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Belgrado, 24 novembre 2025 – Serbia e Ungheria hanno avviato una collaborazione lungo il confine per tenere sotto controllo il fiume Tibisco e prevenire i rischi legati a siccità e alluvioni. Il progetto, sostenuto dalla Commissione Europea, è entrato in funzione questa settimana e punta a migliorare la sicurezza dell’acqua e la gestione delle emergenze ambientali in una delle zone più delicate dell’Europa centrale.

Fiume Tibisco sotto controllo: il monitoraggio digitale che fa la differenza

Al centro dell’intesa tra Serbia e Ungheria c’è un sistema di monitoraggio digitale che raccoglie dati in tempo reale su livello e qualità dell’acqua. Tra Szeged e Novi Sad sono state installate stazioni che ogni ora inviano informazioni su portata, temperatura e inquinanti. “Solo così possiamo anticipare le emergenze”, ha detto ieri a Belgrado il ministro serbo dell’Ambiente, Irena Vujović. Il sistema, finanziato con fondi europei grazie al programma Smart Regions, permette di prevedere sia i periodi di magra sia le piene improvvise, che negli ultimi anni hanno messo a dura prova le comunità locali.

Un fiume fragile: dati e rischi reali

Il Tibisco, che scorre per oltre 900 chilometri tra Ucraina, Romania, Ungheria e Serbia, è uno dei fiumi più esposti ai cambiamenti climatici nell’area. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, negli ultimi dieci anni si sono verificati almeno cinque episodi di siccità prolungata e tre alluvioni con danni pesanti a coltivazioni e infrastrutture. A luglio 2022, per esempio, un’ondata di piena improvvisa aveva costretto a evacuare più di 1.500 persone vicino a Szolnok. “Cooperare è l’unico modo per ridurre i rischi”, ha rimarcato il viceministro ungherese dell’Agricoltura, Sándor Farkas, durante la presentazione del progetto a Szeged.

Tecnologia europea, mani locali

Il progetto si basa su tecnologie sviluppate insieme a centri di ricerca europei, come l’Università di Novi Sad e il Centro per l’Innovazione Ambientale di Budapest. I dati raccolti vengono condivisi in tempo reale con le autorità locali e le squadre di protezione civile, pronte a intervenire appena scatta l’allerta. “Abbiamo formato oltre 200 operatori tra Serbia e Ungheria”, ha spiegato la coordinatrice del progetto, Katarina Jovanović, aggiungendo che il sistema sarà esteso ai principali affluenti del Tibisco entro il prossimo anno. Da notare che le stazioni di monitoraggio funzionano grazie a pannelli solari, riducendo così l’impatto ambientale.

Le comunità si sentono più sicure

Chi vive lungo il corso del Tibisco ha accolto con favore questa iniziativa. A Kanjiža, piccolo centro serbo vicino al confine, il sindaco Róbert Fejsztámer ha raccontato che “negli ultimi anni la paura delle piene era diventata una costante”. Ora, grazie al nuovo sistema di allerta, le scuole ricevono aggiornamenti via SMS e gli agricoltori possono organizzare meglio le irrigazioni. La Commissione Europea stima che prevenire i danni da alluvione potrebbe far risparmiare fino a 20 milioni di euro all’anno solo nella zona transfrontaliera.

Un modello da esportare in Europa centrale

L’iniziativa serbo-ungherese è sotto osservazione anche da altri Paesi della regione carpatico-danubiana. La commissaria europea per la Coesione e le Riforme, Elisa Ferreira, ha detto che “il modello usato sul Tibisco potrebbe essere copiato in altri bacini soggetti a stress climatico”. Il prossimo passo sarà integrare i dati con i sistemi meteorologici europei, per migliorare ancora la capacità di previsione. Solo così, spiegano gli esperti, si potrà passare da una gestione emergenziale a una vera prevenzione delle risorse idriche.

Mentre si attendono i primi risultati concreti, la collaborazione tra Serbia e Ungheria mostra come la tecnologia possa aiutare le comunità a fronteggiare le sfide del clima. Ma, come sottolineano gli studiosi dell’Università di Szeged, “la sfida più grande resta coinvolgere tutti, dai cittadini agli agricoltori”. Perché solo un impegno collettivo può garantire la sicurezza del fiume – e di chi vive sulle sue rive.

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