Tokyo, 5 novembre 2025 – Una nave spia cinese ha completato un giro durato quasi un mese intorno alle principali isole del Giappone, proprio mentre Tokyo stava mettendo in campo una delle sue più grandi esercitazioni militari degli ultimi anni. L’episodio, confermato dal Ministero della Difesa giapponese, si inserisce in un clima di tensione crescente nel Pacifico occidentale, dove Pechino sta aumentando la sua presenza navale.
La navigazione della nave spia cinese e la sorveglianza giapponese
Le autorità nipponiche hanno identificato la nave come CNS Kaiyangxing (numero scafo Type 815A), specializzata nella raccolta di informazioni. È stata tenuta d’occhio mentre passava martedì scorso attraverso lo Stretto di Osumi, a sud dell’isola di Kyushu. La nave stava tornando dall’oceano Pacifico occidentale verso il Mar Cinese Orientale. Le forze di autodifesa marittima giapponesi l’hanno seguita per tutto il tragitto, che si è svolto in acque internazionali, senza mai invadere le acque territoriali di Tokyo, che si estendono per circa 22 chilometri dalla costa.
Il viaggio della Kaiyangxing è cominciato tra il 28 e il 29 settembre, quando ha attraversato lo Stretto di Tsushima, tra il Giappone e la penisola coreana, entrando nel Mar del Giappone (noto in Corea come Mare dell’Est). Nei giorni seguenti la nave ha proseguito verso nord-est, fino a raggiungere l’estremità occidentale dello Stretto di Tsugaru, tra Hokkaido e Honshu. Da lì si è diretta verso est, in oceano. Il 4 ottobre aveva già lasciato quel canale, ma non è chiaro fino a che punto si sia spinta al largo delle coste giapponesi dopo quella data.
Esercitazioni militari e gioco di forza nella regione
Il passaggio della nave spia cinese è coinciso con una vasta esercitazione militare giapponese che ha coinvolto esercito, marina e aviazione. Le manovre si sono svolte sia sulle isole principali che su quelle più periferiche, oltre che nelle acque e nello spazio aereo intorno. Tra le prove simulate c’erano anche esercitazioni anti-nave, considerate fondamentali in un momento di crescente rivalità con Pechino.
Il Giappone, insieme a Taiwan e Filippine, fa parte della cosiddetta First Island Chain, una linea strategica sostenuta dagli Stati Uniti per fermare l’espansione militare cinese e proteggere aree sensibili come Taiwan e le acque contese del Mar Cinese Orientale. Secondo il Pentagono, la Marina cinese – oggi la più numerosa al mondo – ha intensificato le sue attività anche nelle zone economiche esclusive di altri Paesi, mandando regolarmente navi da ricognizione durante esercitazioni straniere.
Allarmi crescenti e parole ufficiali
Nel libro bianco sulla difesa 2025 del governo giapponese si legge: “La Cina ha intensificato le sue attività in tutta l’area che circonda il Giappone, soprattutto nel Mar Cinese Orientale, intorno alle isole Senkaku, nel Mar del Giappone e nel Pacifico occidentale, allargando la sua presenza oltre la prima catena insulare”. Un’analisi confermata anche dal rapporto annuale del Pentagono sulla forza militare cinese: “Negli ultimi anni l’Esercito Popolare di Liberazione ha iniziato a operare sia dentro che fuori la First Island Chain, anche nelle zone economiche di altri Paesi”.
La Cina non ha commentato ufficialmente l’episodio. In passato Pechino ha sempre detto che le sue navi rispettano il diritto internazionale e la libertà di navigazione. Ma fonti diplomatiche a Tokyo leggono la manovra come un segnale chiaro: “La Cina vuole mostrare la sua capacità di sorveglianza e di presenza navale proprio mentre il Giappone rafforza le sue difese”, spiega un funzionario del Ministero della Difesa.
Cosa succederà adesso? Tra strategie e alleanze
Resta da vedere come il governo giapponese intenda rafforzare ancora di più le sue difese marittime e aeree nei prossimi mesi. Gli esperti prevedono un aumento delle attività di sorveglianza e una collaborazione più stretta con Stati Uniti e alleati nella regione. Nel frattempo, la costante presenza di navi cinesi vicino alle acque giapponesi – come dimostra il recente passaggio della guardia costiera cinese nello Stretto di Tsugaru – alimenta il dibattito interno sulla sicurezza nazionale.
Il clima resta teso. “Non possiamo permetterci distrazioni”, ha confidato un ufficiale della Marina giapponese incontrato ieri al porto di Sasebo. “Ogni movimento viene registrato. Ogni passaggio conta”. Intanto, Tokyo si prepara a tenere d’occhio ancora più da vicino i suoi confini marittimi, in attesa delle prossime mosse di Pechino.