Roma, 7 novembre 2025 – Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026, il Parlamento ha introdotto una novità destinata a far discutere: l’articolo 129, che consente di far pagare chi chiama i soccorsi in mare e in montagna senza un motivo valido. Dal prossimo anno, quindi, chi attiva un intervento della Guardia di Finanza per dolo, grave negligenza o richiesta infondata, rischia di dover saldare il conto. Una mossa pensata per responsabilizzare, ma che già mette in allarme appassionati e operatori.
Soccorsi a pagamento: cosa cambia davvero
L’articolo 129 della manovra stabilisce che dal 2026 gli interventi di ricerca e salvataggio della Guardia di Finanza potranno avere un costo a carico di chi li chiede senza motivo. Non si tratta di una tassa su tutti i salvataggi, ma di un modo per far pagare chi abusa del servizio o si mette in pericolo senza necessità.
Il costo sarà calcolato con un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, basato sulle spese reali per personale, mezzi, carburante e attrezzature. Ogni anno le tariffe saranno aggiornate seguendo l’andamento dei prezzi al consumo secondo l’ISTAT. Insomma, il prezzo non sarà fisso: varierà in base alla durata, alla complessità dell’intervento, al numero di uomini coinvolti e al luogo – che sia mare aperto, costa o montagna.
Quando si paga e chi rischia
La parola d’ordine è responsabilità personale. Il pagamento scatterà solo se si accerta che la richiesta era senza fondamento o che l’emergenza è stata causata da dolo o grave negligenza. Chi si trova davvero in pericolo o chi chiama per un problema reale continuerà a essere assistito gratuitamente, come previsto dal diritto internazionale e dalle convenzioni sui naufraghi.
Ma i dubbi non mancano. “Chi decide cosa sia una richiesta ingiustificata?” si chiede Marco Bertolini, istruttore nautico a Porto Ercole. “Se sono un principiante e mi spavento per due metri d’onda, rischio di dover pagare migliaia di euro solo per aver avuto paura?” È un timore condiviso da tanti diportisti, preoccupati che la norma possa portare a interpretazioni troppo rigide o arbitrarie.
Il dibattito acceso tra giuristi e addetti ai lavori
L’articolo 129 ha già scatenato un acceso confronto tra esperti, associazioni e operatori della nautica. Molti chiedono regole chiare per evitare errori o abusi. “Serve trasparenza sui criteri”, spiega Anna Rossi dell’Unione Nazionale Circoli Nautici. “Chi va in mare deve poter chiedere aiuto senza paura”.
Gli esperti temono che questa norma possa creare confusione e frenare chi si trova in difficoltà. Se la paura di dover pagare blocca la chiamata di soccorso, le conseguenze potrebbero essere gravi. “Meglio una chiamata in più che una tragedia”, confida un ufficiale della Guardia Costiera, che preferisce restare anonimo.
Perché la norma riguarda solo la Guardia di Finanza
Un punto importante riguarda a chi si applica la norma. L’articolo 129 riguarda solo gli interventi della Guardia di Finanza, che dipende dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, lo stesso che ha varato la legge. La Guardia Costiera, invece, fa parte della Marina Militare e risponde al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: per questo continuerà a garantire gratuitamente i soccorsi in mare.
Aspettando il decreto: le regole da definire
La norma entrerà in vigore solo dopo il decreto attuativo del MEF, che dovrà fissare tempi, modalità e importi. Solo allora si capirà come saranno valutati i singoli casi e quali criteri serviranno per distinguere tra imprudenza, colpa grave e semplice errore. Nel frattempo, il mondo della nautica aspetta, tra richieste di chiarimenti e preoccupazioni per la sicurezza.
Il dibattito è appena cominciato. Con la nuova stagione di uscite in barca alle porte, molti si chiedono se questa norma cambierà davvero il modo di vivere il mare o se basteranno pochi aggiustamenti per trovare un equilibrio tra responsabilità e diritto al soccorso.