Rivoluzione blu: come le autostrade del mare riducono il traffico di Tir di 2,2 milioni all’anno

Napoli, 8 gennaio 2026 – Tornano sotto i riflettori le autostrade del mare, quei corridoi fondamentali che collegano l’Italia al Mediterraneo e all’Europa. A riaccendere l’attenzione è un rapporto del Censis, pubblicato poco prima di Natale. Lo studio, chiesto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti insieme a RAM (società interna al Mit), mette in luce un settore spesso dimenticato, ma che ha un ruolo chiave nel collegare Nord e Sud, produzione e mercati.

Le rotte che muovono l’Italia e il peso della blue economy

Il rapporto mostra che oggi le autostrade del mare coprono più di 52 mila chilometri di rotte, con 18 porti italiani di partenza e 23 destinazioni, di cui otto all’estero: Spagna, Malta, Grecia e Croazia. Un intreccio fitto, che negli ultimi vent’anni ha cambiato volto alla logistica italiana e spinto l’export. Nel documento si legge chiaro: “Il mare è la via principale per le merci italiane”. Nel 2024, più della metà di quello che importiamo e circa il 40% di quello che esportiamo viaggia via nave. L’Italia si conferma così protagonista della blue economy europea, con l’11,1% del valore aggiunto e l’11,5% dell’occupazione nel settore.

Meno camion sulle strade, meno CO₂ nell’aria

Uno dei dati più chiari riguarda il passaggio dal trasporto su gomma a quello marittimo. Dal 2004, grazie alle autostrade del mare sono stati evitati oltre 27 miliardi di chilometri percorsi da camion sulle strade italiane. Ogni anno, secondo il Censis, circa 2,2 milioni di camion vengono “tolti” dalle strade grazie all’intermodalità con il mare: un volume di merci pari a 58 milioni di tonnellate. L’effetto sull’ambiente è importante: si stimano riduzioni di 2,4 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno. “Un risultato da leggere anche alla luce degli obiettivi europei per la decarbonizzazione”, ha detto un portavoce del Ministero.

Italia leader nel Ro-Ro, esportazioni in grande crescita

L’Italia tiene salda la sua leadership nel settore Ro-Ro (trasporto di merci su ruote). Tra il 2006 e il 2024, le esportazioni con questa modalità sono cresciute del 77,8%. Se si guarda al periodo 2013–2024, l’aumento arriva addirittura al 126,7%. Sono numeri che raccontano non solo la forza del settore, ma anche la capacità di rispondere alle esigenze della logistica moderna. “Il Ro-Ro è una risposta concreta alla richiesta di flessibilità e velocità”, ha commentato un dirigente di RAM.

Armatori italiani in campo e investimenti pubblici

Dietro la crescita delle autostrade del mare ci sono anche gli armatori italiani. Negli ultimi vent’anni hanno più che raddoppiato i collegamenti settimanali, passati da 202 nel 2004 a 291 nel 2024, con un aumento del 163% sulle rotte internazionali. La flotta impegnata è cresciuta del 111% nello stesso periodo. Tra i porti più attivi spiccano Livorno (359 mila metri lineari di stiva a settimana), Genova (315 mila) e Catania (224 mila). Il Sud resta protagonista: Sicilia, Campania e Puglia raccolgono oltre metà delle tratte nazionali.

Sul fronte pubblico, il Pnrr ha stanziato oltre 1,4 miliardi di euro per potenziare i porti e altri 500 milioni per rinnovare la flotta. Gli armatori, intanto, stanno introducendo motori ibridi ed elettrici, lubrificazioni ad aria, droni per le ispezioni e big data per gestire le flotte. Le prime sperimentazioni per la cattura della CO₂ sono già in corso.

Un settore che cresce ma resta nell’ombra

Nonostante questi numeri, le autostrade del mare restano spesso fuori dai grandi discorsi pubblici. “Si parla tanto di alta velocità ferroviaria o di grandi strade, ma poco del mare”, ha ammesso un funzionario del Mit. Eppure è proprio qui che si gioca una parte decisiva del futuro competitivo dell’Italia. Solo allora, forse, il dibattito nazionale potrà davvero riconoscere il peso reale di questi corridoi blu che ogni giorno tagliano il Mediterraneo.

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