Antigua: la corsa annuale che non puoi perdere

Las Palmas, 5 gennaio 2026 – Due superyacht agli antipodi, diversi per stile e costruzione, ma con un obiettivo comune: attraversare l’Atlantico in regata, veloci e in sicurezza. È questa la sfida centrale della RORC Transatlantic Race 2026, che prenderà il via dalle Canarie l’11 gennaio. Tra i protagonisti spiccano la Baltic 111 Raven e la Swan 128 Be Cool, due imbarcazioni che rappresentano le nuove frontiere della vela d’altura.

Raven e Be Cool, due modi diversi di affrontare l’Atlantico

Da un lato c’è Raven, 34 metri di pura tecnologia, firmata da Botin Partners e realizzata da Baltic Yachts. Una barca leggera per le sue dimensioni, con foil laterali regolabili e dieci tonnellate di zavorra d’acqua. Dall’altro la Swan 128 Be Cool, disegnata da German Frers: 36 metri di eleganza e potenza, pensata per unire crociera oceanica, comfort per l’armatore e prestazioni in regata.

Il percorso della regata si snoda su 2.995 miglia nautiche, da est a ovest, fino ad Antigua. Sono ventuno le barche al via, ma proprio queste due attirano l’attenzione degli addetti ai lavori. Il sistema di handicap IRC cercherà di mettere tutto in equilibrio, ma il duello tra Raven e Be Cool resta il vero punto focale della gara.

Raven: tecnologia spinta e prime sfide serie

Per Klabbe Nylof, project manager di Raven, questa sarà la prima transatlantica competitiva della barca. “Abbiamo già navigato per lunghe tratte e spinto la barca al limite, ma una regata come questa è un’altra cosa”, racconta Nylof. “Serve costanza, resistenza, capire come tutto si comporta sotto pressione per giorni”.

Raven ha già toccato i 30 nodi di velocità massima e può mantenere una media tra i 25 e i 27 nodi per lunghi tratti. “L’idea iniziale dell’armatore non era avere una barca da regata pura”, spiega Nylof. “Voleva un superyacht moderno, veloce ma robusto. Siamo rimasti sorpresi dall’efficienza raggiunta quando abbiamo iniziato a navigarla sul serio”.

A bordo un equipaggio esperto: skipper è Damien Duchon, navigatore Will Oxley, mentre Brad Jackson, il capo equipaggio, ha scelto velisti con migliaia di miglia alle spalle. “Non arriviamo qui pensando di sapere tutto”, ammette Nylof. “Questa regata serve a imparare, testare l’affidabilità e capire fin dove può spingersi Raven”.

Be Cool: comfort, tradizione e lavoro di squadra

Se Raven è l’avanguardia tecnica, Be Cool propone una visione più tradizionale ma altrettanto competitiva dell’Atlantico. “Sarà la prima regata vera per Be Cool, ma il progetto ha già esperienza”, dice il boat captain Luca Serra. “Abbiamo navigato più di 5.000 miglia, dalla Finlandia al Mediterraneo. Ora è il momento di metterci alla prova in offshore”.

Serra conosce bene la filosofia Swan: prima era a bordo della Swan 98 Be Cool, ora guida questa versione evoluta. “Il layout interno è invertito: l’armatore sta a prua, l’equipaggio a poppa. Abbiamo tolto lo strallo di poppa strutturale e aggiunto un fiocco autovirante. L’obiettivo è rendere la barca più semplice e sicura anche per l’armatore”.

Be Cool non usa zavorra d’acqua: punta sul peso, il piano velico e la carena per andare forte. La velocità massima si aggira intorno ai 17-18 nodi, ma in oceano conta la media. “Riusciamo a tenere i 12 nodi di media e fare giornate da 350 miglia”, spiega Serra.

Due filosofie diverse, lo stesso handicap

Il sistema IRC assegna a Raven oltre 700 secondi per ora di penalità rispetto a Be Cool: un dato che mostra quanto queste due barche siano diverse. Anche gli equipaggi riflettono due modi di vedere le cose. “Vogliamo mantenere lo spirito di una barca tra amici”, racconta Serra. “Ci saranno quattro o cinque professionisti veri, ma niente team di star. Qui conta la coesione”.

A bordo si alternano tre turni da cinque persone ciascuno, con routine precise. “Buoni turni, comunicazione chiara e abitudini solide valgono più dell’aggressività pura su 3.000 miglia”, sottolinea Serra.

La vera sfida: gestire barca e persone

Quello che accomuna Raven e Be Cool è la natura stessa della RORC Transatlantic Race: non una corsa in linea retta, ma una prova di gestione del meteo, delle vele e delle persone per giorni e notti in oceano aperto. “Questa regata mette tutto a nudo”, riflette Nylof. “Conta come tieni la barca, i sistemi e l’equipaggio: è questo il vero banco di prova”.

Serra aggiunge: “Attraversare l’Atlantico in compagnia, in una regata vera, ha senso. È più sicuro, più stimolante e più importante che farlo da soli. Qui impari davvero cosa può fare una barca”.

In fondo, Raven e Be Cool sono le due anime della vela oceanica moderna: innovazione estrema contro tradizione raffinata. Ma entrambe hanno lo stesso traguardo in mente: arrivare ad Antigua dopo quasi 3.000 miglia di Atlantico, con la consapevolezza di aver affrontato – e vinto – la sfida più autentica della vela d’altura.

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