Bolzano, 27 gennaio 2026 – In Val di Funes, provincia di Bolzano, il Comune di Funes ha deciso: da maggio a novembre 2026 l’accesso alla famosa chiesa di Santa Maddalena sarà limitato. La meta amata da turisti e appassionati di fotografia dovrà fare i conti con le proteste dei residenti, esasperati da traffico e parcheggi occupati dai visitatori. Una scelta che arriva dopo anni di scontri tra la comunità locale e l’invasione turistica, spinta soprattutto dalla popolarità della valle sui social.
Val di Funes travolta dal turismo: tra Instagram e caos in strada
La Val di Funes, con le sue casette alpine ai piedi delle Odle, è diventata in pochi anni un vero e proprio fenomeno virale. Le foto delle sue chiese – soprattutto Santa Maddalena e San Giovanni di Ranui – hanno fatto il giro del mondo, grazie soprattutto a Instagram. “Abbiamo superato il limite”, ha detto il sindaco Peter Pernthaler ai giornali locali, spiegando che gruppi di turisti, spesso da Cina e Giappone, arrivano in massa solo per scattare qualche foto e poi ripartire. “Non portano nulla di buono, se non i rifiuti che lasciano dietro di sé”, ha aggiunto con un filo di amarezza.
Il problema non è nuovo. Già nel 2022, il proprietario del prato attorno a San Giovanni di Ranui aveva messo un tornello a pagamento per gestire il flusso. Ma la pressione è cresciuta ancora, spinta dalla fama internazionale della valle, accentuata da un curioso episodio: nel 2005, la chiesa di Santa Maddalena era finita sulle schede SIM di un operatore cinese, diventando un’icona.
Accesso vietato ai turisti: solo residenti e ospiti potranno passare
Da maggio, una barriera bloccherà la strada verso la chiesa di Santa Maddalena e alcune case: potranno entrare solo residenti e ospiti degli hotel. I turisti dovranno lasciare l’auto in un parcheggio dedicato. Quando sarà pieno – spiega Pernthaler – le auto saranno indirizzate verso aree più in basso. Non ci sarà un sistema di prenotazione; la sosta costerà di più, con la tariffa giornaliera che salirà dagli attuali 4 euro, per scoraggiare chi si ferma poco e fa turismo “mordi e fuggi”.
Il Comune parla anche con Chiusa per organizzare un servizio navetta che colleghi i parcheggi lontani al centro della frazione. “La strada è stretta”, ha ricordato Pernthaler a Il Dolomiti, “dobbiamo fare in modo che residenti e turisti si muovano senza restare bloccati nel traffico”.
Tra accoglienza e tutela: un equilibrio difficile da mantenere
Il sindaco stima che in una sola giornata possano arrivare fino a 600 visitatori. Un numero pesante per una comunità piccola come quella di Funes. Ma la valle non vuole rinunciare al turismo: “Da decenni siamo famosi nel mondo per la nostra bellezza”, ha ammesso Pernthaler, “e sappiamo che arrivano persone da ogni parte del mondo”.
Spostare la barriera al centro di Santa Maddalena non significa chiudere le porte ai turisti, ma cercare un equilibrio tra chi vive qui e chi arriva per scattare la foto di rito e poi ripartire. “Serve ordine”, ha ribadito il sindaco, “per chi abita e per chi viene”.
Dolomiti sotto pressione: il rischio delle Olimpiadi
Il caso di Val di Funes è solo un esempio di quello che accade in tutto l’arco dolomitico: le comunità locali devono fare i conti con un turismo sempre più intenso. E con le Olimpiadi Invernali in arrivo tra due anni, la preoccupazione è che l’ondata di visitatori possa diventare insostenibile per i piccoli centri di montagna.
Per ora, a Funes si punta su regole più rigide e su un controllo attento degli accessi. Solo così – forse – la valle potrà tornare a respirare al suo ritmo lento, quello che l’ha resa famosa molto prima che arrivassero i social network.