The colorful world of vomiting: why it’s a natural part of life

Sydney, 27 dicembre 2025 – Due barche hanno deciso di ritirarsi dalla Rolex Sydney Hobart Yacht Race 2025 a causa di seri episodi di mal di mare tra i membri dell’equipaggio. La scelta, presa nelle prime ore del mattino a largo della costa del Nuovo Galles del Sud, ha riportato sotto i riflettori un tema spesso sottovalutato nelle regate d’altura: la salute e la sicurezza a bordo.

Il mal di mare non è una debolezza

Nella notte tra il 26 e il 27 dicembre, mentre la flotta affrontava le prime onde del Bass Strait, i team di Roaring Forty (categoria doppio) e Troubadour hanno annunciato il ritiro. La causa? Diversi membri dell’equipaggio soffrivano di forti sintomi di mal di mare, con nausea, disidratazione e spossatezza. “Non è una questione di orgoglio o di inesperienza”, ha spiegato un medico della regata, “il mal di mare può colpire chiunque, anche i più navigati”.

Spesso considerato un problema da principianti, in realtà il mal di mare è una reazione fisica che coinvolge l’orecchio interno e il sistema nervoso. “Non c’è niente di cui vergognarsi”, ha raccontato uno dei velisti tornati a Sydney, ancora pallido ma sollevato. “Quando il corpo dà segnali chiari, bisogna ascoltarli”.

La sicurezza prima di tutto

La Rolex Sydney Hobart Yacht Race è una delle regate più famose e dure al mondo. Ogni anno, decine di equipaggi si sfidano sulle 628 miglia nautiche che separano Sydney da Hobart, attraversando mari spesso imprevedibili. Eppure, come sottolineano gli organizzatori, “la priorità resta sempre la sicurezza delle persone”.

Il regolamento permette al comandante di ritirarsi in qualsiasi momento per motivi di salute. “Non è un segno di debolezza, ma di buon senso”, ha detto un veterano della gara. “Meglio tornare a casa sani e salvi che rischiare complicazioni gravi”. Del resto, nelle ultime edizioni almeno il 10% delle barche ha abbandonato per il maltempo o problemi fisici dell’equipaggio.

Il secchio: un alleato prezioso

Tra l’attrezzatura obbligatoria a bordo, oltre alle vele e ai sistemi di navigazione, c’è sempre il vecchio secchio. Può sembrare un oggetto semplice, ma in condizioni difficili è il più usato e condiviso durante tutta la traversata. “Quando il mare si fa duro”, racconta un marinaio con vent’anni di esperienza, “il secchio gira di mano in mano come una staffetta. Non conta più la dignità, solo il lavoro di squadra”.

Disidratazione e perdita di energia sono rischi concreti. Se tanti membri dell’equipaggio finiscono a letto, incapaci di muoversi o bere, il ritiro diventa inevitabile. “Non è una sconfitta”, ribadisce il medico della regata. “È leadership. Significa mettere la sicurezza delle persone davanti al risultato”.

Una scelta difficile, ma necessaria

Lasciare la gara lascia sempre un retrogusto amaro. Lo ammettono anche i protagonisti: “È dura da digerire”, ha confessato uno degli skipper coinvolti. “Ma la Hobart ci sarà anche il prossimo anno. I miei compagni devono esserci ancora”. Il Bass Strait non perdona chi ignora i segnali del corpo.

Secondo la federazione velica australiana, oltre il 90% dei velisti d’altura ha sofferto almeno una volta di mal di mare durante una regata lunga. Solo pochi sembrano immuni – ma in realtà nessuno ci crede davvero.

Il valore umano della scelta

Alla fine, la vera sfida della Sydney Hobart non è solo contro il tempo o le onde, ma contro i propri limiti fisici e mentali. “Ritirarsi per proteggere l’equipaggio non è arrendersi”, ha spiegato un portavoce della regata. “È mettere le persone al primo posto”. Un messaggio che vale più di qualsiasi premio.

Le barche Roaring Forty e Troubadour sono tornate in porto tra le 8 e le 10 del mattino, accolte da tecnici e familiari. Nessun rimprovero, solo pacche sulle spalle e qualche sorriso tirato. Perché, come dicono i veterani del molo: “Questa è vela d’altura. Non sofferenza da copione”.

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