Amburgo, 26 gennaio 2026 – Undici Paesi europei si sono ritrovati oggi ad Amburgo per rafforzare la collaborazione sull’energia eolica offshore e sull’idrogeno nel Mare del Nord. L’obiettivo è chiaro: aumentare la sicurezza energetica della zona e tagliare la dipendenza dai combustibili fossili. L’incontro, organizzato dal governo tedesco, ha visto al tavolo Irlanda, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Germania, Danimarca, Norvegia, Islanda, Regno Unito, oltre a rappresentanti della Commissione Europea e della NATO.
100 gigawatt di eolico offshore: la sfida dei Paesi europei
Al vertice, chiamato North Sea Summit, i leader hanno confermato l’intenzione di portare avanti progetti congiunti per arrivare a produrre almeno 100 gigawatt di energia eolica offshore nei prossimi anni. Un traguardo ambizioso che, secondo fonti tedesche, “chiede investimenti coordinati e una pianificazione comune”, soprattutto per quanto riguarda le reti elettriche tra i Paesi e la sicurezza delle infrastrutture. “Vogliamo trasformare il Mare del Nord nella più grande riserva di energia pulita al mondo”, ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz all’apertura.
L’obiettivo è rafforzare la tenuta energetica dell’Europa occidentale e settentrionale, riducendo la vulnerabilità a crisi internazionali e attacchi informatici. Il summit ha fissato scadenze precise per le nuove infrastrutture e ha aperto tavoli tecnici su finanziamenti, costi e creazione di posti di lavoro nel settore delle rinnovabili.
Tensioni globali e critiche all’eolico: la risposta europea
Il vertice arriva in un momento di grande attenzione sulle politiche energetiche europee. Solo pochi giorni fa, al World Economic Forum di Davos, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva attaccato di nuovo l’energia eolica, definendo le turbine “per perdenti” e sostenendo che la Cina produce quasi tutti gli impianti senza usarli. Una posizione subito smentita dal portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, che ha ricordato come la Cina ospiti uno dei più grandi parchi eolici al mondo, nella provincia di Gansu (10 gigawatt), e abbia installato oltre 4,4 GW di nuova capacità offshore solo nella prima metà del 2025.
Secondo il think tank Ember, nel 2024 la produzione eolica cinese ha coperto il 40% del totale mondiale. Numeri che smentiscono Trump e confermano il ruolo sempre più importante dell’Asia nella transizione energetica globale.
Energia pulita per tagliare la dipendenza dal gas estero
Per i leader europei, puntare sull’energia pulita prodotta in casa significa anche evitare di essere in balia dei mercati internazionali. “Dipendere dai combustibili fossili – dalla Russia o da altri Paesi – ci rende fragili”, hanno detto il segretario all’Energia britannico Ed Miliband e il commissario UE per l’Energia Dan Jørgensen in una nota congiunta. “Sostenendo le rinnovabili, difendiamo il nostro interesse nazionale”.
Il tema della dipendenza è centrale: dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’UE ha ridotto molto il gas russo, ma ha aumentato le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti. Secondo l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, tra il 2021 e il 2025 il GNL americano importato nell’UE è passato da 21 a circa 81 miliardi di metri cubi. Nel 2025, tredici Paesi europei hanno comprato GNL dagli USA.
Il rischio di una nuova dipendenza: l’allarme degli esperti
Gli analisti avvertono che affidarsi troppo al GNL statunitense potrebbe portare agli stessi problemi già vissuti con il gas russo. Se tutti gli accordi attuali verranno rispettati, nel 2030 l’UE potrebbe arrivare a coprire fino all’80% delle sue importazioni di GNL dagli Stati Uniti (contro il 57% del 2025). Un rischio che va contro gli obiettivi del piano europeo REPowerEU, che punta invece a diversificare le fonti e ridurre la domanda.
Il summit di Amburgo ha messo al centro anche la necessità di rafforzare le “autostrade dell’energia” europee: otto corridoi strategici previsti dal nuovo “Pacchetto reti europee”. Solo così, hanno sottolineato i partecipanti, si potrà garantire l’indipendenza energetica e la stabilità, in un mondo segnato da tensioni geopolitiche e prezzi volatili.
Lavoro e investimenti: cosa aspettarsi dall’eolico offshore
Oltre agli aspetti tecnici e geopolitici, i governi hanno parlato anche delle ricadute occupazionali legate all’eolico offshore. Secondo le prime stime della Commissione Europea, i nuovi progetti potrebbero creare migliaia di posti di lavoro qualificati nei prossimi dieci anni. La collaborazione tra Stati sarà fondamentale per attirare investimenti pubblici e privati, velocizzare le autorizzazioni e assicurare una transizione energetica sostenibile.
Il prossimo incontro è già fissato per la primavera 2027, nei Paesi Bassi. Nel frattempo, i governi si sono impegnati a seguire da vicino l’andamento dei progetti e a scambiarsi dati su costi, vantaggi e impatti sociali delle nuove infrastrutture.