Miami, 27 febbraio 2026 – Quattro cittadini americani sono morti e sei sono rimasti feriti in una sparatoria avvenuta nelle acque cubane, a circa un miglio nautico da Cayo Falcones, nella provincia di Villa Clara. È successo mercoledì mattina. Secondo il governo dell’Avana, la Guardia di frontiera cubana ha intercettato un motoscafo registrato in Florida e da qui sarebbe scoppiato uno scontro a fuoco. Ma dalla Florida arriva una netta smentita: il procuratore generale, James Uthmeier, ha bollato le notizie come “completamente inattendibili” e promette di fare pressione per far luce su quanto accaduto.
Cuba accusa, Florida nega: un confronto acceso
I dettagli dell’incidente sono ancora confusi. Le autorità cubane raccontano che una motovedetta con cinque uomini di equipaggio si è avvicinata al motoscafo – con targa FL7726SH – per un controllo. Ma, dicono, gli americani a bordo avrebbero sparato per primi. La Guardia cubana avrebbe risposto subito. Nel conflitto, quattro persone sul motoscafo sono morte e sei sono rimaste ferite. Anche il comandante della motovedetta cubana è tra i feriti.
L’Avana parla apertamente di “attacco terroristico”, sottolineando che proteggere le acque nazionali è “fondamentale per la stabilità della regione”. Non sono stati forniti dettagli sulle identità né sui motivi delle persone coinvolte. I feriti sono stati portati via e curati negli ospedali locali.
Washington non crede a Cuba: “Fonti inaffidabili”
Oltre lo stretto, la risposta è stata immediata e dura. Il procuratore della Florida, James Uthmeier, ha definito “completamente inattendibili” le notizie arrivate da Cuba. “Faremo il possibile – ha detto – per assicurarci che chi è responsabile della morte dei nostri cittadini risponda davanti alla legge”. Parole che ricalcano la storica sfiducia tra Washington e L’Avana.
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha detto che gli Stati Uniti agiranno “di conseguenza”, ma ha ammesso che per ora hanno solo le informazioni fornite da Cuba. “Negli USA, di solito non ci fidiamo di quello che dicono le autorità cubane”, ha aggiunto Rubio in una dichiarazione ai media locali.
Chi erano e perché erano lì? I misteri restano
Molte domande restano senza risposta. Cuba non ha rivelato i nomi delle vittime né spiegato perché il motoscafo fosse così vicino alla costa. Secondo fonti locali, l’imbarcazione era partita dalla Florida poche ore prima. Non è chiaro se si trattasse di un tentativo di traffico illegale o di un viaggio privato finito in tragedia.
Non ci sono conferme indipendenti sulle identità dei coinvolti. La polizia di Miami-Dade ha detto di essere in contatto con il Dipartimento di Stato per raccogliere più informazioni. “Stiamo lavorando con le autorità federali – ha detto un portavoce – per chiarire ogni dettaglio”.
La tensione cresce, scattano le richieste di chiarimenti
L’episodio rischia di far salire la tensione tra Stati Uniti e Cuba, già segnata da anni di diffidenza. Le autorità americane hanno chiesto spiegazioni ufficiali all’Avana, mentre a Miami si sono tenute le prime proteste davanti al consolato cubano. I familiari delle vittime si sono radunati ieri sera davanti alla polizia locale, chiedendo chiarezza e giustizia.
Il governo cubano, dal canto suo, ha ribadito la sua linea dura sulla protezione dei confini marittimi. In una nota del Ministero degli Interni si legge che “ogni violazione delle acque territoriali sarà affrontata con la massima severità”. Un messaggio chiaro, senza margini di interpretazione.
Una ferita aperta nei rapporti tra Washington e L’Avana
Solo nelle prossime ore, forse nei giorni a venire, si potrà ricostruire con precisione cosa è successo al largo di Cayo Falcones. Per ora restano versioni contrapposte e un clima di tensione crescente tra Washington e L’Avana. Intanto, le famiglie coinvolte e l’opinione pubblica americana chiedono verità e giustizia, senza sosta.