Scoperte e sfide: il Trattato sull’Alto Mare segna una nuova era per gli oceani

Londra, 19 gennaio 2026 – Dal 17 gennaio è ufficiale il Trattato sull’Alto Mare, noto come “Accordo sulla Biodiversità oltre le Giurisdizioni Nazionali” (BBNJ). Un passo storico per la governance globale degli oceani. Dietro a questa intesa ci sono le Nazioni Unite, i governi di tutto il mondo e, in primo piano, l’Unione europea, protagonista nei negoziati che hanno portato a questo risultato. L’obiettivo è chiaro: gestire insieme e in modo sostenibile circa metà della superficie terrestre e oltre il 95% del volume degli oceani, finora senza regole comuni.

Alto Mare, finalmente un quadro chiaro

Per la prima volta, il Trattato BBNJ mette in piedi un sistema giuridico internazionale per proteggere le acque internazionali, quelle che si estendono oltre le giurisdizioni nazionali. Stiamo parlando di spazi enormi: secondo le Nazioni Unite, coprono circa 230 milioni di chilometri quadrati, un’area che finora era regolata da norme sparse e spesso inefficaci. “Un salto avanti fondamentale per la biodiversità marina”, ha detto Virginijus Sinkevičius, commissario europeo all’Ambiente. L’accordo prevede la creazione di aree marine protette, l’obbligo di valutare l’impatto ambientale di ogni attività umana e la promozione di ricerche scientifiche condivise.

L’Europa guida la partita, reazioni positive nel mondo

L’Unione europea ha giocato un ruolo da protagonista, sia diplomatico sia tecnico. Bruxelles ha fatto da regista, coordinando una posizione comune tra i 27 Stati membri e spingendo per standard ambientali rigorosi e trasparenti. “Abbiamo lavorato anni per arrivare a questo risultato”, ha ricordato Pascal Lamy, consigliere speciale per gli affari marittimi della Commissione UE. Oltre 60 Paesi, tra cui Francia, Germania, Italia e Spagna, hanno già ratificato il trattato. Molte organizzazioni ambientaliste hanno accolto la notizia con entusiasmo. Greenpeace International parla di una “svolta attesa da decenni”, mentre il WWF sottolinea che “solo una gestione globale può salvare gli ecosistemi oceanici”.

Cosa cambia per la tutela degli oceani

Con il BBNJ in vigore, tutte le attività economiche nell’alto mare – dalla pesca alle esplorazioni minerarie, passando per il trasporto marittimo – dovranno rispettare nuove regole condivise. Ogni progetto che potrebbe danneggiare gli ecosistemi marini dovrà sottoporsi a una valutazione d’impatto ambientale. Inoltre, il trattato introduce un sistema per dividere equamente i benefici derivanti dalle risorse genetiche marine, un tema molto delicato soprattutto per i Paesi in via di sviluppo. “Non si tratta solo di difendere la natura, ma anche di garantire giustizia nell’accesso alle risorse”, ha spiegato il ministro norvegese per il Clima, Espen Barth Eide.

Le sfide dietro al nuovo sistema

Nonostante l’entusiasmo, restano dubbi su come il trattato verrà davvero applicato. Controllare cosa succede nell’alto mare richiederà tecnologie all’avanguardia e una cooperazione mai vista tra Stati. Fonti diplomatiche a New York raccontano che si stanno già discutendo modi per rafforzare i controlli satellitari e migliorare lo scambio di dati tra le autorità marittime. Qualcuno teme anche che alcuni Paesi extraeuropei possano interpretare le regole in modo più flessibile.

L’Italia punta a un ruolo da protagonista

Per l’Italia, che ha ratificato il trattato lo scorso dicembre, il BBNJ è un’occasione per rafforzare la sua voce nei tavoli internazionali sulla tutela del mare. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha detto: “Proteggere gli oceani è una priorità strategica per il nostro Paese”. Nei prossimi mesi sono attese le prime riunioni operative tra i firmatari. Solo allora si vedrà se la nuova governance saprà davvero fare la differenza per la salute degli oceani – e per il futuro delle comunità costiere che da loro dipendono.

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