Olbia, 30 novembre 2025 – Tre anni dopo la scomparsa di Rosa Bechere, 60 anni, genovese di nascita ma da tempo residente a Olbia, le indagini sulla sua morte stanno finalmente accelerando. La Procura generale della Sardegna, guidata dal procuratore Luigi Patronaggio e dal sostituto Alessandro Bosco, ha riaperto il caso, puntando sull’ipotesi che il corpo della donna sia stato gettato in mare. Gli inquirenti, dopo aver scartato da tempo l’idea di un allontanamento volontario o di un suicidio, ora indagano per omicidio.
Ricerche serrate tra case e auto, la tecnologia al centro
Negli ultimi giorni, i carabinieri di Olbia e il Ris di Cagliari hanno passato al setaccio due abitazioni e una vecchia Fiat Tipo, alla ricerca di tracce biologiche riconducibili a Rosa Bechere. Guanti, tute bianche e luminol sono stati gli strumenti di una perquisizione accurata, prima in un appartamento di via Aretino, dove vivono Maria Giovanna Meloni (45 anni) e Giorgio Beccu (52), poi nelle campagne di Su Canale, nel comune di Monti. Qui i militari hanno cercato anche botole o cavità nascoste nelle pareti. “Cerchiamo qualsiasi indizio, anche la più piccola traccia può fare la differenza”, ha spiegato una fonte vicina alle indagini.
Gli occhi degli inquirenti sono puntati da tempo su Meloni e Beccu, accusati di aver ucciso Rosa e di averne nascosto il corpo. I due si professano innocenti. “Collaborano pienamente, siamo fiduciosi”, ha detto Giampaolo Murrighile, uno degli avvocati della coppia insieme ad Angelo Merlini.
Il corpo in mare? Indagini sul chiattino e ricerche nel golfo
Per gli investigatori, il corpo di Rosa potrebbe essere stato gettato in mare. In passato, il chiattino della coppia era stato sequestrato e sono state effettuate ricerche nella parte interna del golfo di Olbia, senza però trovare nulla di concreto. Nonostante questo, la pista resta una delle più seguite. “Non escludiamo nessuna ipotesi”, ha detto un carabiniere impegnato nelle ricerche.
Intanto, proseguono le audizioni di testimoni, tra cui familiari e conoscenti che hanno avuto contatti con Meloni e Beccu nei giorni dopo il 25 novembre 2022, data della scomparsa di Rosa. I carabinieri stanno ricostruendo ogni spostamento della coppia, controllando ogni dettaglio delle loro versioni.
Un movente economico dietro la tragedia
Secondo l’accusa, Meloni e Beccu avrebbero agito per mettere le mani sui risparmi che Rosa teneva in casa e sulle sue carte Bancoposta e Postamat, dove arrivava il reddito di cittadinanza. In ballo ci sono anche circa novemila euro di arretrati che l’Inps avrebbe dovuto versare a dicembre 2022. Gli investigatori ipotizzano che la coppia abbia cercato di stordire Rosa con una dose letale di benzodiazepine – un potente sedativo – forse per facilitare una rapina. La donna era già stata ricoverata una volta in ospedale; la seconda volta potrebbe esserle stata fatale.
Nei giorni successivi alla scomparsa, con le carte di Rosa sono stati fatti acquisti. Per questi reati minori – rapina e uso illecito di carta di credito – è in corso un processo con rito abbreviato al tribunale di Tempio.
La svolta arriva dai familiari: opposizione all’archiviazione
La riapertura dell’inchiesta è stata possibile grazie all’opposizione al decreto di archiviazione presentata dai familiari di Rosa. Il compagno Davide Iannelli è seguito dall’avvocato Abele Cherchi; la sorella Gavina da Cristina Cherchi; i fratelli Andrea e Antonio da Edoardo Morette. “Non ci siamo mai arresi”, ha detto uno dei parenti fuori dal tribunale.
Il caso si inserisce in un quadro già difficile: nel marzo 2022, sempre a Olbia, era stato ucciso Tony Cozzolino nelle case popolari di via Petta – bruciato vivo dopo un litigio con Davide Iannelli, compagno di Rosa, condannato all’ergastolo. Pochi mesi dopo è scomparsa lei.
Dal carcere una lettera: “Era tutto per me”
Dal carcere è arrivata anche una lettera scritta a mano dal marito di Rosa, consegnata al suo avvocato. Poche righe, intense. “Era tutto per me”, ha scritto, ribadendo di non aver nulla a che fare con quello che è successo.
Le indagini continuano senza sosta. Gli investigatori puntano sulla tecnologia – luminol, analisi del Dna, nuove testimonianze – per fare finalmente luce su un caso rimasto congelato per tre anni. Nel frattempo, Olbia e la famiglia di Rosa Bechere restano in attesa, con il fiato sospeso.