Bari, 4 dicembre 2025 – A Torre a Mare, il piccolo borgo di pescatori a sud di Bari, la pesca tradizionale sta vivendo giorni drammatici. Sono appena sette i pescatori rimasti, e da mesi aspettano una risposta sul dragaggio del porticciolo, un intervento rimandato da anni e che molti considerano l’ultima speranza per salvare un mestiere antico.
Porticciolo bloccato dalla sabbia: la pesca è in ginocchio
Il porto di Torre a Mare è quasi inutilizzabile. Le barche restano incastrate nella sabbia che si è accumulata nel tempo, rendendo difficile uscire in mare. L’ultimo dragaggio risale al 1998. Da allora solo promesse e rinvii. A settembre 2024 i pescatori hanno esposto uno striscione sul molo: “Siamo al collasso”. Oggi, dicono, la situazione è la stessa.
Nonostante la gara pubblica abbia assegnato i lavori, il cantiere non è mai partito. Un contenzioso lungo mesi tra il Comune e il Consorzio Stabile Valori S.c.a.r.l., vincitore dell’appalto, ha bloccato tutto. Solo recentemente le parti hanno trovato un accordo, senza costi aggiuntivi per l’amministrazione. Ma i tempi restano incerti.
Soldi arrivati, ma i lavori slittano ancora
A novembre 2024 è arrivata la conferma: la Regione Puglia ha stanziato al Comune quasi 1,7 milioni di euro per il dragaggio. Palazzo di Città ha già messo da parte circa un milione per la nuova progettazione. Un gruppo di ingegneri sta definendo come procedere. È stata individuata anche la ditta che analizzerà i fondali.
Ma fra permessi dell’Arpa, tempi tecnici per il progetto (che si sperava di avere pronto a luglio) e l’iter per la gara d’appalto, il rischio è che il porto resti bloccato fino all’estate 2026. “Non vediamo passi avanti”, ammettono i pescatori. Temono anche che i fondi non coprano tutte le spese.
I “camerini” fatiscenti: un peso troppo grande per i pescatori
Non è solo il porto a creare problemi. I pescatori devono fare i conti anche con i “camerini”, i box dove conservano le attrezzature. Per quasi settant’anni li ha gestiti la Cooperativa del Levante. Cinque anni fa sono passati alla cooperativa dei sette pescatori rimasti, con un canone annuo di 3.300 euro.
Negli ultimi giorni sono stati accatastati, ma ora servono lavori di ristrutturazione. “Non ce la faremo mai a pagarli”, dicono i pescatori. “Con un Isee di circa novemila euro all’anno, non possiamo permetterci spese extra”. I box sono in condizioni precarie e vanno messi in sicurezza al più presto.
Un appello chiaro alle istituzioni: “Serve un aiuto vero”
I pescatori chiedono un confronto con le istituzioni, sia locali sia regionali. “A Nderlalanza i box sono stati sistemati con un bando pubblico”, spiegano. “Perché non farlo anche qui?”. L’idea è rimettere a norma i camerini e aprire la cooperativa anche agli appassionati, con canoni accessibili.
“Se per il dragaggio i tempi sono quelli che sono, almeno chiediamo di non doverci sobbarcare altre spese”, aggiungono. Ma finora nessuna risposta concreta è arrivata, né sui lavori né sugli aiuti economici.
Una tradizione a rischio: “Così siamo costretti a chiudere”
Il pericolo che la pesca a Torre a Mare sparisca è più reale che mai. “Il porto è bloccato, i box cadono a pezzi: non si può andare avanti così”, confessano i pescatori. “Se non arriva una mano, dovremo mollare”. Un colpo durissimo per un borgo che ha sempre vissuto di mare e pesca. Oggi, tra burocrazia e ritardi, vede sgretolarsi una storia lunga secoli.