Un viaggio emozionante tra le onde: la magia de Le parole del mare

Roma, 6 febbraio 2026 – Piero Dorfles, giornalista e critico letterario triestino, torna con un saggio che unisce letteratura e navigazione, pubblicato da Sellerio nel 2025. Il libro, intitolato “Le parole del mare. Letteratura e navigazione”, è un viaggio personale e appassionato attraverso le molte suggestioni che il mare ha offerto alla scrittura e all’immaginario collettivo nel corso dei secoli. In 259 pagine, Dorfles si sofferma con cura sui dettagli, mostrando come la traversata in mare diventi una metafora della vita, fatta di calma apparente e inquietudine nascosta.

Il mare: specchio della vita umana

Dorfles parte da un’idea semplice ma potente: il mare accompagna l’umanità da millenni, eppure resta un enigma, noto solo in superficie. “Quando la letteratura parla di navigazioni”, scrive, “ci trasmette un sentimento doppio: serenità e inquietudine”. Non è una metafora banale della vita quotidiana, ma un’immagine della complessità dell’esistenza, della sua imprevedibilità e della tensione che attraversa ogni destino.

Per Dorfles il viaggio in mare non è mai soltanto uno spostamento fisico. È un’esperienza totale, un microcosmo che riflette le dinamiche sociali. Le navi, ricorda, sono state per lungo tempo “luoghi chiusi alle donne”, spazi dove si concentrano gerarchie, tensioni e solidarietà. Ma a bordo si caricano anche cose immateriali: idee, sogni, culture, lingue. Così la navigazione diventa anche un mezzo di scambio e contaminazione.

Le parole chiave della navigazione in letteratura

Il saggio si struttura attorno a una decina di parole simbolo – “bonaccia”, “naufragio”, “burrasca”, “ammutinamento”, “pesce”, “porto” – che fanno da guida per orientarsi tra testi e tempi diversi. Ogni parola apre una porta su un mondo narrativo differente: la bonaccia come sospensione del tempo, il naufragio come rottura improvvisa, la burrasca come prova estrema, l’ammutinamento come ribellione contro il potere.

Non mancano riferimenti precisi ai grandi classici: dall’“Odissea” di Omero ai romanzi di Conrad, passando per Melville e Stevenson. Dorfles richiama episodi famosi – Ulisse tra Scilla e Cariddi, il Pequod di “Moby Dick”, i marinai ribelli del “Bounty” – ma dedica spazio anche a testi meno conosciuti, riscoprendo pagine che spesso la critica ha trascurato. Il risultato è un mosaico ricco di richiami e suggestioni.

Un viaggio tra uomini, tempeste e storie

Il tono del libro è quello di un viaggiatore esperto che invita chi legge a salire a bordo. Niente erudizione fine a se stessa: ogni riferimento letterario è inserito nella realtà concreta della navigazione. Dorfles mescola citazioni a osservazioni personali, ricordi d’infanzia a Trieste – “il profumo salmastro del porto all’alba” – e aneddoti raccolti da marinai e studiosi.

“Il mare non è mai solo uno sfondo”, ha spiegato Dorfles durante la presentazione romana dello scorso dicembre alla Libreria Feltrinelli di via Appia. “È un protagonista silenzioso, una presenza che segna ogni scelta e ogni parola”. Parole che hanno colpito il pubblico, che ha raccontato di ritrovarsi nelle paure e nelle fascinazioni legate all’acqua descritte nel libro.

La letteratura come bussola per il presente

“Le parole del mare” si inserisce in un discorso più ampio sul ruolo della letteratura nel capire il mondo. Dorfles non si limita a elencare autori o titoli: vuole mostrare come la scrittura possa aiutare a affrontare l’incertezza della vita. “Navigare vuol dire accettare il rischio”, ha detto in un’intervista a Radio3. “E la letteratura ci insegna proprio questo: non aver paura della burrasca”.

Il libro – 259 pagine, prezzo di copertina 15 euro – è pensato sia per gli amanti dei romanzi d’avventura sia per chi cerca un modo per leggere il presente attraverso le metafore del passato. Un invito a partire senza certezze, affidandosi solo alla bussola delle parole.

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