Milano, 23 febbraio 2026 – Nel cuore di Milano, un gruppo di attivisti ha dato vita oggi a una protesta sotto lo slogan “Olympics No Thanks”. Il motivo? Il loro no deciso all’uso di fondi pubblici per costruire i nuovi impianti delle Olimpiadi invernali 2026. Il loro dubbio è chiaro: questi soldi porteranno davvero benefici a lungo termine? La manifestazione, iniziata intorno alle 15 in piazza della Scala, ha raccolto circa 200 persone, secondo la Questura. Gli organizzatori sostengono che quei miliardi sarebbero stati più utili se destinati a settori come sanità e istruzione.
Fondi pubblici in gioco: sanità e scuola prima di tutto
“Non siamo contro lo sport, ma le priorità del Paese sono altre”, ha detto al megafono Giulia Rinaldi, la voce del movimento. I manifestanti hanno sventolato cartelli con scritte come “Ospedali non stadi” e “Scuole, non piste da sci”, chiedendo un cambio di rotta nell’uso dei soldi pubblici. Secondo i dati forniti dagli attivisti, il costo totale delle opere supererebbe i 3 miliardi di euro. Una cifra che, dicono, avrebbe potuto rafforzare servizi essenziali, messi a dura prova negli ultimi anni.
Energia verde, tra promesse e dubbi
Dal comitato organizzatore arriva la risposta alle critiche: le Olimpiadi saranno alimentate da elettricità rinnovabile certificata, fornita da Enel grazie alle garanzie di origine. “Abbiamo scelto una strada sostenibile, puntando su energia pulita per ridurre l’impatto ambientale”, spiegano in una nota. Ma i contestatori non si fidano. Per il collettivo “Olympics No Thanks” queste garanzie “non cambiano il mix energetico dell’Italia” e rischiano di essere solo un trucco contabile. “Le garanzie di origine non modificano davvero le emissioni”, insiste Rinaldi.
La protesta si svolge senza tensioni
La manifestazione è filata liscia, senza incidenti. La Digos ha seguito il corteo da lontano, limitandosi a sorvegliare gli ingressi laterali. Verso le 18 la piazza si è svuotata lentamente. Passanti curiosi si sono fermati a guardare, qualcuno ha scattato foto con il cellulare. “È giusto discutere su come si spendono i soldi pubblici”, ha commentato un anziano residente di via Manzoni. Una giovane studentessa ha aggiunto: “Non so se servano davvero tutti questi impianti nuovi”.
Il dibattito resta aperto
Il confronto tra chi sostiene e chi si oppone alle Olimpiadi continua anche fuori dalla piazza. Nei prossimi giorni sono attesi incontri tra il movimento e i consiglieri comunali. Il sindaco di Milano, Marco Sala, ha detto: “Ascolteremo tutte le voci, ma crediamo che l’evento porterà benefici duraturi alla città”. Gli attivisti restano però cauti: “Non vogliamo vedere cattedrali nel deserto”, hanno ribadito in serata.
La questione dei fondi pubblici per grandi eventi resta un tema caldo a Milano. Oggi, però, la protesta si è chiusa senza tensioni, con qualche striscione lasciato sulle panchine e le voci dei manifestanti che si sono lentamente spente sotto le luci della sera.