Una preghiera toccante in mare aperto per onorare le vittime del naufragio

Trapani, 24 febbraio 2026 – Ieri, al largo di Trapani, una preghiera in mare aperto ha ricordato le vittime degli ultimi naufragi nel Mediterraneo. A bordo della barca a vela Safira, don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans, ha guidato una cerimonia insieme a rappresentanti di Refugees in Libya e delle Chiese siciliane. Un gesto semplice, silenzioso, per restituire nome e dignità a chi ha perso la vita tra le onde in una delle tragedie più gravi degli ultimi anni.

Tra fede e memoria: un rito per non dimenticare

Nel pomeriggio, a poche miglia dalla costa di Trapani, sulla Safira – già protagonista di missioni di soccorso – si sono susseguiti un rito cristiano, una preghiera musulmana e un momento civile. “Davanti a questi naufragi, la strage più grande del Mediterraneo degli ultimi anni, c’è stato silenzio e indifferenza. Chi ha parlato di loro? Chi ha pianto per loro?”, ha scritto don Mattia su Facebook, con un velo di amarezza per la scarsa attenzione pubblica. “Questa indifferenza ha ferito ancora di più la loro dignità”.

Il grido dei familiari: «Non dimenticateci»

Gli organizzatori spiegano che la cerimonia è nata anche su richiesta dei parenti delle vittime. “Siamo in contatto con familiari e amici di molti scomparsi; ci hanno chiesto di non dimenticarli, di pregare per loro, di restituire loro la dignità di fratelli e sorelle”, ha detto don Mattia. La decisione di celebrare la messa in mare, insieme a una preghiera musulmana e a un momento laico, è stata condivisa con le comunità religiose siciliane. “Abbiamo chiesto perdono a Dio e a loro per la nostra indifferenza e chiusura”, ha raccontato il sacerdote, “e invocato la conversione dei cuori”.

Un gesto che supera confini e fedi

La notizia della preghiera ha fatto il giro, suscitando reazioni da più parti. Don Mattia ha ringraziato per i messaggi arrivati da vescovi siciliani, religiosi e laici italiani, ma anche da comunità del Mediterraneo, dell’Africa subsahariana – da dove provenivano molte vittime –, dagli Stati Uniti, dall’America Latina e dalle Filippine. “Tutti loro, in ogni angolo del mondo, si sono uniti spiritualmente a noi”, ha detto il cappellano. A bordo c’era solo una piccola delegazione, ma “in comunione con noi c’era una moltitudine enorme di persone di buona volontà e della Chiesa”.

Preghiera e Quaresima: un momento di riflessione profonda

Il rito si è svolto all’inizio della Quaresima, tempo di raccoglimento e riflessione nella tradizione cristiana. “Nel mistero pasquale anche il dolore di queste ingiustizie viene riscattato”, ha ricordato don Mattia nell’omelia. “L’amore di Cristo eleva gli esclusi e gli oppressi alla gloria del Cielo, e a noi che restiamo dà la forza di lottare e servire”. Parole che hanno accompagnato il lancio di fiori e preghiere nel mare.

Un impegno che non si ferma

Per Mediterranea Saving Humans, questo gesto è un appello chiaro: “Una preghiera per dire basta alle morti in mare, per chiedere verità, riconoscimento e una degna sepoltura per ogni persona”, hanno dichiarato i volontari. L’obiettivo è ridare nome e dignità a chi è stato lasciato morire senza volto né storia. “Abbiamo affidato al mare fiori e memoria, rinnovando un impegno: non dimenticare”.

Il Mediterraneo, specchio della nostra coscienza

La tragedia dei naufragi continua a scuotere le coscienze. Secondo le ong, solo negli ultimi mesi sono oltre mille i morti nelle traversate verso l’Europa. I dati ufficiali restano incerti: tanti corpi non vengono mai recuperati, molti nomi restano sconosciuti. Eppure, come ha ricordato don Mattia, “la salvezza viene da Dio e si manifesta in chi dona se stesso”. Solo così, forse, il mare potrà restituire un briciolo di giustizia a chi non ce l’ha fatta.

(Foto dal profilo Facebook di don Mattia Ferrari)

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