Taranto, 1 dicembre 2025 – Ridare a Taranto il suo vero rapporto con il mare: è questo l’appello lanciato ieri mattina da Fabio Paolillo, segretario di Confartigianato Taranto. Chiede un cambio di rotta nella gestione di alcuni dei luoghi più simbolici della città. Tre punti in particolare – il muraglione dell’Arsenale, l’ex Tartarugaio e l’ex Gambero – sono al centro della sua richiesta. Da anni, queste aree sono state lasciate al degrado o in attesa di interventi che non arrivano. Eppure, secondo l’associazione, potrebbero diventare un motore di rinascita sia urbana che sociale.
Il muro che separa Taranto dal mare
Il primo problema è il muraglione dell’Arsenale. Un lungo muro che taglia la città dal suo mare. “Non ha più senso che ci sia”, dice Paolillo, indicando proprio quella barriera come il simbolo della distanza che si è creata tra Taranto e il suo fronte marittimo. Oggi, chi cammina lungo via Di Palma o guarda dalle strade vicine, vede solo un muro grigio e chiuso. Qualche varco c’è, ma è sbarrato da cancelli arrugginiti che lasciano intravedere a stento l’acqua. “Serve un confine nuovo, più aperto – spiega Paolillo – che lasci passare la luce e ridia continuità, non solo visiva, ma anche culturale con il mare”.
Ex Tartarugaio, da luogo spento a centro di cultura marina
Non va meglio all’ex Tartarugaio, che si affaccia sul Mar Grande. Oggi è un edificio abbandonato, spesso ignorato dai turisti che arrivano con le crociere. Ma secondo Confartigianato, quell’immobile potrebbe diventare un vero e proprio Centro del Mare. Uno spazio dedicato alla storia marittima di Taranto, con musei, mostre e una terrazza aperta a tutti. “Taranto deve raccontarsi attraverso il mare che ha alle spalle”, sottolinea Paolillo. Un luogo di accoglienza che potrebbe far nascere nuova economia e creare occasioni di incontro tra cittadini e visitatori.
Ex Gambero, un nuovo cuore per artigiani e cultura
L’ex Gambero è il terzo pezzo del puzzle. Da anni abbandonato, si trova ai piedi della Città Vecchia e versa in stato di degrado. Qui l’idea è chiara: trasformarlo in uno spazio per artigiani, botteghe e eventi culturali. “Pensiamo a un punto di ritrovo che riporti vita e socialità al quartiere”, spiega Paolillo. Un luogo dove le produzioni locali possano trovare spazio e visibilità, un ponte tra il centro storico e le periferie occidentali.
Esempi da guardare in Europa e in Italia
Confartigianato ricorda che non si tratta di un sogno irrealizzabile. In altre città italiane ed europee, iniziative simili hanno già cambiato il volto di interi quartieri. A Marsiglia, per esempio, un’area dismessa è diventata il MUCEM. A Barcellona, i vecchi moli industriali sono stati trasformati in spazi pubblici vivi e frequentati. Anche Genova con il Porto Antico ha dimostrato come il recupero del fronte mare possa portare sviluppo, lavoro e migliore qualità della vita. “Abbiamo modelli concreti da cui prendere esempio”, ricorda Paolillo.
Gli artigiani in prima linea: serve un confronto subito
Gli artigiani di Taranto sono pronti a dare il loro contributo. “L’artigianato è uno degli elementi chiave per far rivivere i quartieri”, si legge nella nota di Confartigianato. Dove ci sono botteghe, laboratori e mestieri, i luoghi tornano a vivere. Per questo l’associazione chiede un confronto immediato con il Comune, la Marina Militare e tutte le istituzioni coinvolte.
Un appello per passare dalle parole ai fatti
Fabio Paolillo chiude con un appello chiaro: “Non basta annunciare la rigenerazione urbana”. Servono scelte concrete, condivise e coraggiose. Taranto – ribadisce Confartigianato – merita una città più aperta, accessibile, che torni a sentirsi davvero sua. E per farlo, deve tornare a guardare e vivere il suo mare. Solo così quelle promesse di anni potranno finalmente diventare realtà per tutta la comunità.