Battaglia legale per il ritorno della America’s Cup

Napoli, 23 febbraio 2026 – Un esposto ufficiale consegnato al Procuratore Generale di New York potrebbe rivoluzionare la storia dell’America’s Cup, la regata velica più antica del mondo, oggi al centro di un acceso scontro legale che mette in discussione le sue stesse regole. Il 12 febbraio, John Sweeney, avvocato e appassionato di vela, ha presentato una denuncia alla Charities Bureau, denunciando “gravi violazioni” del Deed of Gift, il documento che da più di un secolo regola la competizione.

America’s Cup in bilico: la battaglia sulle regole

Secondo Sweeney, la Royal New Zealand Yacht Squadron (RNZYS), che detiene la Coppa e ne è il custode, avrebbe apportato cambiamenti importanti senza il via libera scritto del Procuratore Generale di New York o di un giudice. “Non è legale, e non lo permetteremo”, ha detto Sweeney, accusando il club neozelandese di aver tradito lo spirito originale della gara. Tra le contestazioni più forti: l’eliminazione dei certificati di stazza obbligatori, l’uso di sistemi a batteria e comandi elettronici al posto della sola forza del vento, e l’adozione di barche foiling che non rispettano le misure storiche di lunghezza, larghezza e pescaggio stabilite dal Deed.

Quando il business mette a rischio la tradizione

Al centro della polemica c’è un cambiamento nella gestione: secondo Sweeney, la America’s Cup Partnership (ACP) avrebbe sostituito i tradizionali circoli velici con società a scopo di lucro, imponendo ai futuri vincitori regole decise dal RNZYS. “La Coppa appartiene ai paesi, ai club e ai velisti, non a un gruppo di affari”, ha spiegato l’avvocato. Il Deed of Gift stabilisce chiaramente che ogni modifica alle regole di base deve essere approvata dal Procuratore Generale di New York, dato che si tratta di un trust caritatevole permanente.

Il piano per tornare alle origini

Per riportare la gara sui binari originari, Sweeney ha incaricato il progettista navale Julian Everitt di disegnare una nuova classe monotipo di 90 piedi di lunghezza al galleggiamento, che rispetti le regole del Deed. L’idea è di schierare equipaggi di 30 persone, con regole rigorose sulla nazionalità di barche e velisti, e innovazioni tecniche che non stravolgano i parametri storici. “Voglio che la prossima America’s Cup si corra su vere barche a vela, spinte soltanto dal vento e dalla forza dell’uomo”, ha detto Sweeney.

La mossa di New York: cosa può succedere

Adesso spetta al Procuratore Generale decidere come muoversi: potrà intervenire da solo senza passare dal tribunale, avviare un’inchiesta sull’esposto, partecipare alla causa come parte interessata o non fare nulla. È un caso particolare: nessuno può intentare cause private né cambiare le regole senza l’ok scritto dell’ufficio legale di New York.

Napoli nuova casa dell’America’s Cup, ma gli USA restano a guardare?

Intanto, il calendario della 38ª America’s Cup è già fissato. Dopo il rifiuto di Barcellona per l’edizione successiva al 2024, la regata si sposterà a Napoli. I challenger si sfideranno in primavera, mentre la finale è prevista tra il 10 e il 18 luglio 2027. Tra i team iscritti ci sono Emirates Team New Zealand (difensore), Athena Racing (Gran Bretagna), Luna Rossa (Italia), Tudor Team Alinghi (Svizzera) e K-Challenge (Francia). La finestra per iscriversi si chiude il 31 marzo 2026.

Un fatto storico potrebbe però segnare questa edizione: se nessun team statunitense si iscriverà entro la scadenza, sarà la prima volta in 175 anni che gli Stati Uniti restano fuori dalla competizione. Le prime regate preliminari sono in programma dal 21 al 24 maggio a Cagliari, in Sardegna; altre tappe saranno annunciate a breve.

Tradizione contro innovazione: la sfida è aperta

Questa vicenda riporta al centro il confronto tra innovazione tecnologica e rispetto delle radici storiche della Coppa. “New York vuole difendere il suo patrimonio”, ha sottolineato Sweeney. Ma la partita – tra tribunali e barche – è appena cominciata.

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