Roma, 14 novembre 2025 – Il Ministero dell’Economia ha messo mano alle regole sull’IMU, dando ai sindaci più libertà per alleggerire le tasse su alcune categorie di immobili. Tra questi, ci sono le case al mare utilizzate per lunghi periodi dai proprietari e gli immobili dichiarati inagibili. Le novità, contenute in un allegato al decreto firmato dal vice-ministro Maurizio Leo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale mercoledì, vogliono rendere più flessibile la gestione dell’imposta comunale. Le amministrazioni locali potranno quindi muoversi con più margine, ma restano fermi i limiti sull’aliquota massima.
IMU, nuovi margini ai Comuni ma con regole chiare
Il documento del Tesoro traccia il perimetro entro cui i Comuni possono muoversi. Stabilisce regole uniformi e vieta di superare l’aliquota massima prevista dalla legge. In pratica, i sindaci potranno modulare la tassa in base allo stato degli immobili e alle esigenze dei contribuenti, ma senza sforare i limiti nazionali. “Abbiamo voluto semplificare alcune situazioni già note e dare nuovi strumenti ai sindaci per intervenire su casi particolari”, ha detto una fonte del Ministero.
Per le case al mare, la novità riguarda gli immobili “a disposizione”: cioè quelli non affittati né dati in comodato, ma usati dai proprietari per un certo numero di mesi l’anno. Una misura che potrebbe interessare migliaia di persone nelle località costiere, specialmente chi trascorre lunghi periodi nella seconda casa senza affittarla.
Legge di bilancio, la bagarre in Senato
Nel frattempo, alla Commissione Bilancio del Senato è esplosa la discussione sulla legge di bilancio. Sono arrivati circa 5.500 emendamenti. Di questi, 1.600 arrivano dalla maggioranza (con Forza Italia a quota 677, Fratelli d’Italia circa 500, Lega 399 e Noi Moderati 62), mentre le opposizioni ne hanno presentati circa 3.800. Entro il 18 novembre si dovranno scegliere i “segnalati”: in tutto saranno 414.
Tra le opposizioni, il Movimento 5 Stelle ha depositato 1.671 emendamenti, il Partito Democratico 1.160, Alleanza Verdi e Sinistra 533 e Italia Viva 354. Azione si ferma a 96. I temi toccano salari, congedi paritari, Irpef, il ritorno di Opzione donna e l’aumento del Fondo sanitario per assumere personale.
Le proposte unite delle opposizioni: salario minimo e welfare al centro
In una nota congiunta, i capigruppo di Pd, M5s, Avs e Iv – Francesco Boccia, Stefano Patuanelli, Peppe De Cristofaro e Raffaella Paita – hanno sottolineato di aver presentato un pacchetto comune di 16 emendamenti alla manovra. “È un segnale chiaro di convergenza sui nodi economici e sociali più importanti per il Paese”, hanno detto.
Le proposte puntano sul salario minimo, l’allargamento della no tax area, la riduzione del drenaggio fiscale, la StartTax per i giovani, il ritorno di Transizione 4.0 e più fondi per scuola e università. Sul fronte sicurezza, chiedono di bloccare l’aumento dell’età pensionabile per le forze dell’ordine e di fermare il centro migranti in Albania, destinando quei soldi alla sicurezza interna.
Le critiche alla manovra: “Nessun effetto su crescita e consumi”
Il senatore Pd Antonio Misiani, responsabile economia del partito, ha definito la legge di bilancio “la più piccola dal 2014”. Secondo lui, avrà “impatto zero su crescita e consumi” e addirittura penalizzerà gli investimenti delle imprese. Misiani ha annunciato tre emendamenti a costo zero: una legge sul salario minimo per contrastare la contrattazione pirata, l’estensione della procedura semplificata delle ZES a tutto il territorio e contratti di lungo periodo per abbassare il costo dell’energia alle PMI.
Anche il leader M5S Giuseppe Conte, intervenuto a Ostuni durante un evento pubblico, ha chiesto di alzare la no tax area a 20mila euro, aumentare l’assegno unico per i figli e investire di più nella sanità. “Questo governo punta tutto sulle spese militari – ha detto Conte – e costringe le famiglie a tirare la cinghia sulla spesa quotidiana”.
La patrimoniale secondo Alleanza Verdi e Sinistra
Tra le proposte di Alleanza Verdi e Sinistra spicca una patrimoniale sui “super patrimoni”. Tino Magni, capogruppo Avs in Commissione Bilancio, ha spiegato che sono stati presentati 533 emendamenti per una “contromanovra” incentrata su sanità, casa, lavoro, trasporti e welfare. “Dopo anni di alta inflazione e salari bassi – ha detto Magni – proponiamo di fermare il drenaggio fiscale, superare il precariato e introdurre un contributo straordinario sulle grandi ricchezze”.
Avs chiede anche di tagliare la spesa per armamenti e per il Ponte sullo Stretto di Messina, oltre a eliminare i sussidi dannosi per l’ambiente per finanziare interventi di efficienza energetica e fondi contro la povertà.
La battaglia sulla manovra entra ora nel vivo. Nei prossimi giorni si capirà quali proposte passeranno il filtro della Commissione e approderanno in Aula.