Catania, 20 febbraio 2026 – Il tribunale di Catania ha sospeso il fermo amministrativo e la multa inflitti alla Sea Watch 5, la nave dell’omonima ong tedesca. La nave potrà quindi tornare in mare, dopo aver salvato 18 persone, tra cui due bambini piccoli, il 25 gennaio scorso, al largo delle coste siciliane. La decisione, arrivata questa mattina, mette per ora una pausa a una vicenda che ha riacceso il dibattito sulle operazioni di soccorso nel Mediterraneo e sulle misure prese dalle autorità italiane contro le ong.
Stop al fermo: cosa ha deciso il tribunale
La prefettura di Catania aveva fermato per 15 giorni la Sea Watch 5 e le aveva comminato una multa, accusandola di violazioni nelle norme italiane sul soccorso e la gestione dei migranti. Secondo gli atti, la nave aveva salvato persone in acque internazionali e poi le aveva portate al porto siciliano indicato come place of safety. Il fermo era arrivato pochi giorni dopo lo sbarco, scatenando subito le reazioni dell’ong e di vari politici.
Perché è stato sospeso il fermo
Nel suo provvedimento, il giudice ha scritto che “non ci sono le condizioni per mantenere il fermo amministrativo”, sottolineando che il soccorso in mare è una priorità riconosciuta da trattati internazionali e dalle leggi europee. “Abbiamo sempre rispettato le leggi e i principi umanitari”, ha detto Johannes Bayer, portavoce della Sea Watch, che ha accolto con soddisfazione la decisione. La difesa dell’ong ha sottolineato che il fermo avrebbe messo a rischio la capacità di intervento delle navi umanitarie in situazioni di emergenza.
Il salvataggio del 25 gennaio
Tutto è partito dal soccorso della Sea Watch 5 nelle prime ore del 25 gennaio, a circa 40 miglia a sud di Lampedusa. A bordo dell’imbarcazione in difficoltà c’erano 18 migranti, inclusi due bambini sotto i cinque anni. L’allarme era stato lanciato da Alarm Phone, la piattaforma che monitora le richieste d’aiuto nel Mediterraneo centrale. Dopo ore di navigazione, la ong ha ottenuto il via libera per attraccare a Catania, dove i naufraghi sono stati assistiti da Croce Rossa e autorità sanitarie.
Le reazioni: tra soddisfazione e cautela
La sospensione del fermo ha diviso le opinioni. Le ong parlano di “vittoria per la legalità e i diritti umani”, come ha detto Riccardo Gatti, responsabile delle operazioni italiane di Sea Watch. Ma alcuni esponenti della maggioranza di governo hanno espresso dubbi, definendo la situazione “una zona grigia” che potrebbe incentivare le partenze dalla Libia. “Serve chiarezza sulle regole”, ha sottolineato il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, chiedendo un maggior coordinamento a livello europeo.
Norme in discussione e prossimi sviluppi
Il nodo dei fermi amministrativi alle navi delle ong resta al centro dello scontro tra Italia e Unione Europea. Negli ultimi mesi, diverse imbarcazioni hanno subito sanzioni simili, con ricorsi in tribunale. La sentenza di oggi non chiude la partita: la prefettura di Catania può fare appello o prendere nuovi provvedimenti se emergono nuovi elementi. Intanto, la Sea Watch 5 potrà tornare a navigare nel Mediterraneo centrale.
Il ruolo cruciale delle ong nel Mediterraneo
Secondo l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR), nel 2025 le navi umanitarie hanno salvato più di 13mila persone tra Italia e Malta. Le ong ribadiscono il loro ruolo “insostituibile” nelle operazioni di soccorso, mentre le autorità italiane chiedono più trasparenza e collaborazione. “Non possiamo lasciare nessuno indietro”, ha confidato una volontaria di Sea Watch, incontrata ieri al porto di Catania. Eppure, il dibattito resta acceso: tra sicurezza e umanità, il Mediterraneo continua a essere un campo di tensioni e speranze.