Beirut, 24 novembre 2025 – Israele ha colpito Beirut domenica sera, centrando per la prima volta da giugno la capitale libanese. L’attacco, secondo fonti militari israeliane, aveva come bersaglio il capo di stato maggiore di Hezbollah. Il bilancio parla di almeno cinque morti e venticinque feriti, dati confermati dal Ministero della Salute libanese. Il raid arriva quasi a un anno dal cessate il fuoco che aveva fermato l’ultimo conflitto tra Israele e il gruppo armato filo-iraniano, riaccendendo così la tensione al confine e in tutta la regione.
Raid a Haret Hreik: esplosioni e danni nel cuore di Beirut
Nel quartiere di Haret Hreik, sobborgo a sud di Beirut considerato una delle roccaforti di Hezbollah, l’esplosione ha rotto il silenzio poco dopo le 22. Diverse case sono state danneggiate, con vetri spaccati e auto colpite dalle schegge. Lunedì mattina, tra le strade ancora piene di macerie, operai e mezzi pesanti sono al lavoro per liberare le vie. “Abbiamo passato la notte a rimettere in piedi la rete elettrica”, ha raccontato un tecnico della compagnia locale, mostrando i cavi tranciati lungo i pali.
Le prime ricostruzioni parlano di un raid mirato a un’abitazione usata da membri di Hezbollah. Il gruppo ha confermato la morte di alcuni suoi militanti, senza però entrare nei dettagli su nomi o ruoli. “È una chiara escalation”, ha detto un portavoce, promettendo una risposta “adeguata”.
Israele lancia un avvertimento netto a Hezbollah
L’esercito israeliano ha rivendicato l’azione con un comunicato nella notte: “Abbiamo colpito infrastrutture di Hezbollah e preso di mira il loro capo di stato maggiore”. Secondo fonti militari, l’obiettivo era fermare il gruppo armato prima che potesse riorganizzarsi o rafforzarsi. “Non tollereremo tentativi di riarmo o ricostruzione”, ha ribadito il portavoce delle Forze di Difesa israeliane.
Il raid arriva in un momento delicato: pochi giorni fa Papa Leone XIV aveva concluso la sua visita in Libano, la prima all’estero dall’inizio del pontificato. Un viaggio che aveva portato speranza e inviti al dialogo, ora però rischia di essere offuscato da questa nuova ondata di violenza.
Cinque morti e feriti: la popolazione nel panico
Il bilancio definitivo dell’attacco – cinque morti e venticinque feriti – è stato confermato dal Ministero della Salute libanese nelle prime ore di lunedì. Tra i feriti anche alcuni passanti, colpiti dai vetri rotti delle finestre. Sul posto sono arrivate ambulanze della Croce Rossa e squadre della protezione civile, che hanno lavorato fino all’alba per soccorrere i residenti.
La gente del quartiere si è svegliata tra i resti delle case danneggiate. “Non ci aspettavamo un attacco così vicino al centro”, ha detto un abitante, mostrando le ferite sul suo appartamento. Le scuole in zona sono rimaste chiuse per sicurezza.
Hezbollah minaccia ritorsioni: rischio di una nuova escalation
Il gruppo ha subito condannato il raid, definendolo “una provocazione che potrebbe far precipitare la situazione”. In un comunicato diffuso in tarda mattinata, ha avvertito che “ogni aggressione avrà una risposta proporzionata”. Secondo alcuni analisti, questo attacco potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase di tensione tra Israele e il Libano meridionale, dove finora gli scontri erano stati sporadici.
Le autorità libanesi hanno convocato una riunione d’urgenza del Consiglio dei ministri per fare il punto. Il premier Najib Mikati ha chiesto “moderazione da tutte le parti” e ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire per evitare che la situazione sfugga di mano.
L’eco del raid si fa sentire in tutta la regione
L’attacco a Beirut rischia di scatenare effetti ben oltre i confini del Libano. Gli Stati Uniti hanno invitato alla calma, mentre l’Iran, storico alleato di Hezbollah, ha condannato l’operazione definendola “un atto di aggressione”. Sullo sfondo resta la fragilità degli equilibri regionali, con la popolazione civile che paga ancora una volta il prezzo del conflitto.
Nel frattempo, a Haret Hreik continuano i lavori per ripulire le strade e ripristinare i servizi essenziali. La tensione resta alta. Molti residenti temono che quella di domenica notte possa essere solo la prima di una lunga serie di scontri.