Brindisi, 1 dicembre 2025 – Questa mattina, nella riserva naturale di Torre Guaceto, in provincia di Brindisi, sono state consegnate agli artigiani delle cooperative La Bussola e Socopes delle cassette di plastica dura, lavabili e riutilizzabili. L’iniziativa, promossa dal Consorzio di Gestione di Torre Guaceto insieme alla start up per la sostenibilità Sea the Change e alla Fondazione Cetacea, vuole dire addio alle classiche cassette in polistirolo, spesso causa di rifiuti che finiscono in mare. Un passo concreto, spiegano i promotori, per limitare l’impatto delle attività umane sugli ecosistemi della costa.
Addio polistirolo: ecco le nuove cassette per una pesca più green
Sono 180 le nuove cassette distribuite agli operatori locali. Realizzate in plastica dura, si puliscono facilmente e resistono all’usura. Sono pensate per durare a lungo e per tagliare la produzione di rifiuti. “Vogliamo ridurre l’impatto delle attività umane sugli habitat e sulle specie marine”, ha detto Vito Birgitta, vicepresidente del Consorzio, durante l’incontro al centro visite della riserva, Al Gawsit. Per Birgitta, lasciare il polistirolo è un vantaggio non solo per l’ambiente, ma anche per la pesca locale: “Questa scelta porterà benefici all’intera costa, assicurando tutela e sviluppo sostenibile. Dobbiamo continuare su questa strada, lavorando sempre di più insieme a realtà virtuose come quella dei pescatori”.
Pubblico e privato uniti per il mare
La consegna delle cassette fa parte del progetto “Netreborn”, promosso da Sea the Change con il supporto della Fondazione Cetacea – che si occupa di proteggere tartarughe e mammiferi marini tra Emilia Romagna e Marche – e del gruppo tedesco SNP. “Siamo felici di aver portato avanti questo progetto con tanti partner che ringraziamo”, ha detto Luca Barani, Ceo di Sea the Change. Barani ha sottolineato come la collaborazione tra pubblico e privato possa essere un esempio da seguire: “Con Netreborn vogliamo avviare un percorso per ampliare le nostre attività in Puglia e aiutare a proteggere gli ecosistemi marini. Crediamo che il settore privato abbia un ruolo importante nello sviluppo locale”.
Allarme inquinamento acustico sotto il mare
Durante l’incontro, insieme al direttore del centro regionale mare di ARPA Puglia, Nicola Ungaro, e al funzionario Giuseppe Locuratolo, si è parlato anche di un altro pericolo per la vita marina: l’inquinamento acustico. La Fondazione Cetacea ha presentato il piano di monitoraggio che coinvolge direttamente i pescatori nella raccolta di dati per il progetto europeo Interreg UNDERSEA. “Con il supporto di ARPA Puglia studiamo i rumori sotto il mare”, ha spiegato Alice Pari, responsabile comunicazione della Fondazione. Pari ha invitato i pescatori a usare una nuova app per condividere in modo anonimo le rotte in mare: “Con questi dati ci aiuteranno a capire da dove viene l’inquinamento acustico e a valutarne l’effetto sugli animali marini, anche quelli di interesse commerciale”.
Un modello da esportare per salvare il mare
La giornata si è chiusa con un appello a rafforzare la collaborazione tra enti pubblici, imprese e comunità locali. Il vicepresidente Birgitta ha ribadito l’importanza di “lavorare sempre più insieme”, mentre Barani ha auspicato che iniziative come quella di Torre Guaceto possano essere imitate lungo altre coste italiane. I pescatori delle cooperative coinvolte hanno accolto con entusiasmo le nuove cassette: “Sono più pratiche, si lavano facilmente e non si rompono”, ha raccontato uno degli artigiani presenti. Un piccolo cambiamento nelle abitudini quotidiane che, dicono gli organizzatori, può fare la differenza nella battaglia contro l’inquinamento marino.