Roma, 7 novembre 2025 – Questa mattina, nella sede della Regione Lazio, Antonio Aurigemma, presidente del Consiglio regionale, ha puntato i riflettori sul nuovo Patto euromediterraneo come un’occasione concreta per rilanciare il dialogo e la collaborazione tra le sponde del Mediterraneo. Una sfida, ha detto, che si potrà vincere solo se le promesse si tradurranno in risultati tangibili per i cittadini. “Le politiche che funzionano nascono vicino alla gente: nei comuni e nelle regioni, dove ogni giorno gli obiettivi si trasformano in servizi”, ha spiegato davanti a una platea fatta di amministratori locali, funzionari e rappresentanti europei.
Territori protagonisti: la chiave della cooperazione euromediterranea
Durante il suo intervento, Aurigemma ha sottolineato l’importanza di dare una voce stabile ai territori nei processi decisionali europei. “Bisogna legare ogni scelta strategica a risultati concreti nelle città, nelle aree interne e nelle comunità costiere delle tre sponde”, ha detto. Un richiamo a colmare quel divario che troppo spesso separa le grandi strategie europee dalla vita di tutti i giorni. Solo così, ha aggiunto, “la cooperazione euromediterranea smetterà di essere una lista di buone intenzioni e diventerà realtà”.
Il presidente ha portato come esempio le difficoltà che incontrano i piccoli comuni per accedere ai fondi europei. “Chi è più piccolo fa più fatica”, ha ammesso, riferendosi alle lunghe e complicate procedure che spesso scoraggiano gli enti con pochi mezzi. In sala, diversi sindaci hanno annuito. Tra loro Marco Bianchi, primo cittadino di Ventotene, che ha confidato: “Senza un supporto tecnico vero rischiamo di restare esclusi dai progetti più importanti”.
Semplificare per aiutare i piccoli comuni
Un altro passaggio chiave è stato il tema della semplificazione delle regole per ottenere i fondi europei. Aurigemma ha chiesto procedure più snelle e strumenti di accompagnamento che affianchino i comuni dalla fase di progettazione fino alla realizzazione. “Servono uffici di supporto – ha detto – strumenti che facilitino gli investimenti senza far ricadere i rischi sulle comunità locali”. Un bisogno che trova d’accordo anche l’Anci Lazio, da tempo impegnata a chiedere più trasparenza e assistenza tecnica per i piccoli enti.
Nel Lazio, spiegano dalla Regione, sono oltre 250 i comuni con meno di 5mila abitanti. Molti di questi faticano a presentare progetti competitivi ai bandi europei, spesso per mancanza di personale specializzato o per la complessità delle procedure. “Non basta mettere i soldi a disposizione – ha osservato Aurigemma – bisogna far sì che arrivino davvero ai territori”.
Contare i risultati: la strada per politiche efficaci
Il presidente ha poi ribadito l’importanza di collegare ogni decisione a risultati concreti e misurabili. “Non possiamo permetterci politiche calate dall’alto – ha detto – dobbiamo assicurarci che ogni euro speso porti effetti reali nelle città, nei borghi dell’entroterra e nelle comunità costiere”. Un metodo che punta a superare la retorica degli annunci e a mettere al centro il controllo costante degli interventi.
Nel dibattito che è seguito, alcuni amministratori hanno chiesto di mettere in piedi un sistema trasparente per valutare gli investimenti europei sul territorio. “Solo così – ha commentato una funzionaria della Città Metropolitana di Roma – potremo capire dove intervenire e come migliorare”.
Guardare avanti: un patto per non lasciare indietro nessuno
La giornata si è chiusa con un appello a una responsabilità condivisa tra istituzioni europee, nazionali e locali. Aurigemma ha invitato tutti a lavorare insieme per fare del nuovo Patto euromediterraneo uno strumento efficace, che risponda davvero alle esigenze delle persone. “La sfida – ha concluso – è trasformare le strategie in servizi concreti, accessibili anche ai piccoli comuni e alle aree più fragili”.
Nei prossimi mesi sono in programma nuovi incontri tra le regioni italiane e i partner dei Paesi mediterranei. L’obiettivo è chiaro: costruire una cooperazione che parta dai territori e arrivi fino alle istituzioni europee, senza lasciare indietro nessuno.