Roma, 18 dicembre 2025 – Dal 2026 chi chiederà soccorsi ingiustificati o causerà interventi di polizia e carabinieri per dolo o grave negligenza dovrà pagare di tasca propria i costi dell’operazione. È quanto prevede un emendamento alla manovra, presentato dal governo e ora all’esame della Commissione Bilancio del Senato. Una mossa pensata per responsabilizzare i cittadini e ridurre le spese pubbliche legate agli interventi di emergenza.
Soccorsi a pagamento, cambia tutto dal 2026
La novità riguarda soprattutto i soccorritori alpini e in mare, cioè polizia e carabinieri impegnati in queste attività. Secondo il testo modificato dal governo, chi chiamerà aiuto senza un vero motivo o chi, con comportamenti volontari o molto imprudenti, provocherà situazioni di pericolo, dovrà coprire le spese sostenute dallo Stato. La misura, spiegano fonti parlamentari, si applicherà solo se si accerta che la richiesta era ingiustificata o che chi ha chiamato è direttamente responsabile.
Il provvedimento, che sarà messo ai voti nei prossimi giorni, segue la linea tracciata dal Consiglio dei ministri il 17 ottobre scorso. Allora la stretta riguardava solo gli interventi della Guardia di Finanza. Ora invece la norma si allarga anche a polizia e carabinieri, allargando così il campo di applicazione.
Perché questa stretta
Da quanto dicono esponenti della maggioranza, l’obiettivo è doppio: evitare che chiamate inutili o comportamenti irresponsabili pesino sulle casse pubbliche; e spingere a una maggiore prudenza, soprattutto in montagna o in mare, dove ogni anno si contano centinaia di interventi. “Non vogliamo penalizzare chi è davvero in difficoltà – ha detto un senatore della Commissione Bilancio – ma scoraggiare abusi e leggerezze che mettono a rischio non solo chi li compie, ma anche chi soccorre”.
Il tema non è nuovo. In alcune regioni alpine da anni si pagano multe o rimborsi per chi va fuori pista senza attrezzatura o ignora divieti. Ora però la questione si allarga a livello nazionale e coinvolge anche le forze dell’ordine.
Come funzionerà il nuovo sistema
Dal 2026, ogni richiesta di soccorso dovrà essere giustificata. Se si scopre che l’intervento poteva essere evitato o che l’emergenza è stata causata da dolo o grave negligenza, scatterà l’obbligo di rimborso. Restano da definire i dettagli su come si accerteranno le responsabilità e su quali criteri si calcoleranno i costi da addebitare.
Le prime indicazioni dicono che sarà compito delle autorità valutare caso per caso. “Non sarà automatico – ha precisato una fonte del Ministero dell’Interno – ma si farà un’istruttoria che tenga conto di tutte le circostanze”. Resta da chiarire anche la possibilità di ricorso per chi dovrà pagare.
Le prime reazioni
La proposta ha già acceso dibattiti. I soccorritori chiedono chiarezza: “Il rischio – dice un volontario del Soccorso Alpino del Piemonte – è che qualcuno esiti a chiamare aiuto quando serve davvero”. Dall’altra parte, molti amministratori locali vedono la misura come un modo per ridurre gli interventi inutili e far capire a chi frequenta ambienti pericolosi l’importanza di stare attenti.
Sul fronte politico, le opposizioni chiedono garanzie per chi si trova in difficoltà reale. “Ci vuole equilibrio – ha detto un deputato del Partito Democratico – nessuno deve avere paura a chiedere aiuto”.
I prossimi passi
L’emendamento sarà discusso nei prossimi giorni dalla Commissione Bilancio del Senato. Se passa, entrerà in vigore il 1° gennaio 2026. Intanto il governo prepara i decreti attuativi, indispensabili per mettere a punto le modalità e i limiti della nuova norma. Un passaggio tecnico, ma decisivo per evitare dubbi e garantire trasparenza.
Il dibattito resta aperto. Tra chi chiede rigore e chi teme conseguenze indesiderate, la questione dei soccorsi a pagamento si prepara a diventare uno dei temi caldi della manovra di fine anno.