Tragedia in mare: i diportisti uccisi mentre si arrendevano e fuggivano dagli Stati Uniti

Miami, 6 dicembre 2025 – Emergenza nuovi dettagli sull’attacco americano del 2 settembre scorso contro una barca sospettata di traffico di droga. L’operazione, finora presentata come un successo nella lotta al narcotraffico, ora solleva dubbi sulla legittimità dell’obiettivo e sulle modalità d’intervento del comando statunitense. Secondo il New York Times, diverse persone che hanno visto i video dell’attacco raccontano che i sopravvissuti si sarebbero arrampicati sullo scafo rovesciato della barca, agitando le braccia in segno di soccorso o resa, oppure per segnalare la propria posizione ad altri presunti trafficanti.

Il Congresso mette sotto esame l’attacco

L’episodio, avvenuto in acque internazionali e rivendicato dall’amministrazione Trump come un colpo al narcotraffico diretto verso gli Stati Uniti, è ora nel mirino di un’indagine parlamentare. La legalità dell’operazione viene messa in discussione da più parti. Fonti della CNN riferiscono che l’ammiraglio Frank Bradley, responsabile dell’azione e ascoltato in Congresso questa settimana, ha ammesso che la barca colpita non stava puntando verso gli Stati Uniti. “I presunti trafficanti uccisi stavano cercando di raggiungere una nave più grande, diretta in Suriname”, avrebbe detto Bradley ai parlamentari, secondo due fonti vicine alla sua testimonianza.

Il Suriname, piccolo Stato sudamericano a est del Venezuela, non è considerato una rotta principale per il traffico di droga verso gli Usa. Eppure, l’ammiraglio avrebbe spiegato che “c’era comunque la possibilità che la droga potesse poi arrivare negli Stati Uniti”. Per questo, ha sostenuto, l’attacco alla barca più piccola era giustificato, anche se non era diretta direttamente verso le coste americane.

Sopravvissuti, segnali di resa e regole d’ingaggio

Dalle prime ricostruzioni, alcuni sopravvissuti sarebbero rimasti aggrappati allo scafo dopo l’attacco. Bradley ha detto di pensare che queste persone stessero cercando di continuare il traffico nonostante il naufragio. Ma questa versione è contestata da esperti legali e osservatori internazionali. Molti sostengono che i gesti dei sopravvissuti fossero chiari segnali di resa o di richiesta d’aiuto.

A complicare il quadro, nuove testimonianze raccolte da fonti investigative parlano di militari che avrebbero sparato anche ai naufraghi per eliminarli. Se fosse vero, si tratterebbe di una violazione grave delle norme internazionali sui conflitti armati e delle regole d’ingaggio previste dalle convenzioni di Ginevra.

Dubbi sulla legittimità e reazioni internazionali

La vicenda ha scatenato reazioni immediate tra giuristi e difensori dei diritti umani. Secondo diversi esperti citati dal New York Times, l’attacco potrebbe configurarsi come un crimine di guerra e un uso illegittimo della forza. Di norma, le operazioni contro il traffico di droga in mare prevedono l’arresto degli equipaggi, non la loro eliminazione fisica.

Fonti diplomatiche sudamericane hanno espresso preoccupazione per quanto accaduto, chiedendo spiegazioni sulle modalità dell’intervento e sulle ragioni di una escalation così pesante. “Non si possono usare mezzi letali senza una minaccia diretta e immediata”, ha detto un funzionario del Ministero degli Esteri del Suriname, contattato telefonicamente nella notte.

Indagini aperte e possibili sviluppi

Per ora, il Pentagono non ha commentato le nuove accuse. La commissione del Congresso incaricata di fare chiarezza ha chiesto di vedere i filmati integrali dell’attacco e le comunicazioni tra i comandi coinvolti. Fonti interne al Parlamento parlano di altri ufficiali e analisti militari che potrebbero essere ascoltati nelle prossime settimane per chiarire la catena di comando e le responsabilità.

Resta da vedere se questo episodio porterà a rivedere le regole d’ingaggio nelle operazioni anti-narcotraffico degli Stati Uniti o se resterà un caso isolato. Intanto, la comunità internazionale segue con attenzione gli sviluppi, in attesa di risposte precise su responsabilità e conseguenze dell’operazione del 2 settembre.

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