Abbandoniamo la vita frenetica: otto anni di avventure in barca a vela con i nostri figli

Brighton, 13 gennaio 2026 – Una famiglia inglese ha deciso di cambiare radicalmente vita, lasciando dietro di sé la routine quotidiana per inseguire il vento e l’orizzonte. Nel 2017, Irenka Wood e i suoi tre figli – Rowan, dieci anni all’epoca, Darroch, sette, e il piccolo Yewan, cinque – hanno salutato la loro casa a Brighton, venduto il vecchio Mazda Bongo, chiuso la falegnameria di famiglia e messo in affitto l’appartamento. Poi, con pochi bagagli e qualche strumento musicale, sono partiti per la Grecia. Ad aspettarli c’era Alan, detto Woody, padre e co-skipper, impegnato a preparare la barca per un viaggio intorno al mondo.

Lasciare tutto per il mare: una scelta meditata

Non è stato un salto nel buio. “Avevamo la sensazione che la vita ci stesse scivolando via”, ha raccontato Irenka a chi le chiedeva perché avessero fatto questa scelta. La famiglia Wood aveva bisogno di una pausa dal ritmo frenetico della città, da un lavoro che lasciava poco spazio ai sogni. Così, dopo mesi di preparativi, hanno preso l’essenziale: qualche vestito, due chitarre, un ukulele e un violino. Senza dimenticare il materiale per l’istruzione dei bambini – libri per il homeschooling, un set di scacchi, forbici per tagliare i capelli e l’orsacchiotto preferito di Yewan.

Preveza e la “Mothership Adrift”: la nuova casa galleggiante

Ad accoglierli a Preveza, piccolo porto sullo Ionio, c’era Woody. Era alle prese con gli ultimi ritocchi sulla loro nuova casa galleggiante: una Amel Super Maramu di 53 piedi, comprata usata e ribattezzata “Mothership Adrift”. Una ketch, cioè una barca a vela con due alberi. “Abbiamo passato settimane a sistemare ogni dettaglio”, ha spiegato Alan. “Volevamo essere sicuri che tutto fosse a posto prima di salpare”.

Un giro del mondo con i figli a bordo

L’obiettivo era chiaro: fare il giro del mondo insieme. “Non volevamo solo viaggiare”, ha confidato Irenka, “ma vivere davvero con i nostri figli, imparare qualcosa ogni giorno”. La scuola? A bordo. Le lezioni si svolgevano tra una traversata e l’altra, con i bambini impegnati tra libri, musica e partite a scacchi. “Non è sempre facile”, ha ammesso Rowan, oggi diciottenne. “Ma vedere il mondo dal ponte della nostra barca vale ogni sacrificio”.

Le sfide e le piccole vittorie di ogni giorno

La vita in mare non è semplice. Tempeste improvvise, riparazioni continue, spazi stretti da condividere. Eppure, come racconta Darroch, “ogni giorno c’è qualcosa che ci sorprende”. Dal pesce pescato all’alba alle notti passate ad ascoltare il vento tra le sartie. “Abbiamo imparato a fidarci l’uno dell’altro”, spiega Irenka. “E a trovare gioia nelle piccole cose”.

Un’esperienza che cambia la prospettiva

Oggi i Wood continuano a navigare, alternando periodi in mare a brevi soste nei porti del Mediterraneo e oltre. La loro storia ha ispirato tanti altri – famiglie e singoli – che sognano una vita diversa. “Non serve essere ricchi o esperti marinai”, dice Alan. “Serve solo il coraggio di partire”.

Viaggiare lento: la nuova tendenza che cresce

Negli ultimi anni, secondo la britannica Cruising Association, sono aumentate le famiglie che scelgono la barca come casa. Un fenomeno che coinvolge anche l’Italia: nel 2025 si stimano oltre 300 famiglie che vivono su imbarcazioni tra Mediterraneo e Caraibi. “La pandemia ha accelerato questa tendenza”, spiegano gli esperti del settore nautico. “Molti cercano una vita più semplice e vera”.

Il futuro dei Wood: nessuna fretta di tornare

Per ora, i Wood non pensano a tornare a terra per sempre. “Ogni porto è una scoperta”, racconta Irenka. “E ogni giorno impariamo qualcosa su noi stessi”. La loro storia – fatta di scelte coraggiose e gesti semplici – racconta un modo diverso di vivere il viaggio: non come fuga, ma come ricerca continua di libertà e consapevolezza.

Come ripete spesso Woody ai figli, quando il sole cala sulla baia: “Il mondo è grande abbastanza per chi ha voglia di esplorarlo”.

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