Ucraina in tempesta: la guerra si avvicina a una crisi decisiva

Mosca, 14 novembre 2025 – L’industria petrolifera russa, tradizionalmente il cuore pulsante dell’economia del Paese, sta lentamente perdendo terreno. Non sono tanto le sanzioni occidentali o la domanda in calo a mettere in crisi il settore, quanto gli attacchi continui con droni ucraini. Da mesi, queste incursioni colpiscono le raffinerie russe ben oltre la linea del fronte, scavando un danno profondo.

Droni ucraini contro raffinerie: una guerra che consuma Mosca

Da questa estate, come riportano Tatiana Mitrova del Center on Global Energy Policy e Sergey Vakulenko del Carnegie Russia Eurasia Center, più della metà delle 38 raffinerie principali della Russia ha subito danni. Gli attacchi sono diventati più precisi e frequenti, spingendo il Cremlino a rivedere la gestione del settore energetico. “Il vero problema non è tanto il danno materiale, ma quello istituzionale e accumulato”, scrivono i due esperti su Foreign Affairs. Tradotto: il sistema si logora da dentro. Si fanno riparazioni di fortuna, mancano i pezzi di ricambio bloccati dalle sanzioni, e il personale è sotto pressione costante.

La Russia mantiene ancora una capacità di raffinazione sufficiente per evitare un collasso immediato. Ma ogni nuovo attacco allunga i tempi di riparazione e mette a dura prova le scorte. “Chi attacca ha il vantaggio”, spiega Vakulenko. L’Ucraina cambia rapidamente obiettivi, costringendo Mosca a disperdere le difese. Gran parte dei sistemi antiaerei russi resta schierata in Ucraina, a protezione delle basi militari, lasciando vulnerabili le infrastrutture energetiche interne.

Droni sempre più letali: la lunga mano di Kiev arriva lontano

Rispetto ai primi mesi di guerra, i droni ucraini sono diventati più sofisticati e autonomi. Ora colpiscono impianti lontani dal confine. Lo scorso settembre, uno sciame di droni ha raggiunto la raffineria di Tyumen, a più di 2.000 chilometri dall’Ucraina. Il sito di Volgograd è stato preso di mira più volte e non è mai tornato a pieno regime. “È una guerra di logoramento studiata a tavolino”, dice Mitrova. L’obiettivo non è distruggere tutto in un colpo solo, ma consumare la resistenza del sistema russo.

Dietro questa strategia ci sono anche ragioni pratiche. Kiev non ha la potenza missilistica di Mosca, che produce circa 2.500 missili all’anno. Ma, secondo il presidente Volodymyr Zelensky, l’Ucraina ora sforna circa 4,5 milioni di droni ogni anno. Il carico utile è più leggero rispetto ai missili russi, ma la frequenza degli attacchi compensa questa differenza.

La risposta di Mosca: controllo stretto e settore bloccato

Il Cremlino ha reagito con misure d’emergenza: stop temporanei alle esportazioni di carburanti, tetti ai prezzi regionali, quote obbligatorie di consegna. Questi provvedimenti hanno tenuto a bada i prezzi sul mercato interno, almeno per ora. Ma, avverte Mitrova, “ogni nuovo livello di controllo rende il settore più rigido e meno efficiente”. Le compagnie petrolifere denunciano margini in calo e un’ingerenza statale sempre più pesante.

Paradossalmente, le interruzioni nelle raffinerie non hanno ancora colpito seriamente le entrate da esportazione del petrolio russo. Secondo Vakulenko, la produzione di prodotti raffinati è calata solo del 3% nei primi nove mesi del 2025 rispetto all’anno scorso. Ma il problema si accumula nel tempo.

Quando una raffineria si ferma, il greggio che avrebbe dovuto essere lavorato viene spesso venduto così com’è. Lo Stato continua a incassare le tasse sull’estrazione, ma le compagnie perdono valore aggiunto. “Vendere greggio invece dei prodotti raffinati può far perdere fino a 10 dollari al barile”, spiega Vakulenko.

Sabotaggi e minacce: la guerra si allarga

Gli attacchi ucraini non si limitano alle raffinerie. Si segnalano sabotaggi a oleodotti, terminal e navi che trasportano petrolio russo. Fonti occidentali raccontano di unità speciali ucraine che avrebbero piazzato mine magnetiche su imbarcazioni nei porti russi del Mar Nero e del Caspio.

Mitrova sottolinea che questa strategia va oltre il campo militare: “L’obiettivo è scoraggiare armatori, assicuratori e operatori dal fare affari con Mosca”. Un messaggio chiaro ai partner internazionali della Russia.

La risposta di Mosca non si è fatta attendere. A ottobre, missili e droni russi hanno colpito le infrastrutture energetiche ucraine, fermando il 60% della produzione nazionale di gas e rompendo la tregua tacita che finora aveva risparmiato i gasdotti diretti all’Europa.

Il futuro dell’industria petrolifera russa resta appeso a un filo

Secondo Mitrova e Vakulenko, il destino del petrolio russo dipende da tre elementi: quanti attacchi riuscirà a sopportare, la capacità di riparare i danni e l’andamento dei prezzi del greggio nel mondo. Le raffinerie lavorano ancora, ma con manutenzioni rimandate e riparazioni fatte in fretta, aumentando i rischi per sicurezza e efficienza.

“Le raffinerie russe rischiano di consumarsi sotto il peso di questi colpi ripetuti e di una burocrazia sempre più paralizzante”, conclude Vakulenko. Una metafora silenziosa, ma chiara, di questa guerra economica che scava sempre più in profondità tra Mosca e Kiev.

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