamo trovato di tutto”, racconta il professor Ferdinando Boero, biologo marino e coordinatore dello studio. “La quantità di rifiuti è talmente alta da superare quasi ovunque quella delle coste europee”.
Da dove arrivano i rifiuti? La Puglia sotto la lente
Secondo gli esperti, una buona parte dei materiali raccolti proviene dalle coste italiane. “Molti oggetti sono facilmente riconoscibili: etichette in italiano, confezioni tipiche della Puglia”, spiega Boero. Le correnti marine spingono i detriti per centinaia di chilometri, fino a farli depositare nelle zone più profonde. “Il Mediterraneo è un mare chiuso”, aggiunge il biologo, “e tutto quello che buttiamo finisce per accumularsi”. Non si tratta solo di plastica: ci sono anche reti fantasma e scarti di attività industriali.
Il Mediterraneo e il mondo: un problema che non dà tregua
Il confronto con altre parti del pianeta è impietoso. Solo alcune coste della Cina mostrano livelli di rifiuti simili o maggiori. Nel caso della fossa Calypso, la concentrazione registrata è un record negativo per l’Europa e per tutto il Mediterraneo. Gli scienziati avvertono che la situazione rischia di peggiorare se non si prenderanno misure forti per fermare l’arrivo di plastica e altri rifiuti che non si degradano.
La fauna marina sotto assedio: il rischio sulla catena alimentare
Gli effetti dell’inquinamento da rifiuti sono già evidenti. Pesci, crostacei e altri animali marini ingeriscono pezzi di plastica o rimangono intrappolati nelle reti abbandonate. “Abbiamo visto tartarughe con lo stomaco pieno di microplastiche”, racconta uno dei ricercatori greci coinvolti. Il pericolo è che queste sostanze entrino nella catena alimentare umana, con conseguenze ancora poco chiare per la salute.
Le istituzioni e gli ambientalisti si muovono
La diffusione dei dati ha scatenato reazioni immediate. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha chiesto un incontro urgente con il Ministero dell’Ambiente: “Non possiamo più chiudere gli occhi su quello che accade sotto il nostro mare”. Anche Legambiente Puglia ha lanciato un appello per aumentare i controlli sulle coste e promuovere campagne di sensibilizzazione.
Come si può intervenire: prevenire e recuperare
Gli esperti sono d’accordo: prevenire resta la strada più efficace contro l’inquinamento marino. Ridurre la plastica usa e getta, migliorare la raccolta differenziata e investire in tecnologie per recuperare i rifiuti sommersi sono le priorità. “Solo così potremo sperare di cambiare rotta”, conclude Boero. Intanto, la fossa Calypso continua a raccogliere silenziosa i segni delle nostre abitudini, diventando il simbolo di una crisi ambientale che ci riguarda tutti.