Pechino, 16 novembre 2025 – Nelle ultime ore, due navi della Guardia Costiera cinese hanno solcato le acque intorno alle isole Senkaku, territorio sotto amministrazione giapponese ma rivendicato da Pechino come Diaoyu. L’episodio arriva in un momento di forte tensione diplomatica tra i due Paesi. La conferma è arrivata domenica da una nota ufficiale della China Coast Guard, a pochi giorni dalle dichiarazioni della premier giapponese Sanae Takaichi, che aveva parlato di un possibile intervento militare di Tokyo in caso di attacco cinese a Taiwan.
Senkaku: nuova incursione cinese nelle acque contese
Secondo la China Coast Guard, la nave “1307” insieme ad altre unità ha “pattugliato le acque territoriali delle Diaoyu”. L’operazione è stata definita “legittima” e mirata a “difendere i diritti e gli interessi” della Cina nella zona. Le isole, otto scogli disabitati nel Mar Cinese Orientale, sono da decenni al centro di una disputa che coinvolge anche Taiwan. Il Giappone le controlla dal 1972, ma Pechino ne rivendica la sovranità storica.
Anche il ministero degli Esteri giapponese ha confermato la presenza delle navi cinesi, protestando ufficialmente all’ambasciata di Pechino a Tokyo. “Abbiamo espresso la nostra forte opposizione a questa intrusione nelle acque territoriali giapponesi”, ha detto un funzionario di Tokyo, chiedendo il ritiro immediato delle unità.
Lo scontro si scalda dopo le parole di Takaichi su Taiwan
L’episodio segue una settimana di tensioni crescenti tra Pechino e Tokyo. La premier Takaichi, nota per le sue posizioni nazionaliste, aveva dichiarato che il Giappone sarebbe pronto a “rispondere militarmente” in caso di un attacco cinese a Taiwan. Parole che hanno scatenato la dura reazione di Pechino: il console generale cinese a Osaka ha definito le affermazioni di Takaichi “provocatorie”, aggiungendo – con toni insoliti – che “chi si espone con la testa sporca deve essere tagliato”.
Tokyo ha risposto con una protesta diplomatica formale, convocando l’ambasciatore cinese. Pechino ha replicato chiamando a sua volta il rappresentante giapponese. Nel frattempo, il governo cinese ha lanciato un avviso di viaggio ai propri cittadini, invitandoli a evitare spostamenti in Giappone per motivi di sicurezza.
Collegamenti a rischio e clima di incertezza
L’allarme cinese ha avuto effetti immediati. Tre compagnie aeree cinesi, tra cui Air China e China Eastern, hanno annunciato che i biglietti per il Giappone acquistati nei prossimi giorni potranno essere cambiati o rimborsati senza penali. Una mossa che riflette la paura e il clima di incertezza tra i viaggiatori cinesi.
La crisi arriva in un momento già delicato, segnato da rivalità strategiche. In questi giorni, la Cina ha messo in servizio la sua terza portaerei, la Fujian, mentre il presidente Xi Jinping ha ribadito la volontà di rafforzare i rapporti con altri Paesi asiatici, come emerso durante la visita del re della Thailandia a Pechino.
Taiwan e la nuova linea giapponese
Sul fronte Taiwan, Tokyo mantiene ufficialmente una linea di “ambiguità strategica”: non riconosce l’indipendenza dell’isola, ma chiede che ogni controversia si risolva senza conflitti. Tuttavia, le recenti parole di Takaichi segnano un cambio rispetto alla prudenza abituale del Giappone.
Taiwan, che si governa autonomamente dal 1949 dopo la fuga del leader nazionalista Chiang Kai-shek, è vista da Pechino come una “provincia ribelle”. Le autorità dell’isola ribadiscono che solo i suoi abitanti possono decidere il futuro. Ma la Cina non ha mai escluso l’uso della forza per riportare Taiwan sotto il suo controllo.
Uno sguardo alle reazioni internazionali
L’incidente alle Senkaku/Diaoyu rischia di far salire ulteriormente la tensione nel Mar Cinese Orientale, dove le schermaglie tra navi militari e guardacoste sono ormai frequenti. Gli Stati Uniti, alleati storici del Giappone, seguono con attenzione. Fonti diplomatiche a Washington avvertono che “ogni escalation potrebbe alterare l’equilibrio nella regione”.
Per ora, sia Tokyo che Pechino sembrano intenzionate a mantenere la pressione senza arrivare allo scontro diretto. Ma il clima resta teso: come ha confidato un funzionario giapponese incontrato ieri al ministero degli Esteri, “basta poco perché la situazione sfugga di mano”.