Vito Mancuso svela il suo progetto In mare aperto a Pinerolo

Pinerolo, 29 gennaio 2026 – Ieri sera, nella sala “Bonhoeffer” di Pinerolo, Vito Mancuso ha dato il via al ciclo di incontri “In mare aperto. Pluralità di orizzonti per (non?) credenti”, promosso insieme dalla Chiesa Valdese e dalla Chiesa Cattolica di Pinerolo. Un evento molto atteso, che ha richiamato oltre cento persone pronte a confrontarsi su spiritualità, fede e libertà interiore in tempi incerti e pieni di interrogativi.

Tra fede e ricerca: un viaggio comune

Ad aprire la serata, poco dopo le 21, è stato il vescovo Derio Olivero. Ha spiegato il senso del titolo: “In mare aperto è l’immagine di chi lascia la riva delle certezze per affrontare le grandi domande della vita. Credenti e non, insieme, si trovano a navigare in acque sconosciute, dove il dialogo diventa fondamentale”. Olivero ha ricordato anche il recente Patto di cammino comune tra le Chiese cristiane in Italia, sottolineando come questa iniziativa sia parte di un percorso ecumenico ormai ben radicato sul territorio.

Tra il pubblico, volti noti della comunità, giovani universitari, qualche insegnante in pensione, tutti hanno seguito con attenzione l’invito a riflettere insieme. “Oggi non è semplice parlare di fede senza scivolare nei soliti luoghi comuni”, ha detto una signora, mentre si accomodava tra le prime file.

Mancuso: “La spiritualità nasce dalla ferita”

Il cuore dell’incontro è stato il confronto tra Vito Mancuso e Sabina Baral, da anni impegnata nel lavoro culturale della Chiesa Valdese. Baral ha iniziato con una domanda diretta: “In una società sempre più secolarizzata, la spiritualità non rischia di diventare un prodotto da consumare?”. Mancuso non ha evitato la questione: “La ricerca spirituale – ha detto – nasce dalla ferita, dalla sofferenza concreta della vita. Non serve a cancellare il dolore, ma a imparare a conviverci”.

Per Mancuso, la spiritualità vera rifiuta risposte facili o già pronte. “Non è una medicina per il benessere momentaneo”, ha spiegato, “ma un modo per coltivare dentro di noi gli strumenti che ci aiutano a superare il nostro personale ‘mare aperto’”. Le sue parole hanno raccolto diversi segni di approvazione tra chi ascoltava.

I nodi del cristianesimo messi a nudo

Durante la serata non sono mancati riferimenti ai temi più spinosi del pensiero cristiano: il male, la sofferenza innocente, il significato della croce. Mancuso li ha affrontati senza cercare vie d’uscita facili. “Il dolore innocente resta uno scandalo”, ha ammesso, “ma la fede non può essere ridotta a una risposta rassicurante. È piuttosto un esercizio di libertà interiore”.

Al centro del discorso, la differenza tra un io “minuscolo”, chiuso nell’ego, e un io “maiuscolo”, capace di aprirsi a qualcosa di più grande. “In ogni essere umano – ha detto Mancuso – c’è una traccia del divino. È questa la radice comune delle grandi tradizioni spirituali”.

Un pubblico attento e coinvolto

La sala “Bonhoeffer”, con sedie in legno e luci soffuse, si è riempita già dalle 20.30. C’era chi prendeva appunti, chi ascoltava in silenzio. Il clima è rimasto raccolto per tutta la serata, senza applausi fuori posto o interruzioni.

“Non cerchiamo risposte definitive”, ha detto Sabina Baral prima dei saluti finali. “Vogliamo creare uno spazio dove si possa parlare liberamente di dubbi e domande”. E l’intento è sembrato centrato: molti sono rimasti a discutere anche dopo la chiusura, scambiandosi impressioni e riflessioni.

“In mare aperto” guarda al futuro

Il ciclo “In mare aperto” continuerà nelle prossime settimane con altri ospiti e temi legati alla ricerca spirituale e al dialogo tra credenti e non credenti. L’obiettivo è offrire un luogo di confronto sincero, lontano dalle tensioni ideologiche.

“Solo così – ha ricordato il vescovo Olivero – possiamo imparare a navigare insieme nel mare aperto della vita”. Una sfida che a Pinerolo, almeno per una sera, è sembrata accolta con entusiasmo.

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