Scopri il mondo affascinante del vino biologico: un viaggio tra foglie e sapori da valorizzare

Roma, 29 gennaio 2026 – In Italia, oggi, un quinto della produzione agricola è biologica. Una quota che supera di gran lunga la media europea e che, per chi lavora nel settore, è sia un punto di forza sia una sfida ancora aperta. Il dato – 20% per l’agricoltura in generale, 21% per la viticoltura – è stato al centro del convegno “Un Mare di foglie”, tenutosi il 24 gennaio a Roma, in occasione della presentazione della nuova Guida Bio – Selezione Vini 2026, curata da Antonio Stanzione e pubblicata da Rubbettino Editore. Nonostante questa crescita, però, il biologico fatica a raggiungere il consumatore, soprattutto nei grandi supermercati.

Costi alti e una distribuzione ancora difficile

Fare agricoltura biologica vuol dire affrontare spese maggiori. A spiegarlo è stata Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, intervenuta al convegno insieme ad Alessandro D’Elia (Suolo e Salute), l’enologo Vincenzo Mercurio, Sabrina Alfonsi (assessore all’Agricoltura del Comune di Roma) e Diana Lenzi (Coldiretti). “I rischi naturali sono più alti, la produzione può variare in quantità e qualità”, ha detto Mammuccini. Questo si riflette sul prezzo finale: spesso più alto rispetto ai prodotti tradizionali, rendendo il biologico meno competitivo sugli scaffali.

Gli operatori sottolineano come la grande distribuzione punti ancora al prezzo più basso, penalizzando così chi produce in modo sostenibile. “Oggi il valore massimo è tutto nella trasformazione e nella distribuzione – ha sottolineato Mammuccini – mentre il produttore resta schiacciato”. Un equilibrio delicato, che rischia di mettere in crisi proprio quelle aziende che lavorano con metodi rispettosi dell’ambiente.

Il vero prezzo dell’agricoltura convenzionale

Ma c’è un conto nascosto dietro ai prezzi bassi. Lo ha ricordato Mammuccini, citando uno studio Deloitte sull’agricoltura olandese: quello che il consumatore risparmia al supermercato, alla fine si trasforma in un costo per la collettività. “Con un valore economico di 13,3 miliardi di euro – ha spiegato – si generano costi sociali per 18,6 miliardi”. Tra questi, emissioni di gas serra (7,9 miliardi), inquinamento da azoto (7,2 miliardi) e perdita di biodiversità (2,58 miliardi). Il risultato? Un saldo negativo di 5,3 miliardi ogni anno.

Al contrario, dicono i dati presentati, una filiera biologica efficiente e innovativa potrebbe portare un bilancio positivo di 2,7 miliardi di euro. Ma per arrivarci serve che i consumatori siano più informati e che le aziende ricevano un sostegno concreto nella loro transizione ecologica.

Etichette e trasparenza: serve chiarezza

Il tema della trasparenza è stato messo in luce da Alessandro D’Elia, direttore generale di Suolo e Salute. “Il bollino Zero Residui può essere applicato anche a prodotti trattati con decine di fitofarmaci chimici – ha spiegato – basta aspettare che i residui scendano sotto i limiti di legge”. Una situazione paradossale, secondo D’Elia: “È come dire che l’aria di Roma o Milano è pulita solo perché non supera i limiti previsti per il blocco del traffico”.

Per lui e gli altri relatori serve una comunicazione più chiara verso i cittadini. Solo così si potrà rafforzare la fiducia nel biologico e spingere a scelte di acquisto più consapevoli.

Incentivi e politica: cosa manca davvero

Sul fronte delle politiche pubbliche, la richiesta è chiara. “Abbiamo più volte chiesto di abbassare l’IVA sui prodotti biologici”, ha ricordato Mammuccini. L’idea è rendere il prezzo più accessibile senza mettere in difficoltà le imprese. Tra le proposte anche bonus per l’infanzia e per le donne in gravidanza, riconoscendo il valore del bio per la salute.

“Purtroppo – ha ammesso la presidente di FederBio – queste misure non hanno mai avuto i fondi necessari”. Eppure, dicono gli operatori, solo incentivando i consumi e informando bene i cittadini si potrà davvero sostenere il passaggio a un’agricoltura più verde.

Il futuro del bio: tra mercato e sostenibilità

Il nodo cruciale resta il prezzo giusto lungo tutta la filiera. “Serve un equilibrio tra quanto spende il consumatore e il reddito dell’agricoltore”, ha ribadito Mammuccini. La grande distribuzione deve cambiare passo: “Non basta usare il bio come spot pubblicitario. Bisogna dare valore reale alle pratiche sostenibili con scelte concrete”.

In Italia il biologico cresce, ma resta in bilico tra costi alti e poca visibilità sugli scaffali. Solo con una maggiore consapevolezza collettiva e politiche mirate si potrà trasformare questa eccellenza in un vero volano per l’economia verde del Paese.

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